L’arresto per mafia, 9 anni di inferno e l’assoluzione: la nuova vita di Roberto

VIDEO | L’uomo, esperto perito trascrittore, era finito in manette con l'accusa di aver falsato intercettazioni e aver favorito le cosche della Piana. Dopo il carcere e la condanna in appello, la Cassazione lo assolve e oggi è uno dei migliori panificatori d’Italia

di Francesco Altomonte
19 maggio 2019
14:36
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Roberto Crocitta
Roberto Crocitta

Sono stati nove anni di inferno, un calvario iniziato col blitz delle forze di polizia in piena notte, l’arresto davanti alla moglie e alle due figlie e il carcere. Una sera di maggio del 2019 la storia di Roberto Crocitta, però, ha un lieto fine: la Cassazione lo assolve dalla terribile accusa di favoreggiamento alla ‘ndrangheta e col volto tirato e lo sguardo di chi ancora non riesce a crederci, parla del suo arresto, degli anni trascorsi a gridare la sua innocenza, della sua nuova vita.

«Il giorno della sentenza della Cassazione l’ho vissuto con grande intensità e tensione – racconta Crocitta – Davanti avevo la possibilità di tornare a essere un uomo libero e di riprendere la mia vita e quella di tornare dietro le sbarre. Ho passato quattro mesi in carcere nel 2010 e un anno agli arresti domiciliari. È stato un periodo terribile».

 

Roberto Crocitta era uno dei più esperti periti trascrittori del circondario palmese, nel 2010 era stato richiesto da numerosi difensori per trascrivere stralci di intercettazioni di alcuni dei procedimenti più importanti intentati dalla Dda di Reggio Calabria. Finisce sotto indagine e arrestato per presunto favoreggiamento alle cosche Gallico di Palmi, Bellocco e Pesce di Rosarno.

«L’arresto, il carcere, la polizia che irrompe nella mia casa –aggiuge – sono sensazioni che non si possono spiegare, raccontandolo mi viene ancora la pelle d’oca. Ho due figlie, all’epoca erano molto piccole e la minore ha subito un forte trauma».

Dopo la condanna in appello a 3 anni e mezzo tutto sembrava perso, fino alla pronuncia della Cassazione che ha accolto il ricorso dei legali di Crocitta, gli avvocati Domenico e Andrea Alvaro.

 

«L’unica positiva in tutta questa vicenda – prosegue Crocitta – è che nell’anno che ho trascorso ai domiciliari mi sono potuto dedicare alla mia grande passione, la panificazione e lo studio del lievito madre. Mi sono fatto forza e ho deciso di aprire una mia attività commerciale che è diventata una realtà seria e affermata, non solo a Palmi e nel circondario, ma in Italia».

Crocitta, quindi, ha ormai abbandonato le cuffie e le aule di Tribunale per intraprendere una nuova tappa della sua vita che gli sta regalando grandi soddisfazioni.

«Il mio nuovo lavoro – conclude – mi dà grandi soddisfazioni perché i miei prodotti stanno avendo riconoscimenti a livello nazionale. Siamo stati al Vinitaly e a Eataly a Bologna, dove i miei prodotti sono stati scelti per rappresentare l’Italia. Infine, per due anni il mio pane è stato giudicato il migliore d’Italia a Premio Roma. Lavoro con grande passione e, adesso, con molta più tranquillità».

 

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Francesco Altomonte
Giornalista
Francesco Altomonte è un giornalista attratto dal lato oscuro dell'animo umano. La cronaca nera è la sua passione, per questo motivo è ritornato a vivere in Calabria dopo 12 anni di peregrinazione. Ama leggere, raccontare, investigare. Esattamente in quest’ordine. Per 10 anni è stato redattore nei quotidiani regionali “Calabria Ora” e “Garantista”, nonché corrispondente per agenzie di stampa e giornali nazionali dalla sua terra. Dal 2017 è corrispondente di cronaca nera e giudiziaria, dalla piana di Gioia Tauro, per la “Gazzetta del Sud”.
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