Le confidenze fra pentiti sulle stragi di mafia. Partecipò anche la ‘ndrangheta

Il collaboratore Nino Fiume ricostruisce gli incontri con Cosa nostra, da Milano a Rosarno, per pianificare le stragi degli anni ’90 e svela un retroscena: «Accusai i siciliani di aver rovinato l’Italia, ma un pentito mi disse: “Voi non siete rimasti indietro”».

di Consolato Minniti
martedì 2 aprile 2019
10:29
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«Stragi di mafia? Voi della ‘ndrangheta non siete rimasti indietro». Si rivolse così Giovanni Ferrante al pentito di ‘ndrangheta Nino Fiume, allorquando, nel 2008-2009, appreso in carcere del pentimento di Gaspare Spatuzza, l’ex cognato di Giuseppe De Stefano esclamò una frase accusatoria verso Cosa nostra: «Avete rovinato l’Italia». Ma ad averla rovinata, secondo quel detenuto campano, era stata anche la ‘ndrangheta. È quanto lo stesso Fiume ha dichiarato nel corso dell’interrogatorio dell’otto marzo 2016 e depositato nei giorni scorsi al processo ‘Ndrangheta stragista in corso davanti alla Corte d’Assise di Reggio Calabria.

Le riunioni per decidere

Nino Fiume è uno dei pentiti più importanti nello scacchiere della Dda diretta da Giovanni Bombardieri. A sentirlo sono il procuratore aggiunto di Reggio, Giuseppe Lombardo ed il sostituto procuratore della Dna, Francesco Curcio. Fiume deve chiarire alcune indicazioni rilasciate in verbali antecedenti e concernenti le riunioni in cui si decise di attuare la strategia stragista da parte della ‘ndrangheta insieme a Cosa nostra. E viene fuori il primo errore: «Nel 2008 – spiega Fiume – ho riferito che nel momento in cui si tenne la riunione cui io ero presente (sia pure come accompagnatore) – riunione che si tenne nel Villaggio Blu Paradise dei Comerci legati a Giuseppe Piromalli – l’attentato a Falcone si era consumato, in realtà mi correggo e vi preciso che vi era stato non l’attentato a Falcone, ma l’attentato al giudice Scopelliti. Dunque siamo nell’estate del 1991, quando cioè io, con altri, venni controllato dalla Polizia presso il Blu Paradise. A seguito di tale controllo mi venne revocato o non rinnovato il porto d’armi».

Coco Trovato favorevole alle stragi. Il summit a Milano

Fiume fa anche un preciso riferimento a Coco Trovato ed alla sua posizione possibilista sulle stragi: «Ricordo che io, a seguito di altra successiva riunione sullo stesso tema, andai in macchina a Milano con Coco Trovato, Schettini e Giuseppe De Stefano. Ricordo che durante questo viaggio il Coco Trovato commentava questo successivo incontro, e diceva di essere possibilista sulla opportunità di aderire alla strategia stragista di Cosa nostra. De Stefano sembrava contrario». Ed è qui che il pentito introduce l’incontro di Milano: «Preciso che il primo incontro su questo argomento, però, si era svolto fra calabresi e siciliani a Milano o in Lombardia. Me ne parlò Giuseppe De Stefano e l’incontro era stato organizzato da Coco Trovato. Si tratto di un incontro preliminare e nulla venne deciso».

L’appuntamento a Rosarno

Fiume riporta alla memoria un ulteriore incontro avvenuto a Rosarno all’hotel Vittoria. Nel racconto del pentito, erano presenti oltre a Zappia, anche Pantaleone Mancuso, detto Luni, nipote di Luigi, Francesco Pino, Carmine o Giuseppe De Stefano, forse Nino Pesce e molti altri. «Zappia con cui mi dicevo tutto in quanto io una volta gli avevo salvato la vita – spiega Fiume – mi disse che si parlò di traffico di stupefacenti prima e poi dell’opportunità di aderire alla strategia stragista. Non ricordo quale fu l’esito di questo incontro».

