Fallimento clinica Tricarico, quella nomina in contrasto con il provvedimento del tribunale

Il decreto emanato dal presidente Paola Del Giudice vieta le nomine di professionisti in rapporti di qualsiasi natura con i giudici titolari dei procedimenti per i quali sono chiamati a svolgere il loro operato. Ma il curatore speciale designato vive e lavora a Paola e come è ovvio è un assiduo frequentatore del palazzo

di Francesca  Lagatta
martedì 11 dicembre 2018
12:08
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Il tribunale di Paola
Il tribunale di Paola

Per le centinaia di creditori della clinica Tricarico di Belvedere Marittimo sono ore di ansia e di attesa. Tra due giorni, il 13 dicembre 2018, in un'aula del tribunale di Paola il giudice Marta Sodano, in merito al fallimento della società Istituto Ninetta Rosano Srl, dovrà decidere sul progetto di stato passivo, cioè, dovrà accettare o meno le richieste di danaro avanzate dai legali di ogni singolo creditore. Non sarà però una sorpresa appurare che a fronte di debiti da svariate decine di milioni di euro, i fondi dai quali attingere potrebbero non soddisfare nemmeno un quinto delle domande. Il terribile sospetto è che tantissimi creditori potrebbero rimanere a bocca asciutta. Molti, ma non tutti. E tra i "fortunati" potrebbero esserci i soliti noti.

Ma per capire come ci si arriva all'ennesima controversia di questa annosa vicenda, bisogna andare indietro di qualche mese.

Il fallimento nonostante gli aiuti

La società titolare della clinica per anni, anzi fino a un mese e mezzo falla sentenza di fallimento, ha goduto di numerosi privilegi, come quando nel giugno scorso l'allora commissario ad acta alla sanità Massimo Scura concedeva in pieno dissesto economico l'accreditamento sanitario a una società inattiva da sette anni, l'Istituto Ninetta Rosano Srl, appunto, che a fine 2010 aveva ceduto il passo alla Casa di Cura Tricarico Rosano Srl, la nuova società facente capo a un altro componente di famiglia, che si era messo in testa di pagare il canone di locazione alla vecchia impresa per ripianare i numerosi debiti.

Le cose, poi, sono andate diversamente da come prevedevano i piani. I debiti sono aumentati e con la nuova intestazione le cose non sono migliorate. Il fallimento dell'istituto Ninetta Rosano Srl viene sancito il 17 luglio 2018 e la nuova società, che nel frattempo ha ceduto tutti i crediti diventando una scatola vuota, non naviga in una situazione economica confortante.

Ma con la mossa di sostituire in extremis la società, grazie al benestare di Scura i tfr di 204 dipendenti li pagherà la collettività mediante il fondo di solidarietà Inps a causa del sopraggiunto fallimento, e non la società che li teneva assunti fino a un mese e mezzo prima della sentenza. Tutte azioni evidentemente consentite anche con un concordato in corso che è solo un tentativo di rinviare un fallimento annunciato da tempo, di cui il tribunale era pienamente a conoscenza.

La presunta gestione scellerata del patrimonio

Nella primavera scorsa alcune inchieste giornalistiche hanno portato alla luce una presunta gestione scellerata dei fondi, poiché mentre la clinica vedeva già il baratro, i dirigenti medici della famiglia Tricarico non solo continuavano a percepire stipendi da capogiro ma intascavano anche consulenze extra, non meglio specificate, per centinaia di migliaia di euro. Dai conti si evidenzia, inoltre, come alcune spese private venivano pagate dai conti correnti riconducili alla struttura sanitaria. Tra queste, la retta universitaria di Fabrizio Tricarico.

Il controverso ruolo di Fernando Caldiero

Il commercialista cetrarese Fernando Caldiero è una figura chiave della vicenda, il cui ruolo a un certo punto ha destato così tanto imbarazzo da costringerlo a rassegnare le dimissioni. Sono sempre le inchieste giornalistiche a portare alla luce fatti e misfatti che fanno emergere una duratura sinergia con il tribunale paolano, il quale dal punto di vista professionale sembra prediligerlo in diverse occasioni. Basti pensare che Caldiero ha prima curato i conti della Clinica Tricarico, con cui intrattiene rapporti lavorativi dal 1993, poi lo stesso è stato chiamato dal tribunale a curare la fase del pre-concordato, con cui i Tricarico speravano di scongiurare il fallimento. Il tribunale dunque non ha tenuto conto dei rapporti che legano il professionista alla famiglia di imprenditori della sanità privata. La nomina da parte dell'ente presieduto da Paola Del Giudice è del 16 novembre 2016, confermata il 17 agosto 2017 in occasione dell'apertura della fase del concordato.

