Regionali, segreteria Pd: «Di nuovo Oliverio sarebbe un disastro»

Il Partito democratico si è riunito a Lamezia per tirare le somme sulla possibile nuova corsa del governatore uscente. Il responsabile per il Mezzogiorno dei democrat Nicola Oddati ha rimarcato il No del Nazareno, anche di fronte alla strenua difesa di Adamo, Bruno Bossio e Guglielmelli

di Pa. Mo.
giovedì 8 agosto 2019
19:54
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Mario Oliverio e Nicola Oddati
Mario Oliverio e Nicola Oddati

Grande raduno degli stati maggiori del Pd calabrese a Lamezia Terme nella sede del partito alla presenza del responsabile del Mezzogiorno Nicola Oddati e del commissario calabrese del partito, Stefano Graziano. La riunione, almeno nelle intenzioni dei fedelissimi del presidente Oliverio, doveva servire in qualche modo ad arginare la posizione della segretaria nazionale che punta ormai chiaramente al superamento della candidatura dell’attuale governatore. Tuttavia, la discussione più che segnare un punto a favore di Oliverio, si è trasformata in una sorta di Caporetto.

Oddati dice No

Nicola Oddati ancora una volta ha risposto: Niet! E ha invitato Oliverio ad assumere un atteggiamento che favorisca l’individuazione di una candidatura unitaria e di rinnovamento, ciò alla luce anche della stessa storia del governatore, il quale - ha affermato Oddati - ha alle spalle una lunga carriera politica, che il responsabile del Mezzogiorno non ha esitato a ripercorrere. Ma il passaggio più forte di Oddati è stato quando ha affermato che la pretesa di una ricandidatura potrebbe rivelarsi «disastrosa».
La discussione ha toccato anche l’aspetto relativo alle vicende giudiziarie di Oliverio. Il responsabile del Mezzogiorno si è detto convinto del fatto che il presidente ne uscirà a testa alta, ma il partito, anche per una questione d’immagine, non si può permettere di ignorare le vicende giudiziarie che lo hanno lui e altri dirigenti del Pd calabrese.

La difesa dei fedelissimi

Alla riunione erano presenti le rappresentanze istituzionali del Pd e i dirigenti democrat. Enza Bruno Bossio, Giuseppe Aieta e Giuseppe Giudiceandrea hanno difeso a spada tratta la linea di ricandidatura del presidente. Anche se, soprattutto la parlamentare cosentina, ha fatto capire di non essere disposta ad arrivare fino alla rottura con i vertici nazionali.
Insomma, della serie “un seggio parlamentare val bene una messa”. Assente dalla sala il grande regista della linea di resistenza di Mario Oliverio, Nicola Adamo, il quale ha preferito coordinare la riunione dal bar ubicato al piano terra della sede Pd. Posizione radicale, invece, quella assunta dal consigliere regionale Carlo Guccione, il quale ha sostenuto che bisogna procedere a un rinnovamento reale delle rappresentanze istituzionali e, in tal senso, si è detto disposto, a fare un passo indietro. Franco Iacucci, invece, ha sottolineato che non si può far finta di non vedere o difendere una situazione che è sotto gli occhi di tutti. È poi toccato a Luigi Guglielmelli e Giuseppe dell’Aquila difendere il governatore. Il primo, in rappresentanza della Federazione cosentina del Pd, e il secondo per quella di Crotone. Una difesa resa in qualche modo sterile dalla circostanza che entrambi farebbero parte di strutture speciali della Presidenza regionale, almeno secondo alcuni fonti dall’interno dello stesso Pd. Insomma, la situazione per Oliverio si complica ulteriormente. E le voci che arrivano da Roma riferiscono che Mario Oliverio potrebbe ritirare la sua candidatura proprio a causa di questo assedio concentrico.

Pa. Mo.

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Pa. Mo.
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”
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