Via don Luigi Sturzo (finalmente grazie al progetto Fata oggi il quartiere ha la sua toponomastica), una microdiscarica all'inizio della strada e intorno ancora il decoro di una recente pulizia straordinaria eseguita dal Comune. 5 corpi di fabbrica e 110 alloggi popolari in uno stato di degrado talmente avanzato da essere alla base di gravi condizioni igienico - sanitarie e di seri pericoli e minacce per la sicurezza urbana e l'incolumità pubblica.

Ecco come si presenta il comparto 6 di Arghillà, quartiere critico della periferia nord di Reggio Calabria che, per queste ragioni, sarà presto sgomberato. Le famiglie dovranno lasciare le case.

Lo ha messo nero su bianco, obbligato a farlo quando la tutela della salute e della sicurezza lo richiedano, il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. La signora, che da anni torna a casa dopo avere comprato il pane, lo sa perchè non si parla d'altro negli ultimi giorni. Abbassa lo sguardo per un attimo e poi, rialzandolo, dice: «E se non ci danno un’altra casa, noi dove andiamo?».

Un interrogativo che sta preoccupando molto le famiglie. Qualcuno mostra la sua indignazione e afferma che non andrà via. Nessuno pare avere intenzione di prevenire lo sgombero andandosene spontaneamente e quando avverrà c'è qualcuno che, reiterando evidentemente condotte illecite, opterà per "un trasloco" al rione Marconi. Qui, nonostante la recente inaugurazione di un parco urbano che ha riqualificato le pertinenze, gli alloggi popolari non sono certo in mano alle Istituzioni.

«Noi dove andiamo?». Risuona la domanda e la risposta esigerà il rigore di discernere tra le situazioni di queste famiglie, salvaguardando fragili, minorenni, nuclei in stato di effettiva indigenza, individuando chi potrebbe permettersi un affitto oppure chi risulti assegnatario di alloggio altrove. Certo la questione è comunque estremamente delicata perchè parliamo di persone e dell'ambiente che negli ultimi quindici anni è stato la loro casa. Anche senza titolo. Anche senza agibilità. La loro casa. Seppure inadeguata a garantire sicurezza e salute. Dunque occorre certamente intervenire per ristabilire ordine e legalità. E il cambiamento, per quanto necessario e urgente, sarà difficile e forse anche doloroso.

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