Provinciali a Vibo: Luciano tenta di accreditarsi ma la partita è in mano a Mangialavori

Il quadro  politico nell’antica Monteleone  in pochi mesi è radicalmente mutato. Il 4 marzo, infatti,  ha ridisegnato la geografia politica in ogni zona della Calabria dando nuovi connotati anche alla mappa degli equilibri e delle influenze. Il senatore di Forza Italia, grazie anche al consenso ricevuto nella sua provincia oggi è uno degli uomini chiave nel delineare gli equilibri futuri del centrodestra. Nella discussione per elezioni provinciali guida l’agenda politica toccherà a lui fare sintesi e sbrogliare la matassa intorno al ruolo del sindaco Costa

di Pa. Mo.
sabato 8 settembre 2018
11:18
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Giuseppe Mangialavori
Giuseppe Mangialavori

La politica locale in queste ore si è rimessa in movimento dopo la pausa estiva. Una volta, alla vigilia di appuntamenti importanti, si diceva che  il quadro politico fosse in fibrillazione. E, indubbiamente, una certa manifestazione di inquietudine si registra, soprattutto nella galassia di numerosi aggregati civici nelle città. Uno dei primi fattori delle fibrillazioni si evidenzia attraverso il gioco dei riposizionamenti, una pratica diffusa in Calabria più che in altre Regioni. Vibo Valentia non fa eccezione. Il quadro  politico nell’antica Monteleone  in pochi mesi è radicalmente mutato. Il 4 marzo, infatti,  ha ridisegnato la geografia politica in ogni zona della Calabriadando nuovi connotati anche alla mappa degli equilibri e delle influenze. Giuseppe Mangialavori, senatore di Forza Italia, eletto in posizione di leadership nel partito di Berlusconi, grazie anche al consenso ricevuto nella sua provincia e che gli ha permesso di eleggere il deputato nel collegio, oggi si ritrova nelle condizioni di essere uno degli uomini chiave nel delineare gli equilibri futuri del centrodestra in vista delle regionali a Vibo ma anche in Calabria.

Un consenso quello di Mangialavori che, proprio nella provincia di Vibo, si è manifestato in maniera plateale e che ha arginato lo tsunami M5S proprio in casa della parlamentare Dalila Nesci, tra le figure più attive del movimento di Beppe Grillo sul piano regionale. Con il tramonto di Brunello Censore PD,  ex uomo forte della politica vibonese, a dettare l’agenda politica a Vibo Valentia e provincia, è il giovane medico del centrodestra, politico dai modi garbati ma determinato. A questo punto per Mangialavori si tratta di cominciare a capitalizzare questa posizione. All’orizzonte ci sono tappe importanti e saranno incalzanti, a cadenza quasi semestrale. Europee a primavera prossima, Regionali in autunno e Comunali nella primavera del 2020. Sulla strada poi, ci sono alcuni appuntamenti nel quale più che i voti si tratta di sistemare e posizionare pezzi  di ceto politico e metterli in condizione di fare meno danni possibile.

Un vecchio statista democristiano sosteneva in politica si tenta di sistemare in un circuito virtuoso anche le figure più dannose. Uno di questi appuntamenti è l’elezione del Presidente della Provincia. Il 31 ottobre, infatti, sono fissate le elezioni dopo che lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Briatico ha segnato la decadenza del Presidente della Provincia Andrea Niglia. L’appuntamento non è una elezione popolare ma una elezione indiretta, ad eleggere il presidente e la Giunta saranno infatti i consiglieri e sindaci dei comuni della Provincia. Il ceto politico, dunque, nella competizione ha un ruolo determinante, ma soprattutto contano il peso e le influenze. Giovedì scorso si è tenuta la prima riunione delle forze che potenzialmente si richiamano al centrodestra. Tuttavia chi mastica politica che riunioni come quella che si è tenuta giovedì, più che riunioni tese a decidere a qualcosa sono considerate estremamente interlocutorie, utili più a posizionarsi o tentare di dare la percezione agli interlocutori la sensazione  di forza della quale non si può fare a meno. Giovedì scorso, dunque, più che un incontro tra delegazioni sembrava un’adunata assembleare. Tant’è che alla fine la riunione è stata riconvocata per la settimana successiva in un incontro tra delegazioni più ristrette. A quel tavolo comunque si sono ritrovate forze che pur avendo un passato nel centro sinistra si sono riposizionate da tempo nel centrodestra, tra questi il consigliere regionale Vincenzo Pasqua e Gaetano Bruni, con FI il primo e con l’UDC il secondo. Niente di nuovo quindi sotto cielo.

