‘Ndrangheta, un regolamento di conti dietro l’omicidio Canale a Reggio Calabria

VIDEO-FOTO | Nel novembre scorso erano stati arrestati gli esecutori materiali, killer vibonesi assoldati dalla cosca reggina. Nell’odierna operazione in manette i mandanti

mercoledì 25 luglio 2018
09:28
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Nella mattinata odierna i Carabinieri dei Comandi Provincialidi Reggio Calabria e di Vibo Valentia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, Antonino Foti, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia diretta dal Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, nei confronti di 3 persone, ritenute responsabili, in concorso tra loro e con altri indagati– già colpiti da analogo provvedimento nell’ambito del medesimo procedimento penale – dei delitti di omicidio, detenzione e porto di armi clandestine e da guerra, ricettazione, commessi con l’aggravante del metodo e delle finalità mafiose. I destinatari della misura sono Antonino Crupi 35 anni, di Reggio Calabria, Giuseppe Germanò 48 anni di Reggio Calabria e Diego Zappia 33 annidi Oppido Mamertina. Il provvedimento odierno costituisce l’esito di un ulteriore approfondimento investigativo condotto dai militari dei Nuclei Investigativi di Reggio Calabria e Vibo Valentia che, sotto il coordinamento del Procuratore Aggiunto Giuseppe Lombardo e del Sostituto Procuratore Sara Amerio, ha consentito di individuare negli odierni indagati, appartenenti o legati alla cosca reggina “Condello-Chirico”, gli ulteriori responsabili dell’omicidio di Giuseppe Canale, avvenuto a Gallico il 12 agosto 2011.

Le indagini

In una prima fase le indagini sull’omicidio avevano già condotto, lo scorso 10 novembre, all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei materiali esecutori, Cristian Loielo, Nicola Figliuzzi e Salvatore Callea, e dei mandanti Filippo Giordano, Domenico Marcianò e Sergio Iannò. Già dalle prime battute, le risultanze investigative avevano consentito di collocare il grave fatto di sangue nell’ambito di un regolamento di conti interno alla consorteria criminale. A confortare l’assunto erano intervenuti, nell’ambito delle indagini avviate per la ricostruzione dei gravi fatti inerenti ad una cruenta faida di ‘ndrangheta consumatasi a cavallo del 2011 e del 2012 nel territorio vibonese, gli esiti di ulteriori attività tecniche e soprattutto le dichiarazioni convergenti di più collaboratori di giustizia, che incidentalmente hanno fornito chiari e precisi elementi conoscitivi anche riguardo all’omicidio di Gallico.

Le dichirazioni dei collaboratori di giustizia

Nel corso dell’odierno supplemento investigativo, si sono rivelate determinanti le dichiarazioni rese dai collaboratori all’indomani degli arresti dello scorso novembre, con particolare riferimento a quelle rilasciate da uno degli esecutori materiali, Nicola Figliuzzi. Dal complesso dei contenuti dichiarativi emergeva come la vittima fosse divenuto personaggio scomodo al gruppo di ‘ndrangheta facente capo a Antonino Crupi e Marcianò Domenico, poiché ritenuto esecutore materiale dell’omicidio – avvenuto il 20.9.2010 – di Domenico Chirico, suocero di Crupi ed elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante nella frazione Gallico.

Nella prima fase delle indagini, i collaboratori hanno fornito precisi elementi sui soggetti che materialmente avevano proposto l’omicidio ai killer, ovvero Callea Salvatore e l’odierno arrestato, Diego Zappia. Nuovi elementi sono emersi, inoltre, sulle modalità con le quali i killer sono stati indirizzati su Giuseppe Canale, soggetto non conosciuto dagli esecutori assoldati per il suo assassinio: si tratta dei nominati Marcianò (già detenuto) e Crupi (destinatario dell’odierna misura) che hanno incontrato i killer, hanno condotto insieme a loro i sopralluoghi sul luogo dell’agguato, hanno fornito una descrizione fisicadella vittima,hanno dato il via all’esecuzione e hanno garantito il supporto logistico prima, durante e dopo l’omicidio.

Tra i mandanti dell’omicidio, infine, insieme a Marcianò Domenico,  Sergio Iannò (anche lui già colpito dalla precedente misura cautelare) e Antonino Crupi figura anche  Giuseppe Germanò, titolare di un negozio di ortofrutta a Gallico, che mise a disposizione degli altri indagati i locali del proprio esercizio pubblico per le riunioni propedeutiche alla consumazione del reato, prendendo parte in prima persona all’ideazione e alla programmazione del grave fatto di sangue.

 

 
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