Giallo sulla morte dell'ex pentito di 'ndrangheta Domenico Cera

Il cadavere dell'ex collaboratore trovato a bordo della sua auto nel teramano. Si pensa ad un malore, ma sarà eseguita l'autopsia. Fece dichiarazioni sugli omicidi Musella e Costantino

di Consolato Minniti
lunedì 15 aprile 2019
15:38
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L’auto sulla quale viaggiava Cera (fonte: www.veratv.it)
L’auto sulla quale viaggiava Cera (fonte: www.veratv.it)

È giallo sulla morte dell’ex collaboratore di giustizia Domenico Cera. L’uomo, 68 anni, originario della Calabria ma da tempo residente nella zona di Teramo, è stato trovato senza vita all’interno della sua Skoda Felicia nella mattinata di sabato, intorno alle 10.30 sulla SP 15, nel comune di Mosciano Sant’Angelo.

 

Secondo una prima ricostruzione, pare che Cera, giunto in prossimità di una rotonda, sia finito fuori strada per poi colpire un albero d’ulivo. Un’automobilista che passava in quel momento, accortosi dell’incidente, ha allertato i soccorsi. Sul posto sono giunti gli uomini della polizia municipale e dei vigili del fuoco. Ancora da chiarire, però, le cause che lo hanno condotto alla morte. Una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti è che Cera possa aver accusato un malore letale. Ma non si escludono anche altre piste. Il passato di Cera, infatti, racconta di una storia fatta anche di dichiarazioni di un certo peso.

Dal delitto Musella a quello di Angela Costantino

Cera aveva rilasciato propalazioni all’autorità giudiziaria concernenti due fatti di sangue molto importanti, verificatisi a Reggio Calabria.

 

Il primo è quello relativo all’omicidio di Gennaro Musella, l’ingegnere fatto saltare in aria con la propria auto il 3 maggio del 1982. Cera indicò ai magistrati nomi e cognomi di coloro che riteneva responsabili della morte di Musella, facendo riferimento ai rapporti fra la ‘ndrangheta calabrese e Cosa nostra siciliana, nello specifico la cosche De Stefano e quel Nitto Santapaola che, a detta del pentito, avrebbe inviato a Reggio due sicari, nonché fornito il telecomando per l’esplosione dell’autobomba. Marchingegno che sarebbe stato consegnato durante una visita a Catania, dove Cera risultava presente. L’indagine fu conclusa ma non si arrivò mai ad un processo.

 

Il secondo delitto eccellente, per il quale Cera rese dichiarazioni è quello di Angela Costantino, moglie di Pietro Lo Giudice, uno dei 13 fratelli dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta operante nel territorio di Santa Caterina. Cera, assieme ad altri collaboratori di giustizia come Paolo Iannò e Maurizio Lo Giudice, indicò in Salvatore Pennestrì uno degli autori dell’omicidio. Alla base di quel delitto ci sarebbe stato un “accordo di famiglia” per punire una storia extraconiugale di Angela, nel periodo in cui il marito era detenuto. L’omicidio della giovane sarebbe da ricondurre, dunque, alla volontà di vendicare quella che i mafiosi ritennero un’offesa al buon nome della famiglia Lo Giudice. Pennestrì a Bruno Stilo furono condannati poi in via definitiva a 30 anni di reclusione.

Indagini sulla morte di Cera

Gli investigatori, proprio in virtù dell’importanza delle dichiarazioni rese in passato, hanno deciso di vederci chiaro sulla morte di Cera. È stata disposta l’autopsia che dovrà chiarire quali siano state le cause che hanno portato al decesso dell’ex collaboratore di giustizia. Se cioè ci si trovi di fronte ad un malore e dunque a cause naturali, o se, invece, la morte sia addebitabile a qualcosa di diverso.

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
Lacnews24.it
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