No vax? No scuola: una preside avverte. «Senza certificato non si entra»

VIDEO | Maria Salvia dirige un istituto di Vibo Marina che conta oltre 1000 alunni ed è determinata a impedire le iscrizioni a chi non potrà provare  l’adempimento dell’obbligo vaccinale. «Me lo impone la legge, ma chi non è d’accordo può sempre ricorrere all’insegnamento parentale a casa propria»

di Enrico De Girolamo
sabato 11 agosto 2018
19:09
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No vax? No scuola. Parafrasando una famosa pubblicità di qualche anno fa, è questa in estrema sintesi la prospettiva per l’inizio del nuovo anno scolastico. I dirigenti scolastici sono categorici: senza certificazioni che attestano le vaccinazioni fatte a scuola non si entra, con buona pace della circolare voluta dal ministro della Salute Giulia Grillo, che sembra intenzionata ad assecondare chi vorrebbe obblighi meno stringenti in materia di vaccinazioni.

 

Per l’esponente cinquestelle l’autocertificazione presentata dai genitori basta, in attesa di una nuova legge dove trovi codificazione un “obbligo flessibile”. Parole ambigue e criticatissime, che dal virologo Roberto Burioni sono state definite come “circonvolute nullità”.
Ma prima di tutte le opinioni c’è il muro invalicabile dei dirigenti scolastici, che non hanno nessuna intenzione di violare la legge Lorenzin avendo come unica pezza d’appoggio una circolare misteriale.

 

La pensa così anche Maria Salvia, preside dell’istituto comprensivo di Vibo Marina, frequentato da circa mille alunni.
«La scuola è una cosa seria - afferma -. La salute dei bambini, poi, è una cosa serissima. Per i nuovi iscritti esigeremo le certificazioni, perché la legge Lorenzin è ancora in vigore. Quando mai si è visto che in un contesto sanitario valgono le autocertificazioni. Non posso mettere a repentaglio la salute dei bambini che frequentano la mia scuola».

 

Sull’ipotesi di classi differenziali, ventilata sempre dal ministro, dove confinare i bambini affetti da particolari patologie che rendono il loro sistema immunitario più debole, Salvia è ancora più categorica: «Non esiste. Le classi si compongono e si costituiscono con criteri pedagogici e non possono essere suddivise in base a chi è vaccinato o meno».

 

Senza contare che andare a scuola non significa solo restare in classe, ma anche e soprattutto socializzare frequentando una miriade di spazi comuni, dallo scuolabus alla palestra.
La dirigente vibonese, che è certa dell'unanimità tra i suoi colleghi di questa posizione di intransigenza, si dice anche sicura che a settembre non ci saranno grandi problemi con i genitori, perché la stragrande maggioranza fa vaccinare i propri figli senza timori.

 

«Una sola volta, lo scorso anno - racconta -, mi sono dovuta confrontare con una coppia che non voleva far vaccinare il proprio bambino. È legittimo, gli ho detto, ma non potrà frequentare la scuola, dovrete ricorrere all’insegnamento parentale (quello fatto a casa, con esame a fine anno, ndr). A quel punto hanno fatto in fretta a decidere e hanno vaccinato il figlio presentando poi i certificati».

 

Ma se questa volta, magari incoraggiati dall’orientamento del governo gialloverde, i genitori No Vax dovessero aumentare? Salvia è netta: «Finché non cambia la legge, senza certificato nella mia scuola non si entra».


Enrico De Girolamo

 

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