Giunta Calabria, la Lega punta su Nino Spirlì. Guiderà cultura, commercio e legalità

Finale a sorpresa per la telenovela della formazione dell'Esecutivo. La Lega ci sarà. Con la "benedizione" da lontano del Capitano la scelta ricade su un nome assai diverso da quelli circolati negli ultimi giorni. Una sconfitta per la fronda calabra capitanata da Domenico Furgiuele 

di Alessia Candito
18 marzo 2020
00:50
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Nino Spirlì
Nino Spirlì

Tanto tuonò che non piovve. Alla fine, anche la Calabria avrà la sua Giunta. A più di cinquanta giorni dalle elezioni la presidente Jole Santelli sembra aver partorito la squadra di governo, che andrà a battesimo in piena emergenza coronavirus. E si conclude anche con un lieto fine la telenovela che ha tenuto con il fiato sospeso chi era in cerca di distrazioni dal preoccupante aumento dei casi di Covid 19. La Lega in Giunta ci sarà ma con profilo, nome e deleghe assai diversi da quelli circolati negli ultimi giorni. L’assessore del Carroccio è Nino Spirlì, nome e volto noto nel centrodestra, che in passato mai ha ricoperto incarichi politici. A lui dovrebbero andare le remunerative deleghe di Cultura, Artigianato, Commercio e Legalità.

 

La linea dettata da via Bellerio

Alla fine, a dettare la linea sono stati i responsabili locali individuati direttamente da via Bellerio, che si è premurata di commissariare la Calabria quando la Lega si è accorta di aver imbarcato fin troppi personaggi scivolosi nell’ansia di avanzare a Sud. E dalla partita per la Giunta ne escono malissimo. A partire da Domenico Furgiuele, silente capo della fronda calabra che oltre a sussurri e indiscrezioni ha parlato per bocca neo europarlamentare Vincenzo Sofo, catapultato a Bruxelles dalla Brexit, dove si è intrattenuto a disquisire di nocciole mentre l’epidemia da coronavirus preoccupava i più.

 

L’eco lontana di Sofo

Poco dopo la proclamazione degli eletti si è premurato di organizzare un minitour in Calabria, fra riunioni paparazzatissime con sindaci e pseudo scuole di “geopolitica”, per poi andare a riparare – dicono i ben informati – nella villa francese della fidanzata Marion Le Pen, da cui sarebbe – sostiene – impossibilitato a tornare, negli stessi giorni in cui ministri e parlamentari di mezza Europa si muovono con istituzionale disinvoltura anche per le riunioni dell’Eurogruppo. Da lontano però, Sofo non ha mancato di far sentire la propria voce sui media calabri, per rivendicare una molto precisa delega in Giunta.

 

Obiettivo (fallito), assessorato all'Agricoltura

La sua area, ormai più che definita, non ha mai nascosto di essere ingolosita dall’assessorato all’Agricoltura su cui lo stesso Salvini durante la campagna elettorale aveva messo gli occhi. E con questo biglietto da visita lui e i suoi, con il valido appoggio della “banda” di Furgiuele hanno portato in giro il “loro” candidato, Pietro Molinaro, ex presidente di Coldiretti, che sui palchi dei comizi si è presentato come se avesse la delega già in tasca, forse contando anche sui rapporti più che cordiali fra i vertici di via Bellerio e Coldiretti nazionale. Il derby interno con il neoconsigliere regionale Filippo Mancuso, espressione di Confagricoltura, lo ha sempre o quasi dato già per vinto.

 

Cambio di rotta

Peccato che l’emergenza sanitaria abbia dato alibi e occasione al prolungarsi del pantano politico, dentro e fuori dalla Lega. E gli scenari sono cambiati. Ma Sofo, Furgiuele e i loro non sembrano essersene accorti. E così mentre in via ufficiale e ufficiosa promettevano assistenza, collaborazione e cura agli agricoltori calabresi, il partito andava in tutt’altra direzione. Negli stessi minuti in cui nelle loro chat e sui loro profili social si festeggiava la vittoria, la Lega prendeva tutt’altra strada. A quanto pare, assolutamente in rotta di collisione con i loro desiderata.