 

La vera novità è rappresentata da un inedito riposizionamento e fino a qualche mese fa  come l’astro nascente della politica comunale vibonese, l’ex presidente del consiglio comunale Stefano Luciano. L’esponente politico, infatti, lo avevamo lasciato attivamente impegnato a sostenere il centrosinistra nelle ultime competizioni politiche. La lista “Civica Popolare” alleata del PD su indicazione dello stesso Luciano aveva candidato  Vincenzo De Filippis. E tutto il movimento di Vibo Unica aveva sostenuto nel collegio uninominale niente di meno che lo stesso Brunello Censore.  Le elezioni però sappiamo come sono finite. Evidentemente per Luciano e il suo gruppo è tempo di guardare al futuro. La tappa intermedia delle elezioni provinciali serve proprio a questo. Il repentino passaggio di Luciano da sinistra a destra, tuttavia, aveva bisogno di una sorta di legittimazione politica sul fronte del centrodestra. Detto, fatto. Ecco spuntare quello che i protagonisti hanno chiamato patto federativo, un accordo tra il movimento di Stefano Luciano e il Movimento sovranista di Gianni Alemanno. A introdurre al tavolo della riunione del centro destra, Stefano Luciano, infatti, è stato Mimmo Arena, coordinatore regionale del Movimento Sovranista, nonché insieme al all’ex senatore Bevilacquarappresentanti dei sovranisti in città. Il tutto accompagnato da un po’ di rumore mediatico teso a dare la percezione di un imponente cambio di scenario politico. Una situazione politica nuova che, a quanto sembra, non ha  scomposto affatto il senatore Giuseppe Mangialavori, il quale, alla prima riunione si è limitato a prendere atto della nuova geografia politica, consapevole che, i giochi sono appena all’inizio.

D’altronde in queste ore l’approccio è puramente tattico, e non potrebbe essere diversamente, considerato il profilo delle elezioni provinciali, nelle quali il ruolo fondamentale è giocato dai consiglieri comunali e, in particolare, da quelli delle città che valgono nel voto un quorum notevole. E tuttavia, FI e Mangialavori, sanno benissimo che le riunioni come quella tenutasi giovedì scorso servono esclusivamente a fare “struscio”, come sanno altrettanto bene che il destino della partita, è nelle loro mani e che, nonostante lo “struscio”, alimentato finanche dalla presenza in città dal segretario nazionale del movimento dei sovranisti, Gianni Alemanno, la tessitura della tela di questa complessa alleanza a Vibo Valentia passa per Forza Italia e certamente non per i movimentismi, le oscillazioni, i trasformismi di Luciano e company. Mangialavori dovrà avere la capacità di pervenire ad una sintesi e sbrogliare l’imbarazzante matassa politica rappresentata dalla Giunta Costa. Ma tutti sanno in città e in provincia che non conviene a nessuno tirare la corda e rischiare di essere messi fuori gioco dagli appuntamenti elettorali che contano e nei quali a pesare è certamente il consenso elettorale ma, fondamentale, è il contenitore con il quale ti presenti. E piaccia o meno, il maggior azionista di quel contenitore, allo stato, a Vibo e in provincia, è il senatore Giuseppe Mangialavori e Forza Italia. E’ così. E’ la politica bellezza.

 

Pa.Mo. 

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Pa. Mo.
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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