La mafia nigeriana come la 'ndrangheta. Morte per chi tradisce l’organizzazione

Scovato il manuale segreto dei Maphite che rivela impressionanti somiglianze con la criminalità organizzata calabrese: dalla struttura all’affiliazione, fino alla raccolta di soldi per i detenuti ed all’odio per i pentiti

di C. M.
1 settembre 2019
10:27
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Gerarchie rigide, regole inflessibili e punizioni che arrivano sino alla morte. E poi riti di affiliazione, assistenza alle famiglie dei detenuti e obbligo di versare denaro. Sembrerebbe un classico affresco di una cosca di ‘ndrangheta ed invece riguarda un mondo che appare lontanissimo dalla Calabria. Parliamo dei Maphite, una potentissima mafia nigeriana, le cui regole sono scritte in un vero e proprio manuale, la Green Bible, sequestrata dai poliziotti della Squadra mobile di Torino in un ufficio postale di Roma. Dell’argomento se ne sono occupati diversi Tribunali in Italia, nel corso di processo contro esponenti di questa organizzazione. Su “La Stampa” sono stati resi noti alcuni particolari che consentono un parallelismo nemmeno troppo azzardo con alcuni aspetti della ‘ndrangheta.

Solo africani

I Maphite sono suddivisi in quattro ramificazioni. Divisione che ricorda l’organizzazione dei mandamenti di ‘ndrangheta. «Qualsiasi individuo che desideri farne parte – si legge nel manuale – deve essere della nostra razza africana. Lo deve raccomandare un membro». Anche per i nigeriani c’è un periodo di prova prima di diventare effettivamente un Maphite. Solo dopo 120 giorni vi sarà una votazione per il suo passaggio. Ma quali sono le attività di cui si occuperà? Droga, contract killing, prostituzione, rapine su larga scala, armi. E nessun pensiero riguardante i soldi: quelli vanno sempre bene, da qualunque parte provengano. Le regole sono poche ma semplici: «Non frodare la fratellanza, non essere un informatore, non fare amicizia con nessuno della polizia: tutte queste cose comportano la pena di morte». E se qualcuno ha un familiare coniugato con un poliziotto, non può entrare. Non vi sono i valori morali».

Morte per chi viola il patto di omertà

Uno degli obiettivi maggiormente perseguiti è quello di evitare che gli appartenenti, una volta arrestati, possano parlare con le autorità. «Chi si appella alla legge contro i suoi simili o è un pazzo o è un codardo e deve pagare il grande prezzo per la sua follia a tempo debito. È vigliacco tradire un criminale davanti alla giustizia, anche se i suoi reati sono contro di te». Poi, contrariamente a quel che si dice, nel manuale c’è una norma che pare tranciare qualsiasi tipo di possibile alleanza con mafie di paesi diversi: «Ogni accordo con gruppi di mafie locali italiani viene annientato: noi non abbiamo bisogno di loro per operare in Italia. Possiamo agire da soli per il momento». Evitare i pentiti è, dunque, una priorità: «Violare il codice di omertà può portare all’assassinio dell’informatore».

Il contributo alle famiglie

I capi pensano anche ai più giovani i quali rischiano più degli altri di finire in cella: «Per ognuno di essi che finisce in carcere per la prima volta saranno stanziati 10mila dollari entro 48 ore». Un po’ come succede nella ‘ndrangheta con la cosiddetta “bacinella” dove vengono raccolte le somme per mantenere i parenti delle persone arrestate. E, sempre come avviene nella criminalità organizzata calabrese, esiste un tribunale per chi sgarra. Anche in questo caso la sentenza di morte è definitiva.

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C. M.
Giornalista

Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogl...

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