Elezioni, Calabria ancora appesa ai dubbi di Oliverio. E ora si parla di febbraio

Quasi sfumata la possibilità del voto a dicembre. Il governatore continua a prendere tempo e non firma il decreto ammettendo di doversi ancora confrontare con i presidenti delle Corti d'Appello. In forse anche l'approvazione del bilancio

di Riccardo Tripepi
1 novembre 2019
14:20
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È finito anche il mese di ottobre e Mario Oliverio continua non sciogliere il nodo relativo alla data delle prossime elezioni regionali. Ancora una volta, interrogato dai cronisti, si è limitato a dire che la data sarà stabilita nei termini di legge e, comunque, non si andrà oltre il 26 gennaio. Una data che già da qualche tempo è stata indicata dal presidente Stefano Bonaccini per quel che riguarda l’Emilia Romagna. Il presidente ha detto altresì che si confronterà “nei prossimi giorni” con i presidente delle Corti d’Appello, così come impone la legge.

In buona sostanza, al netto di colpi di testa dell’ultima ora, è definitivamente sfumata la possibilità che si voti il 15 dicembre, anche perché rinviare ancora in quel mese vorrebbe dire andare in piene vacanze natalizie.

Il decreto del presidente dovrebbe arrivare almeno 45 giorni prima rispetto all’apertura delle urne per quel che si decifra da una normativa articolata, regionale e nazionale, e che si presta a differenti interpretazioni.

In occasione delle ultime elezioni, quelle del 2014, il decreto firmato dalla vicepresidente facente funzioni Antonella Stasi, è arrivato il 15 settembre per indire le elezioni il 23 novembre, quasi 60 giorni dopo. Anche per dare respiro ai partiti per formare le liste e alla macchina amministrativa di predisporre il tutto senza affanno.

 

Non si capisce, dunque, perché stavolta si dovrebbe operare in maniera diversa. Il governatore, non rispondendo ai vari appelli e non facendo chiarezza in Consiglio, sta mancando di rispetto a cittadini e Istituzioni. Soprattutto perché non fornisce chiarimenti in ordine ai motivi della titubanza sull’indicazione del voto. In Emilia si è andati al 26 perché Bonaccini e la sua maggioranza hanno manifestato l’esigenza di approvare la legge di bilancio. Onere che spetta anche alla Calabria. Si farà il bilancio o no? Anche perché il Consiglio, 45 giorni prima delle elezioni, perderebbe il potere di poterlo approvare.

 

Perché il presidente non faccia chiarezza sul tema è davvero un mistero insondabile, a meno che non si tirino in ballo tattiche politiche e interessi di bottega. E anche da questo punto di vista il governatore non è che ci stia facendo una grande figura.

Ulteriore elemento di incertezza arriva poi dall’Emilia Romagna. Dopo aver fissato la data al 26 gennaio in molti si sono resi conto che il deposito delle liste dovrebbe arrivare 30 giorni prima e quindi proprio a Natale. Una iattura per i partiti, ma anche per gli Uffici comunali che dovrebbero restare aperti nei giorni di festa per accogliere e verificare le liste. Non potendo il governatore, per suo potere, andare oltre la data del 26 gennaio si sta operando una verifica, anche tramite Ministero, per capire se esiste la possibilità di arrivare a domenica 9 febbraio.

Una simile situazione di incertezza, alla vigilia del voto, non si era mai avuta in Calabria e anche questo sarà indubbiamente un profilo per il quale sarà ricordato l’ultimo governo di centrosinistra.

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Riccardo Tripepi
Giornalista

Riccardo Tripepi, avvocato del foro di Reggio Calabria e giornalista pubblicista, collabora da oltre venti anni con periodici e quotidiani, locali e nazionali, occupandosi prevalentemente di politi...

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