Dalla Pre Sila cosentina alla nascita di Synapsia, azienda italiana che ha sviluppato il sistema virtuale: «È molto più di un modello di AI. Non si limita a generare risposte, ma è in grado di comprendere, ragionare e adattarsi alle esigenze reali delle persone e delle aziende»
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Di lui sentirete presto parlare. E molto, sia a livello nazionale che a livello internazionale. Stefano Mancuso è un giovane manager della pre Sila cosentina. Partito un po’ di anni fa, dal nulla ha creato qualcosa che è destinato cambiare il nostro presente, proiettandoci rapidamente verso il futuro, contribuendo a cambiare radicalmente la nostra società. È appena il caso di anticipare che stiamo parlando di intelligenza artificiale, e che Stefano ha anticipato i tempi su molte tecnologie legate all’AI. Vorrei definirlo un moderno rivoluzionario, se il termine non fosse troppo abusato. Un rivoluzionario che ha giocato su scala internazionale e per sfidare i giganti del settore, ha scelto di costruire qualcosa di diverso: ‘non un modello più grosso, ma un’architettura più intelligente’. E ha vinto una sfida impossibile, inimmaginabile.
Ma chi è Stefano Mancuso lo chiediamo a lui stesso
Sono un manager e un imprenditore e, soprattutto, un uomo che non ha mai accettato l’idea che “non si può fare”, soprattutto quando si tratta di tecnologia. Se c’è qualcosa che mi riconosco, è la determinazione e la perseveranza di aver creduto nei miei progetti anche quando sembravano irrealizzabili, anche in un mercato dominato da giganti con risorse enormi. Quando non hai ingenti risorse, devi avere idee migliori. E per me la vera forza è sempre stata l’ingegno, mio e del mio team. Quella fiducia oggi è stata ripagata.
Ha vissuto in Calabria, nel cosentino fino a quando è diventato un giovane che guardava già oltre. Poi il futuro lo ha chiamato fuori, lontano. È così partito. Per dove e per cosa?
Sono nato in un territorio ruvido e autentico, che mi ha insegnato il valore della tenacia, della resilienza e della capacità di adattarsi. Fin dall’inizio, il mio obiettivo era chiaro: creare tecnologia con un impatto reale, non solo teorie o prototipi. Ho iniziato in Calabria, come imprenditore nell'ambito delle telecomunicazioni e del risparmio energetico, con un perimetro nazionale. Nel 2015 ho scelto di intraprendere una nuova sfida accettando la proposta di diventare manager in un’azienda di Milano appena quotata in borsa. È stato lì che è iniziato un percorso entusiasmante: ho avuto l’opportunità di costituire un team di eccellenza nel campo dell’intelligenza artificiale. Un team straordinario, che fin da subito si è distinto a livello internazionale, ottenendo premi e riconoscimenti importanti.
Poi nel 2022 è successo qualcosa…
Da quella base solida e da quell’affiatamento, attraverso un percorso non privo di ostacoli, è nata la spinta per un’altra avventura: co-fondare nel 2022 Synapsia, una nuova realtà italiana, interamente dedicata alla ricerca e allo sviluppo in ambito AI, oggi al centro di un progetto che ci sta regalando soddisfazioni internazionali. Ogni risultato è stato frutto di un percorso di squadra. E sono convinto che il meglio debba ancora arrivare.
L’Italia ha un talento enorme nell’innovazione, ma quello della tecnologia e dell'innovazione è, da decenni ormai, un mercato globale.
Per crescere, non basta avere una buona idea.
Vero, serve il coraggio di svilupparla e implementarla. E per me, l’AI ha senso solo se cambia davvero le cose, se migliora la vita delle persone. Per questo, abbiamo spinto Maia oltre i confini nazionali, aprendoci a nuove opportunità senza mai perdere di vista le nostre radici. Oggi l’AI non appartiene a un solo Paese, ma è il motore della trasformazione globale. Se vuoi essere protagonista di questa rivoluzione, devi essere pronto a giocare su scala internazionale.
Si inizia sempre con qualche risultato negativo. Non tutto va sempre come dovrebbe.
Uno dei momenti più difficili è stato chiudere un’attività imprenditoriale che avevo portato avanti per dieci anni. Lasciare qualcosa che hai costruito pezzo dopo pezzo non è mai semplice, trasferirsi stabilmente a Milano, soprattutto per scegliere di fare il "dipendente", anche se in un ruolo di grande responsabilità. È stato un atto di fiducia nel futuro, ma anche un salto nel vuoto.
Stefano ha anticipato il futuro. Ma ha dovuto scontrarsi con la durezza del presente
Sí, ci sono stati gli anni dopo il 2015, in cui, pur avendo anticipato i tempi su molte tecnologie legate all’AI, ci siamo scontrati con la realtà più dura: la mancanza di fondi, le porte chiuse, la difficoltà di emergere in un mercato dove arrivare primi non basta, se non riesci a uscire nel momento giusto. Sono stati anni complessi, fatti di tentativi, di intuizioni brillanti ma non sempre accompagnate dalle condizioni per realizzarle.
Eppure, proprio quelle battute d’arresto mi hanno insegnato il valore della visione a lungo termine, della fiducia nel team e nella capacità di adattarsi e gettare il cuore oltre l'ostacolo.
