Coronavirus, isolato ceppo italiano. 650 casi ma anche 45 persone guarite

Si registra anche il primo episodio in Nigeria, si tratta di un italiano rientrato da poco dalla Lombardia. I ricercatori dell'ospedale Sacco di Milano hanno isolato il virus di quattro pazienti di Codogno 

di Redazione
28 febbraio 2020
08:23
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Ricercatore Ospedale Sacco, Milano (Ansa)
Ricercatore Ospedale Sacco, Milano (Ansa)

17 morti per coronavirus e 650 positivi ai test in Italia. Questo l’ultimo bollettino in merito alla diffusione del virus nel nostro Paese. Ma ci sono anche dati positivi. Cresce anche il numero dei guariti, solo in Lombardia circa 40 persone, 45 in totale sommando i dati provenienti da Lazio e Sicilia. Isolato inoltre all'ospedale Sacco di Milano, il ceppo italiano del virus. I pazienti deceduti nella giornata di ieri, ha spiegato il commissario straordinario per l'emergenza Coronavirus Angelo Borrelli «sono tre ultra ottantenni, due di 88 anni e una di 82, che avevano un quadro clinico delicato e importante». Si registra anche il primo contagio in Nigeria: si tratta di un italiano rientrato da Milano il 25 febbraio. Il ministero della Salute nigeriano ha fatto presente che «il paziente è ricoverato in ospedale nello stato di Lagos condizioni stabili e non presenta sintomi preoccupanti».

 

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Isolato il ceppo italiano del coronavirus

Intanto i ricercatori dell'Ospedale Sacco di Milano hanno isolato il ceppo italiano del coronavirus. La notizia confermata  dal professor Massimo Galli, direttore dell'Istituto di scienze biomediche, che ha illustrato i risultati del lavoro di ricerca che procede ininterrottamente da domenica scorsa, coordinato dalla professoressa Claudia Balotta. Fanno parte della squadra le ricercatrici Alessia Loi, Annalisa Bergna e Arianna Gabrieli, precarie, insieme al collega polacco Maciej Tarkowski e al professor Gianguglielmo Zehender. 

«Abbiamo isolato il virus di 4 pazienti di Codogno», spiega il professor Galli aggiungendo che «siamo riusciti a isolare virus autoctoni, molto simili tra loro ma con le differenze legate allo sviluppo in ogni singolo paziente». Si tratta di una scoperta che consentirà ai ricercatori di «seguire le sequenze molecolari e tracciare ogni singolo virus per capire cos'è successo, come ha fatto a circolare e in quanto tempo». Il passo successivo sarà quello di studiare lo sviluppo di anticorpi e quindi di vaccini e di cure da parte dei laboratori farmaceutici.

 

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116 casi in Veneto, solo 8 in terapia intensiva

Oltre 6mila tamponi eseguiti in Veneto, 116 i casi positivi al test e confermati (in gran parte asintomatici), 27 ricoverati di cui 8 in terapia intensiva, due morti e 2 contagiati già dimessi. Questi ad oggi i numeri dell'epidemia in Veneto - ricapitolati dall'assessore, affiancata da Francesca Russo, responsabile del Dipartimento Prevenzione della Sanità del Veneto - che sinora ha interessato in prevalenza soggetti in età anziana, spesso affetti già da altre patologie. Solo un minore, una bambina di otto anni a Limena, risulta positivo al test, peraltro senza manifestare sintomi clinici.

 

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I pazienti in Lombardia

«Siamo arrivati a 403 positivi in Lombardia di cui 172 ricoverati in ospedale e 41 in terapia intensiva. Ci stiamo attrezzando per aprire altri 100 posti di terapia intensiva, anche se abbiamo ancora posti liberi, 60 almeno», ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana nel corso di un collegamento con la trasmissione 'Porta a porta'. Il Duomo di Milano riapre ai turisti il 2 marzo.

 

Stabili invece le 19 persone risultate positive al test per il Coronavirus sul territorio della Liguria dove sono attesi gli esiti clinici su due tamponi, di cui uno effettuato su un bambino parente di una persona contagiata. La task force sanitaria di Regione Liguria ha poi spiegato che i contagi provengono da cluster di Alassio o da contatti del caso spezzino. Non ci sarebbero ulteriori focolai.

La situazione in Emilia Romagna

«Sono 97, in Emilia-Romagna, i casi di positività al Coronavirus: 63 a Piacenza, 18 a Modena, 10 a Parma, tutti riconducibili al focolaio lombardo, e 6 a Rimini. Nessuno dei nuovi pazienti è in terapia intensiva, dove invece rimangono i tre di ieri (uno all’ospedale di Piacenza e due a Parma), e la maggior parte si trova in condizioni non gravi; molti sono addirittura asintomatici o presentano sintomi modesti (febbricola e lieve tosse)». Lo fa sapere la Regione Emilia-Romagna. Un aumento dei riscontri positivi – che ieri pomeriggio erano 47 – «dovuto anche all’elevato numero di tamponi refertati in regione (1.033) ed effettuati nei giorni scorsi anche su persone asintomatiche, spesso contatto di casi positivi, prima che le nuove indicazioni nazionali stabilissero la necessità di fare il test tampone solo in caso di sintomi manifesti».

 

Rispetto a ieri pomeriggio, i 50 nuovi casi riguardano prevalentemente Piacenza, dove sono 35; 10 a Modena, sempre contatti del primo caso che si era recato nell’area rossa del Lodigiano; 2 a Parma e 3 a Rimini (tutti correlati al primo paziente di Rimini). La Regione ha deciso che non sarà allestito un modulo provvisorio per il triage a Cento (Ferrara).

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