Rimpasto, Aieta: «Con Oliverio le riunioni di maggioranza non servono a niente»

«Il governatore avrebbe fatto meglio ad evitare la discussione di maggioranza e operare le sue scelte in piena autonomia ma, giacché si è voluto condividere l’ennesimo criterio dei tecnici, bene avrebbe fatto ad attenersi rigorosamente alle proposte dei consiglieri compresa quella avanzata più volte di non nominare assessori a loro riconducibili»

di Pa. Mo.
venerdì 13 aprile 2018
20:10
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Giuseppe Aieta e Mario Oliverio
Giuseppe Aieta e Mario Oliverio

«La premessa fondamentale per la mia cultura è che nel ragionamento che segue non entrano giudizi sulle persone che reputo rispettabilissime tutte. Ma sul piano politico emerge netto un dato e cioè che le riunioni di maggioranza ricadono puntualmente nel nulla. La scelta del governatore di nominare assessori esterni vicini ai consiglieri regionali, per come è avvenuto, pone un problema di opportunità politica rispetto ai principi da tutti noi condivisi».

 

A parlare non è uno qualsiasi, è Giuseppe Aieta, uno dei consiglieri regionali fino a qualche tempo fa più vicini al governatore della Calabria. E non usa mezzi termini. In sostanza afferma che le riunioni di maggioranza sono semplicemente un rituale inutile perché, evidentemente, le parole, le proposte dei componenti della maggioranza non sono prese in considerazione. Aieta, dunque,  denuncia un deficit di democrazia nel contesto di una compagine che di fatto è un monocolore PD. Molto più che un mal di pancia quello espresso dal consigliere regionale Giuseppe Aieta, ma il sintomo di un vero è proprio disagio politico.

 

«Il governatore avrebbe fatto meglio ad evitare la discussione di maggioranza –prosegue- e operare le sue scelte in piena autonomia ma, giacché si è voluto condividere l’ennesimo criterio dei tecnici, bene avrebbe fatto ad attenersi rigorosamente alle proposte dei consiglieri compresa quella avanzata più volte di non nominare assessori a loro riconducibili. Il secondo tempo di questa esperienza parte male e le scelte operate non uniscono e non contribuiscono a creare quei propositi nei quali avevamo testardamente creduto. Rivolgo, infine, il mio augurio di buon lavoro alla nuova Giunta confermando, ai calabresi, la mia tenace volontà di dare un contributo alla soluzione dei loro drammatici problemi, come sempre in piena libertà e lealtà».

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Pa. Mo.
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”
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