La soluzione civica per un patto M5s-Pd: se non De Masi… Pippo Callipo

VIDEO | La nostra intervista all’imprenditore sotto scorta che nella trincea di Gioia Tauro ha ricevuto Di Maio e Bonafede. Dice «No» ad un impegno politico diretto ma annuncia: «Da qui a qualche giorno la regione avrà la possibilità concreta di un cambiamento»

di Pietro Comito
18 settembre 2019
10:45
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Nino De Masi
Nino De Masi

«Se non Nino De Masi, Pippo Callipo… Se non Pippo Callipo chi?». Partiamo dalla domanda finale e riavvolgiamo il nastro. Davanti a noi c’è Nino De Masi, espressione «simbolo» (copyright Luigi Di Maio, anno 2018) di una società civile divenuta l’unica speranza affinché Cinquestelle e Dem raggiungano un’intesa anche per le prossime regionali in Calabria. La replica: «Credo che le cose siano fatte e che da qui a qualche giorno vedremo forse la possibilità concreta di un cambiamento». È la risposta di un uomo che sa, la cui credibilità è nel suo vissuto. Un uomo sì solo, ma al comando del suo destino.  

La trincea a Gioia Tauro

«La consapevolezza di ciò che sei o che in parte sei stato costretto a diventare – dice Nino De Masi – aiuta ad affrontare il senso della solitudine, anche se la solitudine in sé non l’attenua». Per comprendere l’essenza di quest’imprenditore che è insieme genio ed esempio di coraggio, bisogna raggiungere la sua azienda nella zona industriale di Gioia Tauro. Davanti al cancello serrato, ci sono due militari armati di fucile mitragliatore. Oltre il cancello, un blindato dell’Esercito. Nel pomeriggio lo spiazzale è deserto. Nello stabile, al secondo piano del quale c’è il suo grande ufficio, s’ode solo l’eco della voce di Simona che dice: «Avanti…».

Ed eccolo Nino De Masi, sopravvissuto agli attentati della ’ndrangheta e al cappio delle banche, quasi vent’anni sotto scorta per tenere viva non solo l’azienda sua di suo padre, ma soprattutto «l’idea che fare impresa, che vivere bene e in pace, anche in Calabria è possibile». E in una vita sotto assedio ha inventato, brevettato, costruito, esportato, reso testimonianza, nei tribunali, nelle scuole, nelle piazze. È caduto e s’è rialzato, ha combattuto e ha vinto.

Di Maio, Morra, Nesci…

Ci attende, lo attende, una lunga intervista, nei giorni in cui il capo politico dei Cinquestelle, Luigi Di Maio, guardando alle regionali di Umbria e Calabria, dice chiaro che un patto col Partito democratico è possibile se si trova una sintesi nella società civile. Certo, ci sono i distinguo verso Di Maio, che pur pesano. Il distinguo di Nicola Morra, che è il presidente della Commissione antimafia e che in Calabria è il più carismatico della pattuglia pentastellata eletta in Parlamento, il quale ammonisce: «Non sia mai un patto col Pd», che da noi di lavoro alla magistratura ne ha dato fin troppo. E dopo Morra, il distinguo di Dalila Nesci, che non ha mai fatto mistero delle sue ambizioni di candidatura come governatrice, ancor più eloquente: no al civismo, no alla società civile che potrebbe mascherare presenze malsane.

Di Maio, però, del Movimento è il capo politico. E Di Maio, nel Movimento, conta e determina. E Di Maio, che da vicepremier e ministro del Lavoro, assieme al collega Guardasigilli Bonafede, poco più di un anno addietro rese visita proprio a De Masi, nella sua azienda di Gioia Tauro, in un evento che già allora aveva il senso dell’investitura.

