I pentiti: le 'ndrine sovraordinate pure a Cosa Nostra. Svelato il 'consorzio' delle mafie

«Il 'consorzio', che era riconosciuto dal vertice del crimine nella persona di Antonio Pelle (e dallo stesso Mico Alvaro), serviva a coordinare tutte le attività illecite che si svolgevano sul territorio nazionale». Parole e musica a firma di Antonino Fiume, sentito dal pm Giuseppe Lombardo il 26 gennaio 2015

15 luglio 2016
21:04
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Il pentito spiega di aver appreso che tale struttura di vertice aveva sede a Milano ed era stata costituita nel 1986/87 essendo addirittura sovraordinata alla componente di Cosa Nostra riferibile a Totò Riina e decidendo sui fatti di sangue più importanti, scambiandosi killer secondo le esigenze.

 

Il consorzio superiore a Cosa Nostra e la stagione delle stragi

«Ho avuto modo di apprendere dell'esistenza del "consorzio" direttamente – spiega Fiume – avendo preso parte ad alcune riunione dello stesso destinate a decidere varie azioni criminose, tra le quali l'omicidio dei D'Amico, originari di Montebello Jonico. Intendo precisare che del "consorzio" facevano parte anche Giuseppe e Carmine De Stefano, attraverso i quali io ho preso parte alle riunioni di cui ho parlato prima. Il "consorzio" veniva convocato e prendeva le decisioni che riguardavano le azioni criminose più delicate, tra le quali le operazioni ai danni di appartenenti all'organizzazione di tipo mafioso o relative a soggetti che avevano rapporti con la stessa organizzazione. Per consumare gli omicidi eccellenti si verificavano anche scambi di killer tra le varie strutture criminali consorziate. ...omissis... Tutti gli omicidi di un certo tipo venivano decisi dal "consorzio": ricordo che in tale consesso si parlò anche dell'omicidio da consumare ai danni di Mico Condello, u pacciu. ...omissis... Ho appreso, prendendo parte ad alcune riunioni del "consorzio", che il predetto aveva un ruolo sovraordinato, all'epoca, anche alla componente di cosa nostra riferibile a Totò Riina e quindi ai corleonesi. Tali affermazioni era state fatte da Antonio Papalia e da Jimmy Miano.

Ribadisco che la componente riferibile a cosa nostra faceva capo a Jimmy Miano e Turi Cappello: vi erano anche Angelo "il pazzo" di Catania, un certo Caldarera di Catania e Pierino Liandri. La componente campana di camorra faceva capo al gruppo Ascione, nelle persone di Raffaele Ascione e dei soggetti a lui legati da apporti di parentela. (...)

Anche alcuni appartenenti alla sacra corona unita facevano parte del "consorzio", tra i quali Salvatore Annacondia, molto legato a Vincenzino Zappia, con il quale aveva consumato una rapina, oltre che a Pasquale Gatto e Ciccio Stilo. Sono a conoscenza che Vittorio Canale, essendo molto legato ad Antonio Papalia, faceva parte del "consorzio" con il ruolo di consigliori, pur vivendo in Francia: anche Paolo Martino aveva fatto parte del "consorzio" e nei primi tempi era legato a Rocco Papalia ed a Natino Valle. Il Martino si era poi allontanato da tale organismo in quanto non accettava le logiche che muovevano i componenti del "consorzio", i quali utilizzavano falsi moventi per consumare le azioni criminose, occultando le reali motivazioni. Paolo Martino era invece legato al vecchio modo di agire, senza far ricorso alla "falsa politica della 'ndrangheta". Intendo precisare che la riunione di Monza, di cui ho parlato nel corso del processo Meta, era in realtà una riunione del "consorzio", convocata d'urgenza in quanto era stata programmata l'uccisione di Franco Coco Trovato.

Anche le riunioni con i siciliani svolte in Milano e Nicotera, di cui ho parlato nei precedenti verbali ed originate dalla richiesta di aderire alla strategia stragista dei primi anni novanta, sono riunioni organizzate proprio dalla struttura collegiale di vertice che ho fin qui definito "il consorzio". È opportuno ribadire che l'unico che aveva manifestato l'intenzione di aderire alla strategia stragista era stato Franco Coco Trovato il quale – insieme ai Pesce, ai Mancuso, ai Piromalli ed a Giuseppe De Stefano – aveva partecipato, con ruolo di grande rilievo, alle predette riunioni».

 

Le conferme del collaboratore siciliano

Anche il pentito Salvatore Annacondia, come Fiume, parla di questo consorzio, raccontando qualcosa di molto sul ruolo delle famiglie calabresi: «Mi chiedete se ho mai sentito la parola "Consorzio". Rispondo che la parola "ci sta". E' una grande famiglia. Si tratta di una entità che ha ramificazioni in tutta Italia ed anche all'estero che, almeno fino al 1990, aveva il suo vertice nella famiglia De Stefano/Tegano il cui vertice, a sua volta, era rappresentato da Mimmo Tegano, buonanima. Io sono entrato in contatto con questa entità all'inizio degli anni 80' attraverso il gruppo Flachi legatissimo a Coco Trovato (a partire dal 1985 in poi) operante nella comasina, in cui erano presenti non solo calabresi, ma anche siciliani (catanesi) e pugliesi. ...omissis.... La parola Consorzio era usata raramente ma era usata. Il consorzio era la mamma di tutti i gruppi. Era una realtà che andava oltre la 'ndrangheta e ricomprendeva 'ndrangheta, pugliesi, siciliani, campani. Milano e la Lombardia erano la terra di elezione di questo Consorzio, erano i territori dove andavamo tutti, dove convergevamo tutti. La Lombardia era la succursale della Calabria.

Per fare capire cosa significa Consorzio le dico che, ad esempio, per decidere dell'omicidio delicato quello di ...omissis..., ci riunimmo a Reggio Calabria a casa dell'avv.to Giorgio De Stefano, non presente alla riunione, eravamo io, Domenico Tegano, Franco Coco Trovato e Jimmi Miano catanese. ...omissis....

Insomma quando parliamo del Consorzio, parliamo di una specie di 'ndrangheta allargata a pugliesi, siciliani (non tutti, ovviamente) e campani (non tutti, ovviamente). Dico questo perché il ruolo preponderante lo aveva la 'ndrangheta che era l'organizzazione più potente ed aveva i personaggi più di peso.

Un esempio di quanto vi dico e cioè della funzione del Consorzio è la riunione che si sarebbe dovuta fare (ma non si fece causa la morte del Tegano Domenico) a Reggio Calabria per stabilire una tregua/armistizio fra le famiglie in guerra a Reggio Calabria ed altrove all'interno della 'ndrangheta. A questa riunione ero stato invitato anche io oltre che ad esempio i catanesi di Santapaola. Tenete presente che i Santapaola erano molto legati ai De Stefano come mi disse Domenico Tegano e come ho direttamente constatato. Dovevano partecipare anche esponenti della camorra e quelli della 'ndrangheta del nord, cioè Coco Trovato, Paviglianiti ecc, oltre che i referenti settentrionali dei Condello e cioè dello schieramento opposto ai Tegano – De Stefano».

 

Consolato Minniti

Lacnews24.it
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