Coronavirus, dall'Unical una speranza: «Anticorpi sintetici per combattere l'infezione»

Brevettata una nuova tecnica di contrasto al diffondersi dell'infezione. È stata sviluppata dai ricercatori dell'ateneo e dallo spin off Macrofarm

di Salvatore Bruno
17 marzo 2020
11:24
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Gli anticorpi sintetici creati dai ricercatori Unical
Gli anticorpi sintetici creati dai ricercatori Unical

I ricercatori dell’Università della Calabria e dello spinoff Macrofarm hanno sviluppato in laboratorio una nuova possibile strategia per il trattamento del coronavirus.

Anticorpi sintetici per combattere la malattia

La terapia si basa sull’utilizzo di anticorpi sintetici monoclonal type capaci di intervenire prima che il virus infetti la cellula umana. Gli anticorpi sintetici, rispetto a quelli biologici, hanno una maggiore stabilità e versatilità e costi di produzione più contenuti. Inoltre possono essere progettati e ulteriormente ingegnerizzati in funzione della loro applicazione specifica.

Come si sviluppa l'infezione

«Il nuovo coronavirus aggancia la cellula bersaglio attraverso una proteina, detta proteina spike, che si lega ad uno specifico recettore delle nostre cellule, ACE2. La tecnologia si basa sull’ingegnerizzazione 3D di polimeri a memoria molecolare, che riescono a riconoscere e captare il dominio RBD, ovvero il segmento della proteina spike che si lega al recettore ACE2» spiegano Francesco Puoci, professore associato del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione e la dottoressa Ortensia Ilaria Parisi, postdoc Unical.

Metodo brevettato

ACE2, insomma, è la porta d’ingresso alle nostre cellule che le proteine spike (dall’inglese punta, sono quegli spuntoni che vediamo nelle rappresentazioni del nuovo coronavirus), riescono a forzare utilizzando come chiave l’unità RBD. Il lavoro, sottomesso a una prestigiosa rivista internazionale, è stato già brevettato al fine di poter attrarre l'attenzione di istituzioni e aziende farmaceutiche nazionali ed internazionali.

Sperimentazioni incoraggianti

Il modello sperimentale utilizzato ha mostrato la capacità di riconoscere e legare il segmento RBD delle proteine spike bloccandone la funzione e, quindi, impedendo l’interazione tra virus e cellule ospite alla base del processo di infezione. «Abbiamo lavorato sotto forte stress e a ritmi forzati – spiega il professor Puoci, coordinatore del team – per poter raggiungere tali risultati in termini di sicurezza ed efficacia».

Simile alla Sars

«La selettività di azione - aggiunge - è stata verificata utilizzando come analogo strutturale la sequenza proteica di un dominio RBD di un altro coronavirus, la Sars, che con il nuovo SARS-CoV-2 condivide più dell’80 per cento del genoma».

Lavoro di squadra

ll lavoro è stato realizzato in stretta collaborazione con lo spinoff Macrofarm. Il team che ha contribuito allo sviluppo dei nuovi anticorpi sintetici è composto, insieme a Puoci e Parisi, anche dal professor Vincenzo Pezzi, ordinario di Biologia Applicata, e dal dottor Rocco Malivindi, tecnico sociosanitario, che hanno curato gli aspetti biologici della ricerca. Nel team anche il dottorando Marco Dattilo e il borsista Francesco Patitucci.

Salvatore Bruno
Giornalista

Giornalista e reporter televisivo da oltre vent'anni, ha maturato una lunga esperienza nella comunicazione istituzionale occupandosi dei rapporti con la stampa di diverse figure politiche.

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