Il summit di Nicotera

I ricordi del pentito Fiume si spostano da Rosarno a Nicotera per un incontro avvenuto «pochi giorni o settimane dopo l’attentato fallito a Coco Trovato e De Stefano, attentato avvenuto a Milano in cui perirono due passanti, in epoca precedente all’attentato a Giovanni Falcone». L’incontro, spiega Fiume, si svolse a Nicotera frazione Badia, «subito dopo un incidente stradale in cui era morto un componente della famiglia Mancuso. In tale incontro si parlò dell’adesione alla strategia stragista di Cosa nostra. Preciso che fu dopo questo incontro che io andai in macchina a Milano con Giuseppe De Stefano e Coco Trovato e facemmo il discorso che ho sopra riferito. A tale ultimo incontro erano presenti Franco Coco Trovato, Giuseppe De Stefano, Nino Pesce, Pino Piromalli, Luigi Mancuso, Antonio Schettini. Io e Totò Pronestì siamo rimasti fuori dall’abitazione, insieme ad altra persona di cui non ricordo il nome». Fiume aggiunge un particolare non da poco: «La presenza del giovane De Stefano era spiegabile in quanto aveva il ruolo apicale in relazione alla città di Reggio Calabria, che gli derivava dal ruolo che aveva suo padre Paolo De Stefano».

Il summit al Sayonara

Infine, ecco l’altra riunione al Sayonara di Nicotera, «pochi mesi prima dell’arresto di Coco Trovano». Fiume si trovava in compagna di Carmine De Stefano, «ed erano presenti, oltre al predetto Franco Coco Trovato, qualcuno dei Mancuso, ed altri ancora. Tenga presenta che questa riunione si svolse in più giorni. Io fui presente ad un pranzo. Quindi non ho visto tutti i partecipi. Posso dire – aggiunge Fiume – che compresi che la maggioranza dei presenti era contraria a questa strategia e a questa richiesta di sostegno a Cosa nostra. Coco Trovato era sempre il più vicino alle posizioni di Cosa nostra. Io riporto quanto mi disse Carmine De Stefano. Tenete anche presente che non è detto che mi sia stata detta la verità. Nella ‘ndrangheta, come in Cosa nostra, spesso si fanno girare ad arte delle notizie infondate. E spesso molti affiliati non sanno cosa davvero dice o decide il vertice dell’organizzazione». Ed è in questo momento che Fiume cita l’episodio con il suo compagno di cella: «Ricordo, ad esempio, che tale Giovanni Ferrante, collaboratore di giustizia già di Cosa nostra, nel 2008/2009, in carcere, mentre guardavamo la televisione e commentavamo il pentimento di Spatuzza, dopo che io gli avevo detto riferendomi alle stragi “avete rovinato l’Italia”, mi disse “ma voi non siete rimasti indietro” a volere dire che anche noi della ‘ndrangheta non eravamo esenti da responsabilità quanto a coinvolgimento nella strategia stragista».

Ficara e la collaborazione di Calabrò

Nel medesimo verbale, Fiume fa emergere un ulteriore incontro cui partecipò assieme a «Vincenzino Zappia e Vincenzo Ficara, nipote di Giacomo Latella in cui si parlò della collaborazione di Giuseppe Calabrò». Si tratta, com’è noto di uno dei due autori materiali del duplice omicidio Fava-Garofalo, oltre che degli altri agguati ai carabinieri. L’altro esecutore, entrambi condannati in via definitiva, è il pentito Consolato Villani. «Ficara – spiega Fiume – ci disse di non essere preoccupato di quanto stava dichiarando Calabrò, in quanto a suo dire non era un soggetto credibile. Se non ricordo male, in quell’occasione si parlò dell’omicidio del vigile urbano consumato nei pressi della stazione ferroviaria o del Duomo di Reggio Calabria, proprio da Calabrò. Ricordo che Ficara, invece, si preoccupava delle dichiarazioni che stava rendendo Giovanni Riggio».

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.

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