«Delegati Pd calabresi come ragazze pon pon», nuove polemiche in casa democrat

Si surriscalda l’atmosfera in vista dell’assemblea che dovrà fissare la data del congresso. Da più parti si denuncia l’arruolamento irregolare di nuovi rappresentati per sostituire chi è fuoriuscito

di Enrico De Girolamo
24 marzo 2018
15:28
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Il Pd calabrese si appresta all’assemblea che dovrà discutere su eventuali primarie e fissare la data del congresso, dopo lo tsunami elettorale che ha spazzato via posizioni di rendita, illusioni e ipocrisie, riducendo il partito regionale ai minimi storici e relegandolo in uno striminzito 14 per cento. 

Lunedì pomeriggio, dunque, a Lamezia, i democrat proveranno a rimettersi in cammino nonostante nessuno sappia bene verso dove. Ma intanto, come diceva uno dei più importanti filosofi cinesi, “ogni viaggio inizia con il primo passo”. A meno che il primo passo non sia un inciampo. E così, negli ultimi giorni, proprio in vista dell’appuntamento statutario del 26 marzo, si accavallano le voci di chi denuncia le solite manovre per rafforzare i potentati che hanno portato il Pd calabrese a essere l’ombra di se stesso.

 

I delegati "amici" arruolati irregolarmente 

In particolare, siccome negli ultimi mesi molti delegati di circolo, che fanno parte dell’assemblea regionale, sono usciti dal partito per aderire ad altre formazioni come Liberi e Uguali, oppure non hanno rinnovato la propria tessera, è necessario sostituirli.
Secondo il fantomatico statuto che nei fatti si è dimostrato già infinite volte un’inutile foglia di fico, i sostituti dovrebbero essere scelti a scalare sulla base di elenchi bloccati con i nomi presentati a suo tempo dai rispettivi segretari di circolo in occasione della propria elezione. Un sistema che serve a preservare gli equilibri politici (leggi correnti interne) in caso, appunto, di surroga dei delegati designati, che in totale sono 180, più quelli che fanno parte di diritto dell'assemblea (segretari provinciali, consiglieri regionali, parlamentari e così via).
Sembra però che alcune caselle vengano riempite in queste ore per cooptazione, cioè non seguendo pedissequamente la procedura statutaria, ma affidandosi a telefonate per contattare gli “amici” più fidati. Va da se che un’assemblea regionale del partito orientata da chi controlla i delegati rappresenta un’ipoteca sul congresso futuro, che dovrà scegliere a chi affidare il Pd Calabria al posto del segretario uscente Ernesto Magorno.

 

«Trasparenza come carta straccia»

A denunciare per prima questa presunta anomalia è stata la democrat catanzarese Alessia Bausone, “selfista” per passione e rompiscatole di professione (nel tempo libero fa anche la giurista), che da molti colleghi di partito è avvertita come una spina nel fianco, per usare un eufemismo accettabile. Ebbene, l’infaticabile Bausone, che prende sul serio l’appuntamento assembleare, non si arrende all’evidenza di un partito che perde il pelo (i voti) ma non il vizio (i caminetti).

 

«Ho provato a cercare l'elenco dei componenti dell’Assemblea per poterli contattare e portare in discussione una mia istanza - racconta -. Purtroppo la pagina dell’elenco è l'unica che non risulta accessibile dal sito del Pd Calabria. Una mancanza di trasparenza forse dovuta al fatto che alcuni componenti dell’assemblea sono da mesi naufragati nella formazione Liberi e Uguali oppure, semplicemente, si sono disaffezionati. Le modalità di sostituzione, però, rimangono racchiuse nell'arcano».

 

È questa la premessa per la sua caustica presa di posizione: «In questo partito, delle regole e, in particolare, della trasparenza, si è fin d'ora fatto carta straccia, con un'assemblea regionale ipoattiva non luogo di discussione, analisi e confronto, ma degradata a comitato di accoglienza per Vip di Partito Nazionale e delegati chiamati a fare i ragazzi e le ragazze pon pon».
Parole esplicite, ma troppo isolate, che risuonano però forti e chiare soprattutto per il silenzio tombale che le circonda. Salvo, ad esempio, Federica Roccisano, che in questo Partito democratico ci sta stretta da quando è stata estromessa dalla Giunta regionale per manovre legate agli equilibri interni, e che adesso non nasconde il suo disappunto, confermando la tesi della cooptazione dei delegati e parlando ironicamente di «trasparenza 4.0 del Pd calabrese».

 

Il presidente dell'assemblea glissa

Insomma, se il buon giorno si vede dal mattino, non è un cielo terso quello che si staglia sull’imminente assemblea di Lamezia, che sarà presieduta da Peppino Vallone, ex presidente della Provincia di Crotone. Raggiunto al telefono per un commento, si scusa perché impegnato ma assicura che richiamerà subito, dieci minuti al massimo. Mai più sentito. 

«Dopo che una mietitrebbia elettorale ci ha travolti - conclude Bausone - spero maturi veramente la necessità di far i conti con le istanze di cambiamento, rinnovamento e ascolto non solo della base (poca, appassionata, ma disillusa) che è rimasta, ma della gente comune critica e arrabbiata che vede il Pd come spray al peperoncino negli occhi».


Enrico De Girolamo

 

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