'Ndrangheta stragista, Graviano: «I pentiti dicono cose non vere»

Graviano è accusato insieme a Rocco Filippone di essere tra i mandanti degli agguati ai carabinieri Fava e Garofalo. Finora ha scelto non partecipare alle udienze

di Redazione
23 gennaio 2020
16:51
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Giuseppe Graviano
Giuseppe Graviano

Giuseppe Graviano, boss di Cosa nostra del quartiere palermitano di Brancaccio, ha risposto stamani in videoconferenza alle domande del Procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, nell'ambito del processo 'Ndrangheta stragista in corso a Reggio Calabria davanti la Corte d'Assise, presieduta da Ornella Pastore.

Graviano, già condannato all'ergastolo, è imputato insieme al boss della 'ndrangheta Rocco Santo Filippone di essere stato tra i mandanti degli agguati ai carabinieri in provincia di Reggio Calabria, in uno dei quali furono uccisi i sottufficiali Antonino Fava e Vincenzo Garofalo mentre pattugliavano l'autostrada Salerno-Reggio Calabria all'altezza dello svincolo di Scilla.

Graviano, difeso dall'avvocato Giuseppe Alosio, del Foro di Reggio Calabria, ha detto di avere scelto finora di non partecipare alle udienze perché non aveva avuto il tempo di leggere i contenuti delle deposizioni dei collaboratori di giustizia. Il boss di Cosa nostra ha detto che i pentiti «hanno detto cose non vere» sul ruolo avuto dallo stesso Graviano nelle stragi verificatesi tra il 1992 e il 1994.

Alla domanda del procuratore Lombardo sui motivi che lo hanno indotto finora a non chiedere di essere interrogato, Giuseppe Lombardo, Graviano ha risposto: «Per non disturbarla».

Graviano inoltre ha affermato di avere letto l'ordinanza del processo Ndrangheta stragista, dicendo che «all'interno ci sono cose che non sono vere».

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