La forza della vita non attende: il piccolo Giulio nasce in ambulanza

Storia a lieto fine ma con aspetti negativi. Da Condofuri a Reggio Calabria, 55 chilometri per raggiungere l’ospedale. A Melito Porto Salvo, infatti, il punto nascita è stato chiuso

di Redazione
10 dicembre 2019
11:43
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Una notte magica per i soccorritori del 118 che, partiti d’urgenza su una chiamata per un codice rosso, dalla postazione Palizzi, sono arrivati a Condofuri dove hanno contribuito al miracolo della vita. Una corsa per strada e su per le scale. Il travaglio della giovane venticinquenne nigeriana è già iniziato. Il tempo di arrivare in ambulanza e la spinta decisiva arriva. Tra le braccia della dottoressa Clementina Giardiniere assistita dall’infermiera Rita Cortese nasce Giulio. Poi è tutto nelle mani Angelo Catalano, l’autista della “Alfa Palizzi”, che, sfrecciando, trasporta mamma e figlio al Grande Ospedale Metropolitano dove sono prontamente assistiti.

«Un’emozione indescrivibile»

Un vero proprio miracolo che, raccontato da chi l’ha vissuto, riesce a trasmettere tutta l’emozione del momento di gioia più intenso. «È stata un’emozione indescrivibile – ci racconta Angelo Catalano – . Erano le 2.15 di questa notte la centrale operativa del 118 e ci ha attivato per un codice rosso per una donna entrata in travaglio. Lei sta a Condofuri superiore. Siamo andati di corsa verso la casa della signora. Appena arrivati lì stavamo sistemando la partoriente in barella per portarla a Reggio, visto che a Melito non c’è Ginecologia e ostetricia. Ma Giulio ha deciso di nascere proprio in quel momento davanti ai nostri occhi. Ha partorito in barella. Con una spinta è uscita fuori prima la testa e con l’altra è arrivato sulla barella, subito prima di partire. In meno di un’ora siamo arrivati in ospedale. Il bambino stava bene e per fortuna anche la donna, che era la nostra principale preoccupazione. Siamo arrivati intorno alle 3.30».

55 chilometri per arrivare a Reggio

Così gli angeli della “Alfa Palizzi” hanno vissuto in prima linea l’esperienza più emozionante e, almeno questa volta, si racconta una storia a lieto fine fatta di adrenalina e passione. Gli elementi che muovono chi fa uno dei mestieri più belli e allo stesso tempo carichi di responsabilità.

 In una storia bella da vivere e da raccontare emerge sempre, però, il lato negativo. Se ci fosse stato ancora il punto nascita a Melito Porto Salvo, Giulio e la sua mamma non avrebbero dovuto affrontare 55 chilometri per arrivare a Reggio. E, allo stesso tempo, non si sarebbe privata l’intera aera di un mezzo di soccorso fondamentale. Ma per questa volta vogliamo solo occuparci di Angelo e di tutta l’equipe che, con dedizione e passione ha soccorso una mamma in difficoltà contribuendo al miracolo della vita.

 

Elisa Barresi

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