De Masi e il Movimento

L’imprenditore di Rizziconi, assieme a noi, rilegge gli eventi di ieri e di oggi, sgombrando però subito il campo: «Ad una candidatura, d’ogni sorta, non sono interessato. Lo dissi a suo tempo, quando mi fu proposta a chi me la propose, e lo ripeto a lei, che oggi me lo chiede…». Il Movimento? «Mi sento vicino, anche se non vi appartengo. Sono un imprenditore, punto e basta». Intimamente però, anche se non lo dice espressamente, De Masi è un grillino, ma di quelli della prima ora, che denuncia le depravazioni di una classe dirigente che ha soffocato nel giogo del bisogno soprattutto le popolazioni del Sud e di una gerontocrazia scesa a patti col diavolo (la ’ndrangheta, le lobby di potere, il familismo amorale…). È un tipo, De Masi, che crede in una rivoluzione che parta dal basso. E la svolta governista? La considera un passaggio obbligato ma «con la Lega no». Perché «un vero meridionalista non si fa incantare».

Legalità fuori dai luoghi comuni

De Masi fa parte di una ristretta cerchia d’intrepidi che oggi gode di considerazione e sana popolarità, dentro e fuori i confini di questa regione: gente il cui vissuto diventa oggi prova di integrità morale e resistenza ai poteri criminali, alle logiche familistiche, dell’arrivismo e di conservazione del potere. Parla di «legalità» andando oltre la retorica di un’antimafia divenuta sin troppo commerciale. «Una legalità non più solo pronunciata - spiega - ma praticata, che sia sì rispetto delle regole, ma anche del valore, del merito… Solo così il riscatto vero, concreto, di questa terra, quello in cui credo è possibile. Il riscatto di una terra a cui una certa politica ha negato un presente e che vorrebbe negarne il futuro».

De Masi o Callipo…

Ma De Masi si sfila. E non è tipo da pantomime o tatticismi. Non ne ha voluto di che sapere prima, di essere parte attiva dell’agone politico, non vuol di che saperne ora. Malgrado passaggi significativi, come la nomina di Anna Laura Orrico come sottosegretaria, siano per lui «un segnale di speranza, il segno dei tempi che cambiano». Ma vogliamo essere concreti e incalziamo: «Se non De Masi, Pippo Callipo (già… Pippo Callipo), se non Pippo Callipo chi?». L’imprenditore si ferma. È la sua prima vera pausa nell’intervista, tira un sospiro, quasi scuote il capo e si lascia sfuggire: «Ho la risposta, ma non gliela posso dire…». E poi: «Io sono molto fiducioso, che se le condizioni che si stanno paventando daranno a noi una speranza. Credo che ci saranno uomini e donne calabresi che offriranno un contributo importante allo sviluppo di questo territorio…». Intuiamo che non sono solo considerazioni personali, quella di Nino De Masi è una consapevolezza che nasce da relazioni e dalla conoscenza di fatti a noi fin qui inaccessibili? La replica è serafica davanti alla nostra insistenza: «Credo che le cose siano fatte e che da qui a qualche giorno vedremo forse la possibilità concreta di un cambiamento».

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Pietro Comito
Giornalista
Pietro Comito, che ha iniziato la propria carriera professionale a Rete Kalabria e Radio Onda Verde, è stato redattore del Quotidiano della Calabria dal 2002 al 2005, quindi dal 2006 al 2012 caposervizio di Calabria Ora, dove ha guidato le redazioni di Vibo Valentia, Reggio Calabria, Gioia Tauro, Siderno e Catanzaro. Dal 2012 al 2014 è stato nuovamente in servizio al Quotidiano, dove ha guidato, nella veste di caposervizio, la redazione di Vibo Valentia. Nel 2011 ha ritirato il Premio Agenda Rossa conferito ai giornalisti minacciati dalla 'ndrangheta. Sempre nel 2011 è stato insignito del Premio Paolo Borsellino. Ha pubblicato per la Newton Compton e per la Città del Sole Edizioni ed ha collaborato alla realizzazione del Dizionario enciclopedico delle mafie redatto da Castelvecchi Editore. Esperto di cronaca nera e giudiziaria, negli ultimi anni è stato tra i giornalisti calabresi più esposti nell'informazione sulla criminalità organizzata.
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