Gli 'nduja brothers: da Joppolo alla conquista del mercato americano

Una famiglia originaria del Vibonese produce il famoso insaccato direttamente negli Usa dove la prelibatezza a base di maiale e peperoncino è molto apprezzata nonostante venga venduta a 60 dollari al chilo. Un successo strepitoso che sta facendo tendenza

di Monica La Torre
lunedì 28 gennaio 2019
13:42
2522 condivisioni
La famiglia Fiasche nel loro stabilimento in Usa
La famiglia Fiasche nel loro stabilimento in Usa

Il (pre)giudizio più diffuso sul prodotto tipico calabrese? Lo stesso di quello riferito ai suoi maschi alfa. Belli, ma inaffidabili. Idem, per le eccellenze locali: buone, ma irreperibili (cipolla di Tropea a parte). Molti ristoratori fuori regione lamentano diffusione a singhiozzo, affidabilità incerta, qualità altalenante. I distributori, puntano il dito su immagine raffazzonata e difficoltà di fare sistema. Sembra che la qualità del nostro tipico, eccelsa se acquistata a km zero, si abbassi esponenzialmente man mano che ci si allontana dal Pollino. Non regge la distanza, fatta eccezione per prodotti e brand storici e fortemente identitari. Pregiudizio o meno, sono valutazioni che mal si adattano, tuttavia, alla storia di oggi: un piccolo presidio gastronomico americano, consacrato alla ‘‘nduja, che ha del miracoloso. Un successo che potrebbe tranquillamente fare da case history, in un corso di strategia di marketing.

 

La ‘nduja made in Usa conquista Chicago

The “‘nduja artisans” o “The ‘nduja brothers”? Con “Chicago, Illinois” a fare da sfondo, la citazione cinematografica è d’obbligo, se si vogliono descrivere le fortune di un’azienda salumiera all’apparenza americana, ma in realtà Made in Calabria. Stiamo parlando della «‘nduja Artisans», che ha conquistato Chicago a forza di ‘nduja, salsicce piccanti e soppressata. Non ingannino però nome e brand: come già specificato, il presidio gastronomico in questione di calabrese ha solo l’origine del prodotto, l’anagrafe dei titolari, e i "pipirei abbrucenti": i peperoncini piccanti. La produzione è tutta americana: le carni, 100% maiali Berkshire (così, si evitano le maglie di una dogana quasi impenetrabile per il prodotto suino fresco, e soprattutto si abbattono i costi).

 

Da Coccorino a Chicago e ritorno

Artefice di questo piccolo miracolo gastronomico, una famiglia di Coccorino, frazione di Joppolo, Vibo Valentia: i Fiasche. Agostino, emigrato a Chicago a 16 anni, inizia la sua avventura aprendo un piccolo ristorante, Agostino Gustofino, dalla cui cucina escono i primi insaccati. La reazione dei clienti è tale, che dopo due anni di ricette e sperimentazioni, il calabrese decide di pensare in grande. Aiutato dal figlio Tony, che già a 12 anni del resto si faceva le ossa portando i piatti in sala, apre il primo laboratorio artigianale «‘nduja Artisan», seguito presto da altri 3 insediamenti produttivi, e da il Market place, gastronomia con produzioni norcine chiamate “Tempesta”, e panini gourmet.

 

"A famigghia"

La moglie di Agostino, tiene tutti sotto controllo gestendo la cucina del ristorante: e quel che è più importante, in patria, a mantener vivo il genius loci, la tradizione «i casa», vive e lavora il capostipite Antonio Fiasche Senior. Il vivace ottantenne, tutt’ora residente a Coccorino, assicura il rifornimento delle spezie indispensabili ad una ‘nduja Dop lavorando la terra d’origine. Lo scorso anno, ben 5000 piante di peperoncino sono state messe a dimora, coltivate, essiccate e spedite in America. A sentire i calabresi residenti a Chicago, si tratta di salumi quasi indistinguibili dagli originali calabresi, che niente hanno da invidiare a quelli prodotti all’ombra del Monte Poro. Con questa commovente fedeltà ai sapori di casa, il prodotto ci mette poco a far breccia tra i figli di Calabria, tra tutti quelli che «ce ne costa lacrime st’America», e tra gli statunitensi Doc: e dal 2015, è consacrazione commerciale.


How do you ‘nduja?

Mentre l’hashtag #howdoyou’nduja spopola da un lato all’altro del Chicago River, la ‘nduja dei Fiasche invade la confederazione, e spopola su Amazon. È presente sugli scaffali dei negozi Eataly di Chicago e New York, negli store, ristoranti e supermercati di California, Connecticut, Pennsylvania, Washington, Michigan, Oregon. E quello che per noi è un prodotto povero, negli States si vende come prodotto di lusso.
Nel 2015, il costo al dettaglio era 29,95 dollari per libbra, circa 60 dollari al chilo. Oggi, il prezzo è lo stesso: se si acquista on line l’orba da due chili, si viaggia tra i 120 e i 90 dollari!
Nonostante il costo, il successo è talmente rapido da conquistare presto anche la stampa. Wall Street Journal, Chicago Tribune, Speciality Food Magazine, Cooking light, Star Chefs, Chicago Reader, Grub Street, Foodable, The Globe and Mail, A Carnivores Cure, the Art of eating Magazine, persino la ABC News: tutti pazzi per la ‘nduja. È la consacrazione.


Una giusta causa: la qualità

La ricerca del business non è l’unico obiettivo della famiglia Fiasche: l’azienda è parte del Good food foundation, un programma nato per valorizzare, supportare e favorire reti di piccoli produttori che perseguono la ricerca del gusto, l’autenticità e la responsabilità ambientale. Obiettivo, “umanizzare” il sistema alimentare, la cultura americana del cibo. Tutto bello, quindi. E finalmente, rifuggendo i cliché, possiamo dire che un’azienda sana, in mano a calabresi sani, è riuscita a conquistare Chicago. Senza scomodare Al Capone, è bello pensare che sarebbe piaciuta anche a loro, a Jake ed Elwood, ai Blues Brothers. Quello che è certo, è che un panino alla ‘nduja non avrebbe sfigurato, tra le sigarette e la radio, sul cruscotto della Blues Mobile: con buona pace di John Landis.

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti:

Monica La Torre
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  
Lacnews24.it
X

guarda i nostri live stream