118 a rischio in Calabria: «Medici eternamente precari e ambulanze da paura»

Il servizio di emergenza nella nostra regione è al collasso basti pensare che il 95 per cento del personale medico versa in permanente precarietà lavorativa. Per questo il presidente nazionale del 118 Balzanelli ha scritto al commissario Cotticelli

di Redazione
18 novembre 2019
17:50
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Il contachilometri di un’ambulanza di Rossano
Il contachilometri di un’ambulanza di Rossano

Il 95% dei medici dell'emergenza territoriale in Calabria è precario, i sistemi informatici delle Centrali Operative 118 sono fermi al 1997, le ambulanze sono troppo vecchie e non vengono sostituite allo scadere del chilometraggio massimo consentito dalle norme. Come se non bastasse, al personale medico viene negata un'indennità concordata e già riconosciuta a livello Regionale da oltre dieci anni.


Medici precari

La situazione del servizio di emergenza-urgenza calabrese è così deteriorata da spingere il presidente nazionale del 118 Mario Balzanelli a scrivere una lettera al commissario ad acta per la sanità in Calabria Saverio Cotticelli per sottolineare il rischio di abbandono di massa del 118 da parte del personale medico. «Il 95% dei medici del Set 118 calabrese versa in condizioni di permanente precarietà lavorativa: il 65% di questi, pur essendo già da diversi anni titolare di rapporto a convenzione a tempo indeterminato, attende il passaggio alla dipendenza, mentre circa il 30%, pur in servizio da diversi anni, sempre con rapporto convenzionale, non risulta neppure titolare del ruolo», scrive Balzanelli, ricordando che la Regione Calabria non ha mai disposto una sanatoria che potesse consentire il transito dal contratto a tempo determinato a quello a tempo indeterminato dei medici in possesso da anni del corso di idoneità al ruolo di Medico di medicina di emergenza territoriale 118.

Rischi per i cittadini

Il presidente del 118 nella sua lettera, pur chiarendo che non è compito di una Società scientifica entrare nel merito di questioni di stretta natura sindacale, afferma che è invece suo dovere sollecitare l'attenzione sulla qualità di gestione del servizio «per evitare un'ulteriore desertificazione delle piante organiche medico-infermieristiche, oltre che una pericolosa instabilità di Sistema che potrebbe esporre la salute e la vita dei cittadini calabresi».

 

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