Stefano Luciano e quel mix di autoritarismo e presunzione che non ha convinto la città

Maria Limardo è il primo sindaco donna di Vibo Valentia. Ha convinto la sua coalizione. Il raggruppamento del suo avversario, invece, un “amalgama mal riuscito” sostenuto da schieramento esterno di poteri opachi e anche un po’ squallidi che andavano da un politico di matrice piscopisana al titolare di un sindacato nazionale ad personam

di Pa. Mo.
28 maggio 2019
15:05
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Vito Pitaro, Maria Limardo e Stefano Luciano
Vito Pitaro, Maria Limardo e Stefano Luciano

Maria Limardo sovrasta di 30 punti il candidato avversario Stefano Luciano. Si conclude così la campagna elettorale dell’unico capoluogo andato al voto in questa tornata elettorale amministrativa. Potremmo dire di essere stati facili profeti fin dall’inizio della campagna elettorale. Per la verità abbiamo avuto l’ardire di sostenere fin dalla crisi che ha portato alla defenestrazione dell’ex sindaco Costa che questo Stefano Luciano non fosse convincente.

 

Il tentativo di presentarsi con il profilo del candidato dal volto nuovo è miseramente fallito, non solo per l’atteggiamento tenuto durante i mesi della crisi, un atteggiamento giocato al confine tra mercanteggiamento politico per la conquista di qualche postazione di potere piuttosto che la sincera preoccupazione per i supremi interessi di una città allo stremo, ma anche per lo spregiudicato e incolore raggruppamento che lo ha sostenuto nel tentativo della conquista del primo scranno dell’amministrazione cittadina. Il vecchio Massimo D’Alema avrebbe detto un “amalgama mal riuscito”.

 

E, d’altronde, la coalizione di Luciano, è indubbio che fosse costituita da un’ammucchiata senza identità, senza cuore, frutto, a mio avviso, di compromessi indicibili. Censore e Bevilacqua, il primo erede del Pci, il secondo un nostalgico del ventennio, che ci facevano insieme? E questo interrogativo era ciò che aveva una certa visibilità politica. Quello che stava fuori, invece, era peggio. Uno schieramento di poteri opachi e anche un po’ squallidi che andavano da un politico di matrice piscopisana al titolare di un sindacato nazionale ad personam, il quale si è distinto in questi mesi per lezioni di giornalismo a buon mercato sui social, soprattutto agli editoriali del sottoscritto, per conto della nota ditta coniata tra Serra San Bruno e Dinami e battezzata magari dall’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme che già era naufragata alle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Il tutto condito con l’ironia tipica del cialtronismo di provincia.

 

La reazione alle nostre critiche, invece, è stata molto più pesante da parte dello stesso Luciano che ha esordito con la pretesa di allontanare i nostri giornalisti dalle conferenze stampa, ma la peggiore reazione, è stata quella attuata contro una società del nostro gruppo editoriale nel settore della cartellonistica. Una rappresaglia irresponsabile e, per certi aspetti, ripugnante. Un attacco perpetrato contro un’azienda sana, leader nazionale del settore e che a Vibo occupa decine di padri famiglia, il tutto consumato con la scandalosa complicità offerta da due discussi e discutibili dirigenti comunali di Vibo Valentia, sui quali ci auguriamo che al più presto si accendano i fari delle autorità competenti al fine di verificare comportamenti e azioni che hanno calpestato i principi cardine della corretta amministrazione. I vibonesi molto probabilmente non hanno apprezzato questi comportamenti costituiti da un mix di autoritarismo e presunzione, e hanno sonoramente bastonato coloro che, a ragione, hanno ritenuto i mandanti politici delle azioni che si sono consumate in questa campagna elettorale.

 

Maria Limardo è il nuovo sindaco di una città afflitta da innumerevoli problemi, ha un’identità politica ben definita e il sostegno di un giovane senatore del centrodestra, Giuseppe Mangialavori, che può legittimamente intestarsi una nuova vittoria, riuscendo a registrare un soddisfacente risultato anche per Forza Italia che, invece, crolla in tutta la Calabria. La Limardo entra anche nella storia come prima donna sindaco nella città erede dell’antica Monteleone.

 

È indubbio che un grande ruolo è stato svolto da un altro avvocato in questa competizione che ha portato al trionfo Maria Limardo, si tratta del giovane Vito Pitaro, la sua lista si colloca a pochi punti da quella di Forza Italia, un risultato notevole destinato ridisegnare la geografia politica nella città.

 

Pa.Mo.

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Pa. Mo.
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”
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