Il sindaco di Limbadi Pantaleone Mercuri non nasconde l’amarezza per la mancata presenza della presidente del Consiglio, che questo pomeriggio, alle 17, avrebbe dovuto partecipare all’inaugurazione della nuova caserma dei carabinieri realizzata in un bene confiscato al clan Mancuso. «Io e tutti i limbadesi siamo profondamente delusi dal fatto che la premier Meloni abbia dovuto annullare la visita. L'aspettavamo veramente con grande trepidazione», spiega ai microfoni di LaC News24.

«Purtroppo dobbiamo fare i conti con quanto sta succedendo nel mondo - continua -, ci sono problemi straordinari per quanto riguarda il commercio mondiale, con i dazi imposti dagli Usa, quindi comprensibilmente deve affrontare questa situazione difficile. Lei ha un feeling, un rapporto particolare con Trump, e quindi ha tutta l’opportunità di mediare nell’interesse dell’Europa».
Nonostante la premier non ci sarà, resta in piedi il motivo principale di tutta questa mobilitazione. «Questa è una giornata eccezionale - spiega il sindaco - perché inauguriamo la caserma dei carabinieri in un bene confiscato, evento che ribadisce la presenza dello Stato sul territorio. La villa fu confiscata nel 2005. Poi, negli anni, passò all’associazione San Benedetto Abate di don Ennio Stamile. Con grande disponibilità don Ennio ha accettato di spostare la sede della sua Università antimafia da quell’immobile per consentire di realizzare la caserma dei carabinieri».

È saltata la visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni prevista per oggi nella nostra regione. Con una nota ufficiale, Palazzo Chigi, ha reso noto che la premier è stata trattenuta a Roma per un focus sulle azioni da intraprendere in seguito al varo dei dazi da parte del presidente americano Trump. Meloni non andrà dunque a Limbadi dove era attesa per l’inaugurazione della nuova Stazione dei carabinieri. La cerimonia si svolgerà comunque alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi

A Limbadi ci sarà il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. «Se avrò la possibilità di parlare con lui, di segnalare alcune criticità, chiederò risorse per migliorare un po’ la viabilità, le infrastrutture. Limbadi è un paese che ha le sue contraddizioni, come quasi tutti i paesi della Calabria, dove accanto a persone oneste, laboriose, c'è chi ha scelto un'altra strada. Io lavoro per tutti. Qui ci sono 14 associazioni, tra sportive, culturali, ludiche, che operano sul territorio. Questo è segnale di vivacità sociale. Le persone hanno bisogno di associarsi e di lavorare per il paese. Da parte mia non è mai mancato l'appoggio più concreto».

Eppure per molti, Limbadi rappresenta un luogo simbolo della ‘ndrangheta vibonese, il paese dalla cosca più potente. «Io non ho assolutamente paura di lavorare qui – conclude Mercuri - Sento il rispetto di tutti e fino a questo momento non ho mai subito pressioni di alcun tipo. Sanno che io non sono corruttibile e le mie mani erano, sono e saranno pulite. Prima di diventare sindaco facevo tutt'altro, io sono biologo e mi occupavo di analisi. Però i cittadini mi hanno chiesto di fare quest'ulteriore sforzo, dopo aver dato la mia vita ai malati, ai pazienti, e l'ho fatto volentieri, perché io amo Limbadi e amo tutti i limbadesi».