Fallimento clinica Tricarico: storie di concordato, politica e dintorni

L'udienza per l'ammissione al passivo è fissata per il prossimo 13 dicembre, ma per i creditori si mette molto male

di Francesca  Lagatta
lunedì 26 novembre 2018
09:16
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Lo scorso 17 luglio la sezione "Fallimenti" del Tribunale di Paola sancisce il tracollo finanziario dell'Istituto Ninetta Rosano Srl, la società che gestisce la clinica privata dei Tricarico a Belvedere Marittimo.

I 204 dipendenti non vanno a casa, affondano le speranze nel fondo di solidarietà Inps e continuano le attività, mentre i creditori, oltre 250, avanzano richiesta di ammissione al passivo, che verranno discusse nell'udienza fissata per il prossimo 13 dicembre. Per tutto il resto ci sono i due curatori fallimentari incaricati di traghettare la struttura in porti sicuri.

Ma se da una parte si sono salvati centinaia di stipendi e una struttura cruciale per la martoriata sanità altotirrenica cosentina, dall'altro restano tanti dubbi e più di qualche sospetto su una vicenda che forse si poteva e si doveva evitare.

La presunta bancarotta fraudolenta

Il primo a sollevare i dubbi sulla gestione della clinica sanitaria di Belvedere è il procuratore capo di Paola Pierpaolo Bruni, che comincia a indagare su una presunta bancarotta fraudolenta. Nemmeno dieci giorni più tardi dalla sentenza di fallimento, decine di militari effettuano contemporaneamente perquisizioni non solo nelle abitazioni e negli uffici di alcuni soggetti legati alla clinica, ma anche negli uffici dell'Asp di Cosenza e in quella della Regione.

Le investigazioni ancora in corso sono coperte dal segreto d'ufficio, ma inevitabilmente la memoria rimanda a un sequestro milionario di tre mesi prima. Le Fiamme Gialle di Cosenza, nell'aprile 2018, hanno sequestrato cinque milioni di euro per una presunta evasione fiscale nei confronti della Casa di cura Tricarico Rosano Srl, che, badate bene, è la vecchia società titolare di cui risulta unico titolare Fabrizio Tricarico, giovane rampollo di famiglia.


Ma è proprio qui che la storia si complica
. Perché in realtà, la Casa di cura Tricarico Rosano Srl è la nuova società, succeduta all'Istituto Ninetta Rosano Srl, che però viene tirata fuori dai giochi nel novembre 2017, mentre la vecchia, che non era stata chiusa ma non risultava attiva, viene ripristinata a giugno 2018.

Le origini della crisi

Per capire quello che è veramente successo occorre fare un passo indietro e procedere con ordine. E' il 24 dicembre 2010, quando a causa di una grave crisi aziendale l’Istituto Ninetta Rosano Srl (che di qui in poi chiameremo Inr) richiede al Tribunale di Paola la ristrutturazione dei propri debiti aziendali. 

Così, il 28 gennaio 2011 l’Istituto Ninetta Rosano Srl stipula un contratto di fitto d'azienda con la Casa di Cura Tricarico Rosano Srl (che di qui in poi chiameremo Ctr), che versa alla vecchia società i canoni di affitto. Così sarà fino al maggio 2018

Strategici cambi di società

Il 27 maggio 2011 i dipendenti dell’Inr vengono assunti dalla Ctr, fino al 31 maggio 2018, perché il giorno successivo vengono assunti nuovamente con l'Inr. Mossa che concesso ai Tricarico di scaricare il costo del tfr dei dipendenti alla collettività, giacché con il sopraggiunto fallimento, arrivato un mese e mezzo dopo la riattivazione della vecchia impresa, l'onere spetta al Fondo Garanzia dell'Inps

Il concordato

Secondo la giurisprudenza, il proponente Inr non poteva essere ammesso al concordato proposto perché, com'è noto, ai fini dell’ammissione del concordato preventivo, elemento qualificante è la presenza di un’azienda in esercizio. Ma è un particolare che evidentemente sfugge, benché puntualmente rintracciabile nelle relazioni depositate nella procedura iscritta allo stesso Tribunale di Paola.

Inoltre, sempre la procura di Paola, aveva autorizzato la nomina di un curatore fallimentare considerato vicino ai fratelli Tricarico, per anni consulente dello stesso Inr Srl. Il noto commercialista, a seguito di numerose inchieste giornalistiche che evidenziavano questo aspetto, ha deciso di rassegnare le dimissioni.

La benedizione di Scura

Nonostante il conclamato stato di crisi, il 10 maggio 2018, due mesi e sette giorni prima del fallimento ampiamente annunciato, con Dca 107/2018 il commissario ad acta alla sanità, Massimo Scura, concede le necessarie autorizzazioni sanitaria, sebbene provvisorie, di cui necessita la clinica per esercitare l’attività aziendale.

Anche qui si tratta di una svista?

Creditori senza credito

Alla luce di ciò che emerge, crediti di professionisti, fornitori, banche, istituti previdenziali in parte sono destinati a rimanere insoluti, soprattutto per quanto riguarda i crediti vantati a vario titolo dallo Stato e segnatamente da Equitalia, ora Agenzia delle Entrate Riscossioni, che rappresentano un'ampia fetta del debito.

La clinica, finita all'asta per 31 milioni di euro, doveva essere venduta per risanare l'enorme debito. Almeno in parte. Ma nessuno ha partecipato all'asta e se anche venisse venduta in seconda o terza battuta, il ricavato non basterebbe a coprire nemmeno un terzo dei debiti elencati nella relazione della Procura di Paola.

Il legame (dissolto) con la politica

C'era una volta, perché adesso non c'è più, un legame apparentemente indissolubile tra i Tricarico e la politica. Sussurrato, bisbigliato, ipotizzato, poi, a un certo punto, diventato di pubblico dominio.

Alle elezioni politiche del 2013, dei 20.500,00 euro di contributi privati ricevuti dalla futura deputata Enza Bruno Bossio, in quota Pd, un quarto li ha finanziati la società Casa di cura Tricarico Rosano Srl. 5.000,00 euro tondi tondi, che risulta essere la cifra più alta di tutti gli altri finanziatori. Fatta eccezione per uno sponsor da 3.000,00 euro, gli altri sborsano tra i 2.000,00 e i 2.500,00 euro.


Il legame dei fratelli Tricarico è stretto anche con Ernesto Magorno, compagno di partito della Bruno Bossio. E' lui infatti che scende in campo al fianco della proprietà della clinica quando questa rischia ipoteticamente la chiusura del pronto soccorso nel marzo 2016. Scongiurata nel giro di una settimana grazie al suo intervento mediatore con i vertici della società.

Ed è sempre Magorno che finisce nel vortice di una polemica burrascosa quando rivelazioni giornalistiche a luglio 2016 parlano di una presunta indagine sulla sanità che, facendo riferimento al territorio del Cosentino, vedrebbe coinvolto «un parlamentare del Pd» strettamente legato a «un facoltoso imprenditore della sanità privata oggetto delle indagini distrettuali della Procura di Catanzaro».


Ad ogni modo, in quest'arco di tempi qualcosa va storto e i legami politici, quelli leciti, raccontati alla luce del sole, si interrompono, perché proprio quando la clinica procede spedita verso il fallimento ed è un fatto ormai noto, un Pasqualino Tricarico solitamente riservato rilascia una intervista al un giornale in cui tiene a precisare e a sottolineare testualmente che «l’alto Tirreno non ha politici».


Quelle poche, semplici parole sono in realtà la fine di un'era.

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.

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