Canile lager a Gioia, il responsabile: «Ritorsioni perché sono testimone di giustizia»

VIDEO | Stamattina l'accertamento dei carabinieri e dell'Asp nella struttura Metauro balzata agli onori della cronaca per le gravi condizioni in cui vivevano i cani. Pulice: «Sappiamo di chi sono questi terreni, il lunedì trovavamo sempre i cancelli delle gabbie aperte»

di Francesco Altomonte
21 ottobre 2019
16:16
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Blitz delle forze di polizia questa mattina al canile Metauro di Gioia Tauro. Un accesso avvenuto dopo le denunce degli animalisti dell’Enpa e di Gazzetta del sud, che nei giorni scorsi avevano portato alla luce una situazione gravissima all’interno della struttura: cani morti, o tenuti in condizioni disumane, condizioni igienico sanitarie oltre il livello di guardia. Intorno alle 9, i carabinieri della Forestale, le guardie ecozoofile e la polizia locale hanno fatto irruzione all’interno del canile insieme ai veterinari dell’Asp di Reggio Calabria per cercare di capire quanto ci fosse di vero in quelle denunce.

 

«In quei frigoriferi – dichiara Tiziana Bagalà, volontaria dell’Enpas – ci sono i cadaveri di cani morti. Sono dentro delle buste nere, morti probabilmente per fame, o perché uccisi da cani più grandi. È un frigorifero per gelati, senza allaccio alla corrente elettrica. È inutile dire che non è in regola».

 

Sul canile incombe un’ordinanza di sfratto esecutivo da parte del tribunale di Palmi e per questo motivo dal 30 ottobre prossimo verrà chiuso. Una vicenda complessa che riguarda non solo lo stato in cui vengono tenuti i cani, ma coinvolge due testimoni di giustizia, Carlo Pulice e Enrica Raschellà, rispettivamente responsabile e amministratrice della società Metauro che gestisce la struttura. Il terreno su cui sorge il canile, infatti, è di proprietà della famiglia Stillitano di Gioia Tauro. Pulice e Raschellà hanno testimoniato nel processo intentato dalla Dda di Reggio Calabria denominato “Atlantide” contro Rocco Ivan Stillitano, facendolo condannare anche per estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Per il responsabile del canile, quanto avvenuto nella struttura sarebbe collegato a questa vicenda.

 

Pulice ai nostri microfoni si dice «convinto che tutto quello che sta accadendo è frutto di una macchinazione. Questi terreni appartengono alla signora Tripodi, madre degli Stillitano. È perlomeno strano che qui durante il fine settimana chiunque poteva entrare: trovavamo le gabbie aperte, cani morti».

 

Accuse pesanti da parte di Pulice che continua a considerare ineccepibile la gestione del canile, anche se le immagini girate dagli animalisti dimostrerebbero il contrario, e invita gli investigatori ad approfondire la pista della ritorsione

«Credo – conclude il responsabile del canile – anzi sono sicuro che quello che è successo è stato fatto per screditare me e l’amministratrice della società».

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Francesco Altomonte
Giornalista
Francesco Altomonte è un giornalista attratto dal lato oscuro dell'animo umano. La cronaca nera è la sua passione, per questo motivo è ritornato a vivere in Calabria dopo 12 anni di peregrinazione. Ama leggere, raccontare, investigare. Esattamente in quest’ordine. Per 10 anni è stato redattore nei quotidiani regionali “Calabria Ora” e “Garantista”, nonché corrispondente per agenzie di stampa e giornali nazionali dalla sua terra. Dal 2017 è corrispondente di cronaca nera e giudiziaria, dalla piana di Gioia Tauro, per la “Gazzetta del Sud”.
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