Da Brescia a Soverato: la storia di Giovanni, dializzato in vacanza

VIDEO | Funziona e anche molto bene il servizio di dialisi turistica dell'ospedale soveratese. In questo modo, i pazienti nefropatici residenti in altre regioni possono sottoporsi ai trattamenti anche in Calabria. La testimonianza di un 69enne in villeggiatura a Monasterace 

di Rossella  Galati
1 settembre 2019
11:13
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Essere liberi di viaggiare nonostante la malattia, godersi il sole e il mare di Calabria sapendo di potersi sottoporre alle cure salvavita nel periodo di villeggiatura. E’ quello che succede a molti pazienti nefropatici che scelgono la nostra regione per le loro vacanze grazie anche alle prestazioni dialitiche che vengono garantite nei nosocomi calabresi con il servizio di dialisi turistica. Giovanni Panucci, 69enne di Brescia di origini calabresi, già trapiantato di rene a Padova, è uno di questi. Ogni anno, dal 1975 le sue vacanze le trascorre a Monasterace, primo paese della provincia reggina, e così ha continuato a fare anche quando nel 2016 è entrato in dialisi. Da quel momento durante l’estate, tre giorni a settimana li trascorre attaccato ad una macchina, al secondo piano dell’ospedale di Soverato.

A Soverato come a Brescia

«Il servizio dialisi dell’ospedale di Soverato è ottimo – spiegano Giovanni e sua moglie Lucia Gnali -. Sono tutti molto professionali e disponibili a partire dal primario, passando per i dottori fino agli infermieri. E’ come fare la dialisi su al nord, non c’è nessuna differenza». Un servizio che non ha nulla da invidiare alle realtà del nord Italia dunque e un ambiente che, come succede in questi casi, diventa per i pazienti una seconda famiglia. «E’ come se fossimo in famiglia, in dialisi è così, sia a Brescia che a Soverato – racconta Giovanni, in dialisi da tre anni per problemi di pressione e dopo il trapianto andato male -. Impari a conoscere la gente, purtroppo ognuno ha le sue patologie ma ci troviamo bene. Stare quattro ore attaccati ad una macchina con due aghi non è semplice ma noi parliamo, discutiamo, ridiamo.  A volte scendiamo in Calabria anche durante l’anno e quando ho bisogno di fare qualche seduta contatto l’ospedale e se c’è la disponibilità ci organizziamo e partiamo».

 

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