Delitto di Seminara: Fabio Gioffrè giustiziato davanti agli occhi del bambino ferito

Il piccolo di origini bulgare, testimone oculare del delitto, è stato colpito all'addome e non è in pericolo di vita. La prognosi rimane comunque riservata

di Redazione
domenica 22 luglio 2018
10:40
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Gli inquirenti seguono la pista della criminalità organizzata per risalire ai due killer che ieri hanno ucciso Giuseppe Fabio Gioffrè, pregiudicato di 39 anni, in località Venere a Seminara, nel Reggino. L'uomo è stato freddato con alcuni colpi di fucile caricato a pallettoni, l’ultimo dei quali sparato da distanza ravvicinata: una vera a propria esecuzione.

 

Nell’agguato è rimasto ferito all'addome un bambino bulgaro di 10 anni. Nikolaj - questo il suo nome-, figlio di una coppia di amici, si era recato in campagna per dare da mangiare ai maiali di proprietà del Gioffrè. Sono stati alcuni parenti della vittima, che stavano lavorando in un fondo vicino, a lanciare l'allarme. Il piccolo è stato trasportato prima all’ospedale di Polistena e poi ai “Riuniti” di Reggio Calabria. Non è in pericolo di vita, ma la prognosi rimane riservata. A soli dieci anni, dunque,  Nicolaj  si ritrova di fatto ad essere testimone oculare di un delitto compiuto con modalità tipicamente mafiose.

 

«Siamo intervenuti immediatamente - ha dichiarato il procuratore reggino Giovanni Bombardieri- per un omicidio che rientra nella competenza della Dda». I carabinieri della compagnia di Palmi procedono in stretto contatto sia con la Procura retta da Ottavio Sferlazza che con l'Antimafia dello Stretto a cui il caso arriverà a breve per competenza.

 

Fabio Giuseppe Gioffrè, anche se organico alla ‘ndrangheta, non era un boss ma era il nipote del capobastone Rocco “u ‘ndolu” e figlio di Vincenzo Giuseppe detto “Siberia”, scampato a un agguato nel pieno della faida del 2008 con i Caia-Laganà-Gioffrè, alias 'ingrisi". Accusato di associazione mafiosa nell'ambito del processo “Artemisia” il 39enne, dopo la condanna in primo grado, era stato assolto in appello. Negli ultimi anni era stato arrestato per il furto di alcuni bovini in Sicilia e l'occultamento di alcune armi in un capannone. Lo stesso capannone dove ieri Gioffrè è stato ucciso e che poi è stato dato alle fiamme. I Carabinieri sono a lavoro per comprendere se l’incendio sia stato appiccato dopo l’omicidio dai killer per eliminare ogni elemento possibile dalla scena del crimine o se è andato distrutto perché la vittima, prima di essere uccisa, aveva iniziato a bruciare delle sterpaglie.

 

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