Si è chiuso con sei condanne e altrettante assoluzioni il primo capitolo giudiziario di una storia che ha visto due ragazze minorenni di Seminara e Oppido Mamertina (in provincia di Reggio Calabria), al centro di un orrore senza fine. Ragazzine abusate e violentate per oltre un anno da un branco di ragazzi senza scrupoli che le utilizzavano, come evidenziato dagli inquirenti, come oggetti.

Una delle due aveva soltanto 14 anni quando ha subito le violenze, poco più di una bambina. La sentenza del gup del tribunale di Palmi era attesa da tempo: inflitte pene dai 5 ai 13 anni nei confronti dei sei imputati. I condannati sono quasi tutti parenti di esponenti della criminalità organizzata.

Il tema è stato al centro della puntata odierna di Dentro la Notizia, con i contributi esterni a cura di Silvio Cacciatore, Francesca Lagoteta ed Elisa Barresi, che hanno ripercorso la drammatica vicenda con l’avvocato Giovanna Francesca Russo, Garante regionale dei detenuti; con Saveria Cusumano, presidente della rete dei Comitati Pari Opportunità degli avvocati della Calabria; e con Antonio Marziale, sociologo e Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza.

«Bisogna stare dalla parte della giustizia e della legalità – le parole di Cusumano –. È un orrore che scuote le coscienze, le ragazze sono state vittime più volte. Le condanne non sono mai sufficienti, ma è l’unico strumento che abbiamo. L’evoluzione normativa è importante, il legislatore ha più volte emanato leggi a tutela della violenza, ma nonostante questo continuiamo ad assistere a casi continui di violenza. Il fatto che non sia un femminicidio non significa che sia meno grave. Non abbiamo nessuna intenzione di stare in silenzio».

Per Marziale «i minori hanno bisogno di essere protetti. Davanti a un fatto del genere non bisogna avere paura di schierarsi dalla parte delle vittime. Vorrei lanciare un messaggio a chi vuole bene a questi ragazzi: non sarei preoccupato della vicenda processuale, a questi ragazzi farebbe bene un atteggiamento diverso, per aiutarli ad elaborare quello che hanno commesso. Nessuno pretende grandi pene, faccio il tifo affinché la comunità assuma il giusto atteggiamento. Persone sane non vanno a violentare una ragazzina. È agghiacciante leggere le intercettazioni. Abbiamo tutti una responsabilità. La persona abusata è una persona che viene uccisa dentro».

Fondamentale in tal senso il ruolo della garante regionale dei detenuti Russo: «Dobbiamo pacificare le comunità – ha rimarcato – partire dalla sfida dell’educazione civica e dal tema dell’uguaglianza. La donna in contesti mafiosi viene vista come un soggetto inferiore. Siamo un ufficio sempre aperto alla collettività, Procura e magistratura vicini a noi nel combattere il potere mafioso».