Il 16 marzo 2018, sotto pressione per le notizie circolate sul suo conto circa i rapporti stretti con i Tricarico e privilegiati con il tribunale, Caldiero rassegna le dimissioni.

Il decreto del presidente del tribunale

Non sappiamo se la vicenda di Caldiero c'entri effettivamente qualcosa, ma sappiamo con assoluta certezza che la dottoressa Paola Del Giudice, presidente del tribunale paolano, qualche settimana più tardi, precisamente il 27 giugno 2018, decide di fare ordine e ridare credibilità all'ente che presiede, così emana un decreto da prendere a modello, al cui oggetto recita "ipotesi di incompatibilità di curatori fallimentari e degli altri organi di procedure concorsuali".

Il provvedimento, in sostanza, vieta categoricamente la nomina di professionisti che sono stati alle dipendenze o hanno prestato la loro opera professionale a favore della ditta fallita oppure che hanno rapporti di assidua frequentazione con i magistrati appartenenti all'ufficio giudiziario che conferisce l'incarico. In altre parole, se questo documento fosse esistito anche due anni prima, Caldiero non sarebbe mai diventato commissario né per il pre-concordato né per il concordato.

Provvedimento inutile?

Passano pochi giorni e la sezione fallimentare del tribunale di Paola emette l'ormai nota sentenza. I creditori si fanno avanti e le richieste si moltiplicano. Ma a chiedere il conto è anche Fernando Caldiero, che, com'è suo diritto, chiede il pagamento per le prestazioni lavorative effettuate durante il suo mandato, che, ricordiamo, comincia il 16 novembre 2016; € 788,030.73, è scritto accanto al suo nome sulla colonnina a sinistra del progetto di stato passivo, ma leggendo la nota di fianco si intuisce essere una cifra fuorviante, dal momento che Caldiero dovrà cedere parte della somma ai colleghi Pasquale Di Martino e Giuseppe Castellano, anche se la sostanza non cambia. La spartizione della cifra avverrà in modo proporzionale e a giudicare dal fatto che a Castellano verranno riconosciuti quattro mesi di lavoro e che Di Martino ottiene la nomina di commissario del pre-concordato cinque mesi dopo Caldiero, a quest'ultimo potrebbero finire in tasca circa 400mila euro, in via di privilegio, cioè con priorità sugli altri creditori, e addirittura in prededuzione, cioè immediatamente dopo l'eventuale accettazione del giudice. Favore non concesso neppure ai 204 dipendenti della clinica, che dell'intera vicenda sembrano essere le uniche vittime.

Ed è proprio qui, dicevano, che il provvedimento del presidente del tribunale contraddice se stesso, poiché la stessa dottoressa Del Giudice il 21 novembre 2018 nomina un curatore speciale, il cui compito è esprimere un parere sulle domande di insinuazioni al passivo presentate dai soli commissari giudiziali. Tale compito, che oltretutto poteva non era essere assegnato in quanto non obbligatorio o assegnato a un commercialista, viene affidato a Claudio Pio Acri, avvocato paolano che esercita la sua professione a Paola, appartenente al foro paolano, di cui fa parte anche Vito Caldiero, fratello di Fernando, ex presidente dell'Ordine degli avvocati del foro di Paola.

La nomina, stante il decreto del giugno precedente, garantirebbe quindi che Acri non conosca o non abbia mai avuto a che fare con i giudici della sezione fallimentare del tribunale di Paola, tanto meno con Fernando Caldiero, anch'egli assiduo frequentatore del palazzo di rione Giacontesi.

Sia chiaro, il suo parere non è affatto decisivo, la decisione finale spetta al giudice Sodano, ma appare decisamente in contrasto con il provvedimento n° 26 del 2018. Tanto per aggiungere un altro tassello polemico a una vicenda che sin dal principio lascia una serie di dubbi e punti interrogativi.

 

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.

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