I grillini saranno in piazza per gridare allo scippo dello scranno in Parlamento. Il vice capogruppo di Fdi alla Camera Antoniozzi però ricorda che il passaggio è stato sancito da una legge varata dopo un lungo esame degli incartamenti: «Il ritorno in Aula è sacrosanto»
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
“Alziamo la testa” è il titolo della manifestazione organizzata dal M5s per sabato a Cosenza. I grillini hanno chiamato tutti a raccolta in corso Mazzini a partire dalle 16,30. È prevista la partecipazione del leader Giuseppe Conte e di tutto il gruppo parlamentare del MoVimento.
Lo scopo è gridare contro lo “scippo” del seggio operato da Andrea Gentile (Fi) nei confronti dell’ex deputata Elisa Scutellà. Il problema è che un conto sono le piazze, un conto il Parlamento e non si capisce bene perché i grillini protestino a corso Mazzini e non in piazza Montecitorio visto che la decisione è avvenuta sulla base di una legge dello Stato approvata alla Camera.
Ancora un conto è la propaganda, un conto il diritto. Su questo interviene in maniera chiara il vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Alfredo Antoniozzi. «In questi mesi abbiamo deciso di tenere un profilo basso sull’argomento per doveroso riguardo verso le Istituzioni, ma adesso non possiamo più tacere di fronte alla palese e censurabile mancanza di rispetto verso l’operato di Organismi democratici parlamentari, ma anche in relazione alla violenza delle parole, scaturita da una campagna stampa e social media, basata su mere congetture, che non rende onore al lavoro di tutti i gruppi parlamentari».
Gruppi parlamentari ovviamente composti da tutte le forze politiche. Va infatti ricordato che il presidente della Giunta per le Elezioni, che ha a lungo esaminato la pratica, è Federico Fornaro, esponente del Pd che è parlamentare navigato (è alla terza legislatura) e da una vita non si è mai mosso dalla sinistra. In giunta era presente un altro deputato che conosce molto bene la Calabria ovvero il deputato dem Nico Stumpo che proprio in Calabria è stato eletto nel proporzionale. Nessuno dei due ha avanzato dubbi sulla regolarità dell’accoglimento del ricorso presentato dal forzista.
Così Antoniozzi ha buon gioco nel ribadire che «Gentile ha avuto ragione in tutte le fasi previste dalla legge: presso il Comitato di Verifica, in seno alla Giunta delle Elezioni e infine in Parlamento, dove, a larga maggioranza, è stata votata e convalidata la sua elezione. All’esito del democratico esercizio degli organi costituzionali è stata dunque riconosciuta e ripristinata la volontà popolare. Siamo in democrazia. Questo responso è sacrosanto. Tutto il resto è polemica, mancanza di rispetto, sospetto strumentale, veleni, diffamazione. Grave è, peraltro, che a seminare odio e aizzare le folle è chi dovrebbe dimostrare senso di responsabilità, rendendo onore a quelle Istituzioni che dice di rispettare. La democrazia non è questa. È altro».
Un conto quindi sono le piazze e la propaganda politica, un altro il risultato giuridico affermato dal Parlamento. E forse i 5Sstelle dovrebbero distinguere i due piani perché quel risultato dice l’opposto di quanto gridano nelle piazze.
Cavalcare a fini elettorali quella risultanza potrebbe avere un esito perverso; è come dire a tutti i cittadini italiani che possono anche non osservare una legge dello Stato qualora la ritengano iniqua. Ma funziona così uno Stato di diritto?