Perito di Palmi accusato di falsare le intercettazioni, assolto dopo 9 anni

Il 48enne specializzato nella trascrizione delle conversazioni ambientale arrestato perché accusato di aver favorito le cosche della Piana. Ora arriva la sentenza definitiva che annulla definitivamente la condanna a 3 anni e sei mesi di reclusione

di Redazione
17 maggio 2019
09:16
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La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha cancellato la condanna a 3 anni e sei mesi di reclusione, inflitta dalla Corte di Appello di Reggio Calabria a Roberto Crocitta, 48 anni, ex perito trascrittore palmese che aveva conosciuto l’onta del carcere per alcune trascrizioni di conversazioni ambientali ritenute dagli inquirenti non veritiere.
Accogliendo il ricorso dei difensori, avvocati Domenico Alvaro ed Andrea Alvaro, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, escludendo l’aggravante dell’agevolazione mafiosa e prosciogliendo, quindi, Crocitta dal delitto di favoreggiamento personale continuato per prescrizione.


Roberto Crocitta, uno dei più esperti periti trascrittori del circondario palmese, nel 2010 era stato richiesto da numerosi difensori di trascrivere alcuni stralci di intercettazioni di conversazioni utilizzati dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria per ottenere dal gip l’applicazione di ordinanze di custodia in carcere per associazione mafiosa nei confronti di Antonio Dinaro nel processo “Cosa Mia” alla cosca Gallico, di Francesco Pesce nel processo “All Inside”, di Domenico Bellocco nel processo “Crimine”.
Il consulente di parte aveva consegnato ai legali le sue relazioni, unitamente al supporto informatico audiovisivo, ed i difensori, sulla base di tali elaborati, in parte divergenti da quelli redatti dalla Polizia Giudiziaria, avevano chiesto la scarcerazione dei loro assistiti, senza purtuttavia ottenerla.
Ne era seguito, anzi, l’avvio di un procedimento penale a carico del consulente di parte per favoreggiamento personale continuato ed aggravato dall’art. 7 della legge antimafia e l’applicazione della custodia cautelare in carcere, sostituita su istanza del difensore avvocato Domenico Alvaro dagli arresti domiciliari, poi revocati nel corso del processo.
L’aggravante prevista dall’articolo 7 veniva contestata perché si riteneva che l’imputato avesse agito per agevolare le consorterie mafiose e, nel caso di condanna definitiva, avrebbe imposto la detenzione carceraria.


A conclusione del giudizio svoltosi davanti al Tribunale di Reggio Calabria con il rito ordinario, Roberto Crocitta era stato assolto da alcuni capi di imputazione e condannato alla pena di anni tre e mesi sei di reclusione per le perizie redatte in favore dei predetti Bellocco e Pesce. Ora, dopo nove anni, il verdetto finale. Condanna definitivamente cancellata con annullamento senza rinvio, disposto dalla Sesta Sezione penale della Corte Suprema di Cassazione.

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