Forza, coraggio e determinazione. E così sono arrivati i primi successi. E diciamolo pure: Stefano ha anticipato e battuto perfino i giganti che avevano investito decine di miliardi.
La verità è che quei miliardi noi non li avevamo, e non potevamo nemmeno provare a competere sul loro stesso campo: modelli sempre più grandi, infrastrutture colossali, risorse pressoché illimitate. Ma proprio perché non potevamo vincere quella partita, ne abbiamo inventata un’altra.
Abbiamo scelto di costruire qualcosa di diverso: non un modello più grosso, ma un’architettura più intelligente.
È così che è nata Maia. E grazie ad un importante accordo sarete presto sul palcoscenico mondiale.
Maia è basata su un vero sistema operativo cognitivo, capace di adattarsi, ragionare e apprendere in modo personalizzato.
Invece di rincorrere la potenza bruta, abbiamo puntato sull’efficienza e sulla visione. E in molti casi, siamo arrivati prima. Alcune delle scelte che oggi vediamo adottate dai big, noi le avevamo già esplorate anni fa.
Quello che ci è mancato finora è stato solo il carburante per scalare. Ma oggi, con l’accordo con Bold Technologies, abbiamo finalmente l’opportunità di portare Maia sul palcoscenico globale. E dimostrare che un altro modo di fare AI non solo è possibile, ma può essere vincente.
Nasce così Synapsia, azienda italiana che ha sviluppato Maia, l’AI oggetto dell’accordo di un piano da 2,5 miliardi di dollari tra My Aion Inc., azienda americana che ne detiene la proprietà intellettuale, e Bold Technologies degli Emirati Arabi Uniti, leader nelle soluzioni infrastrutturali basate sull’intelligenza artificiale. Di cosa si tratta in poche parole?
Maia è molto più di un modello di AI. È un vero Cognitive Operating System: un’Intelligenza Artificiale avanzata che non si limita a generare risposte, ma è in grado di comprendere, ragionare e adattarsi alle esigenze reali delle persone e delle aziende, poiché si basa su un’AI progettata per essere utile, strategica e applicabile a infiniti contesti. L’accordo con Bold Technologies e My Aion Inc. non è solo una pietra miliare per l’AI internazionale, ma segna anche un passo storico per l’innovazione italiana nel mondo. Con un piano da 2,5 miliardi di dollari, l’obiettivo è quello di costruire ad Abu Dhabi le prime Città Cognitive, dove l’AI è un elemento vivo che interagisce con le persone, ottimizza i servizi e migliora la qualità della vita.
Il valore di Maia sta proprio qui: innovazione e utilità concreta, che cambia il modo in cui le aziende prendono decisioni, le persone interagiscono con la conoscenza e le città diventano intelligenti e connesse.
L’obiettivo è introdurre una nuova architettura di IA che superi i limiti dei modelli esistenti, migliorando al contempo scalabilità ed efficienza. In sostanza una piccola grande rivoluzione che cambierà la nostra vita.
L’obiettivo di Maia è superare i limiti dei modelli di AI tradizionali, introducendo un’architettura cognitiva più efficiente e adattiva. Oggi gran parte delle intelligenze artificiali si basa su approcci massivi: più dati, più calcolo, più costo. Maia cambia prospettiva: invece di aumentare la potenza, ottimizza il modo in cui ragiona. Questo significa un’AI più leggera, che comprende il contesto e adatta le risposte all’utente, imparando dalle interazioni. È progettata per integrarsi facilmente in molti ambiti — dalla sanità alla finanza, dall’educazione ai servizi pubblici — con l’obiettivo concreto di semplificare i processi e migliorare l’accesso a informazioni e servizi. Non si limita a “predire”, ma agisce come un assistente che capisce, ragiona e si adatta.
Da 2-3 anni si parla con insistenza di intelligenza artificiale. Anche se non tutti sanno che in realtà esiste da alcuni decenni.
L’Intelligenza Artificiale non è nata ieri. Da oltre 70 anni si studiano modelli computazionali che cercano di imitare il pensiero umano. Ma fino a pochi anni fa mancava la potenza computazionale per renderla davvero accessibile e utile su larga scala. Oggi, grazie a chip specializzati e infrastrutture avanzate, l’AI si è evoluta rapidamente: modelli generativi, AI predittiva, sistemi autonomi capaci di adattarsi in tempo reale.
Ma la vera svolta è un’altra
Esattamente: l’AI è entrata nel quotidiano delle persone. Oggi ridefinisce il modo in cui lavoriamo, creiamo e ci informiamo. Tuttavia, la potenza da sola non basta. I modelli tradizionali si basano su enormi quantità di dati e su una logica puramente predittiva e statistica. Mancava un’AI capace di ragionare, adattarsi e ottimizzare i processi in modo intelligente e indipendente dai modelli.
Ed è qui che entra in gioco Maia. Non elabora più dati, ma sfrutta la potenza computazionale in modo più efficiente. Un’AI che "ragiona" in uno strato superiore ai singoli modelli di AI, in grado di creare flussi di pensiero efficienti, in grado di operare in scenari complessi senza bisogno di risorse infinite.