Sibari-Roma con il nuovo Frecciargento ma «pendolari costretti ad un giro assurdo»

VIDEO | Le linee che dalla Sibaritide dovrebbero portare nella Capitale attraverso la tratta Cosenza-Paola non piacciono al Comitato delle 100 Associazioni che, al contrario, auspica ad una soluzione più «logica e conveniente» che guardi allo Jonio 

di Marco  Lefosse
19 novembre 2018
12:48
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Frecciargento
Frecciargento

Quella Frecciargento che a giorni dovrebbe essere attivata sulla linea Sibari-Roma, e ottenuta grazie all’impegno della deputazione parlamentare cinque stelle, suscita non pochi malumori tra l’utenza ionica. Ma perché un nuovo servizio che dimezza gli attuali tempi di percorrenza ferroviari (10 ore da tabella oraria) tra l’alto Jonio e la Capitale dovrebbe stare così indigesto? Il motivo apparentemente è quello della collocazione e della dislocazione geografica della tratta. I nuovi treni ad alta velocità da Sibari dovrebbero scendere a Castiglione cosentino e da lì riprendere la direttrice per Paola e solo una volta giunti nella Città cara a San Francesco ripartire per Roma.

Sibari-Roma, «per Cosenza-Paola è un giro assurdo»

«Un giro assurdo – dice Amerigo Minnicelli, presidente del Comitato 100 Associazioni, entità sociale in cui si è formata l’idea di fusione di Corigliano-Rossano – che vede i pendolari ionici andare prima a sud per raggiungere il nord». Uno spreco di tempo e denaro che potrebbe essere abbattuto se chi gestisce e governa «avesse la lungimiranza di capire che la Sibaritide deve poter guardare allo Jonio e non al Tirreno». La soluzione più semplice e pratica, quindi, è quella di Metaponto. «Dove – ricorda ancora l’esponente del C100A – c’è già da anni il servizio Frecciarossa (più veloce e confortevole del Frecciargento) che collega la Basilicata ionica a Roma in 4 ore e 45 minuti. Basterebbe solo creare le coincidenze e i collegamenti sulla stazione di Metaponto, raggiungibile da Sibari in 30 minuti!».

Le distanze non c'entrano. Il problema è culturale e sociale?

A conti fatti, però, secondo le stime di Trenitalia, tra la percorrenza Sibari-Roma sulla tratta Cosenza-Paola e quella Sibari-Metaponto-Roma i tempi non dovrebbero variare di molto. Il vero problema – che tutti sussurrano ma che nessuno evidenzia – è culturale e sociale. La Frecciargento su Sibari, infatti, dovrebbe portare nuovi ed ulteriori benefici all’area cosentina. E questa situazione è indigesta – appunto - a chi da sempre si batte affinché il territorio della Sibaritide e di Corigliano-Rossano possa avere una sua autonomia sulle dinamiche economiche, politiche e sociali che interessano il comprensorio della Calabria del Nord est. Perché, a meno che la Frecciargento non venga chiusa ermeticamente a Sibari e riaperta a Roma Termini, significa anche raggiungere in meno tempo Cosenza ed il suo circondario. E quindi potenziare i tanti servizi che al momento gravitano nell’area urbana del capoluogo e molti dei quali – a parere di tanti – vennero creati nei decenni scorsi proprio a discapito del territorio ionico. Non solo, la Frecciargento – sussurrano dalle parti dell’antica Sybaris – creerà il pretesto per potenziare i servizi ferroviari e le stazioni del cosentino. E questo a solo discapito di Corigliano-Rossano che rimarrebbe sempre un passo indietro agli altri. Congetture ed elucubrazioni mentali – si direbbe – che trovano fondamento solo nel sentore comune delle popolazioni ioniche in cui questo sentimento di rivalsa nei confronti di Cosenza c’è da sempre. È vero, però – ma di questo bisognerebbe che tutti, soprattutto la politica nostrana che ha gestito le sorti di quest’area, se ne facessero un mea culpa – molti servizi, molte prerogative e tantissimi privilegi che sulla carta dovevano essere assegnati alla zona ionica (dall’università al tracciato dell’autostrada, per citare alcuni esempi) si sono poi ritrovati ad essere leva dello sviluppo del comprensorio bruzio. Vittimismo bizantino? Complotto? Casualità? O nessuna tra queste? A pensar male – diceva qualcuno – si fa peccato ma si indovina sempre!

 

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Marco  Lefosse
Giornalista

Sono Marco Lefosse, classe 1982. Giornalista pubblicista dal 2011 e Idealista nel DNA. Appena diciottenne scrivo alcuni brevi contributi sulla nuova esperienza della giovane destra...

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