 

Assessorato a Cultura, Artigianato e Legalità

Con il segretario Cristian Invernizzi confinato a Bergamo, il boccino è rimasto in mano al viceresponsabile degli Enti Locali, Walter Rauti, che a quanto pare ha deciso di sparigliare il gioco, in linea diretta con via Bellerio. Con un piano B rispetto alla sola presidenza del consiglio, che ha sorpreso dentro e fuori. E con la presidente Santelli ha chiuso su altre deleghe che hanno a che fare con cultura, legalità, sicurezza e artigianato. Un assessorato dal portafoglio pesante, irrobustito dalla vicepresidenza di Giunta. Due caselle che saranno ricoperte dalla medesima persona, con tanto di benedizione di Matteo Salvini che da lontano si è premurato di far sapere «Ho sentito oggi la governatrice della Calabria, anche loro stanno cercando di fare miracoli e stanno allestendo al momento 165 posti di terapia intensiva. Domani ci sarà il consiglio regionale (è stato riviato, ndr) in Calabria e partirà il lavoro. Finalmente anche la nuova giunta calabrese, per la prima volta nella storia, avrà anche una rappresentanza della Lega».

 

Una sconfessione per Sofo e Furgiuele

Uno smacco non da poco per l’area di Sofo e Furgiuele, che nelle ore concitate dell’avanzare dell’epidemia di Covid 19 in Italia sono venuti allo scoperto come area, con tanto di letterina al segretario Matteo Salvini per avanzare le proprie pretese. A irrobustirla c’erano le firma di Pietro Raso, figlioccio politico di Furgiuele che con lui si è affrettato a mostrarsi abbracciato su tutti i muri di Lamezia a poche ore dalla chiusura delle urne, dell’aspirante assessore Pietro Molinaro e della neoconsigliera di Reggio, Tilde Minasi, scopellitiana di ferro che nelle urne pare abbia dovuto rinunciare ai voti del suo ex sindaco e governatore, perché – dice l’inchiesta Euphemos – “convinto”con un po’ di documenti compromettenti a sostenere il consigliere di Fdi, finito ai domiciliari, Domenico Creazzo. Peccato che quella missiva non sembra aver sortito effetto alcuno.

 

La partita (persa) del deputato leghista

Un problema, soprattutto per Furgiuele, che magari proprio sulla partita del governo calabrese ha provato a giocarsi una sorta di riabilitazione politica, necessaria per far salire quotazioni drammaticamente al ribasso. Scenografia muta durante la campagna elettorale, ridotto al silenzio persino durante le incursioni di Salvini nella “sua” Lamezia, il deputato calabrese – è ormai cosa nota – ha passato un assai brutto quarto d’ora dopo le rivelazioni sul suo ruolo imprenditoriale nella galassia societaria del suocero, il re dell’autostrada Salvatore Mazzei, condannato per estorsione e colpito da una confisca antimafia chiesta e ottenuta dalla procura di Catanzaro. Il nome di Mazzei per altro è saltato fuori nell’inchiesta sulle sentenze comprate al suq a trazione massonica venuto fuori con l’arresto del giudice Marco Petrini, arrestato grazie alle evidenze saltate fuori nel corso di un’indagine di Catanzaro e che il procuratore Nicola Gratteri ha immediatamente spedito a salerno per competenza.

 

Gli imbarazzanti scivoloni di Furgiuele e l’irritazione del Capitano

Elementi assai imbarazzanti, non solo per Furgiuele – che al riguardo non si è premurato di dire alcunchè, limitandosi a usare i social per etichettare visure camerali come fake news che tuttavia non ha avuto il coraggio (o l’ardire) di provare a smentire - ma anche per Salvini. Per tutta la campagna elettorale, il Capitano non ha fatto altro che sgolarsi contro la ‘ndrangheta e a sostegno di Nicola Gratteri e a quanto pare non ha per nulla gradito l’ennesimo imbarazzo procuratogli dal suo deputato. Un autogoal, quasi peggiore del piatto di salumi con vino postato di venerdì santo e buono a polverizzare un anno e più di madonne invocate e rosari ostentati.

 

Game over?

La questione secondo indiscrezioni sarebbe stata al centro di una pirotecnica riunione romana, conclusasi con la decisione di condannare Invernizzi a gestire per tre anni il partito in Calabria, con il raddoppio in marcatura di Rauti. Poi è arrivato il coronavirus a cancellare le faide interne dal dibattito pubblico. In privato però sembra che qualcuno della più che ovvia distrazione dal bisticcio di potere in tempi di emergenza sanitaria nazionale, abbia provato ad approfittare. E non ci sia neanche riuscito.

 

 

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