Doppia preferenza: le promesse non mantenute di Flora Sculco

I due militanti politici contestano all'unica donna presente in consiglio regionale di non aver mantenuto quanto detto in merito all'introduzione della doppia preferenza di genere

lunedì 17 dicembre 2018
17:07
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«"Le donne, soprattutto quelle meridionali, non possono più accontentarsi di proclami e promesse", così tuonava Flora Sculco ad inizio marzo 2016, in occasione dei 70 anni del diritto di voto alle donne italiane. A ragion veduta non si può dire che avesse torto, ma i proclami e le promesse tradite risultano essere proprio le sue», così Alessia Bausone, esponente del Pd e Manlio Caiazza del movimento Gauche, criticano il comportamento di Flora Sculco e delle sue presunte promesse non mantenute in tema di doppia preferenza di genere.

 

«Già, perché la proposta di legge regionale 31/10^ sulla doppia preferenza e le quote di genere presentata nell’ormai lontano 2015, ha visto negli anni sbiadire il nome della Sculco apposto sul frontespizio risultando firmata probabilmente con l’inchiostro simpatico e per mero opportunismo politico-mediatico» scrivono Bausone e Caiazza.

 

«Sì, perché - proseguono - la proposta le ha consentito nelle ricorrenze “simbolo” delle lotte femminili (8 marzo e 25 novembre) e in altre occasioni politiche di facciata, di percorrere con nonchalance le passarelle di convegni e iniziative, senza mai rendere conto delle sue improvvide dichiarazioni sul tema.

Già, perché lo scorso 8 marzo ebbe a dichiarare: «Uno dei primi provvedimenti da portare in Aula auspico che sia, a maggior ragione dopo i soliti buoni propositi espressi durante la festa delle donne dell’8 marzo, la legge sulla doppia preferenza di genere».

 

Una legge dal percorso assai bizzarro: approvata all’unanimità in Commissione affari istituzionali nel luglio 2015 e inserita nell’ordine del giorno della seduta del Consiglio regionale un mese dopo, il 31 agosto e in quell’occasione in aula, non si sa come, non ci arrivò mai.

 

E la Sculco? Tacque fino al novembre di quell’anno in cui dichiarò come fosse di buon auspicio  che su quel provvedimento si “eviti che si arrivi a dicembre con un nulla di fatto”.

«E il tempo è passato celermente e dopo che i riflettori sulla “sua” proposta di legge si sono riaccesi con forza ne ha chiesto la calendarizzazione durante la seduta del Consiglio regionale dello scorso 31 luglio, raccogliendo il plauso di molte donne delle associazioni e delle compiacenti istituzioni di parità, in particolare, della Commissione Pari Opportunità del Comune di Crotone presieduta da Maria Ruggiero, che la convocò per un altro inutile teatrino il 5 di settembre».

 

«Con il finire dell’estate si è giunti nel consiglio regionale del 28 settembre che ha inaugurato la politica del “gimme five”, il “batti cinque” dato da Sculco figlia all’eterno capogruppo del Pd dopo il pubblico “affossamento” in aula della sua stessa legge (solo Bova e Guccione si opposero)».

 

«Da allora il silenzio. È stata annunciata la costituzione di un “gruppo di lavoro sulla legge elettorale”, mai riunitosi; la CRPO di Cinzia Nava si occupa di segnalibri e la consigliera Sculco in una diretta televisiva il mese scorso ha dichiarato che in ogni conferenza dei capigruppo avrebbe richiesto l’immediata calendarizzazione della legge sul riequilibrio di genere, cosa che non ha mai fatto. Un’altra promessa tradita e un altro anno passato utilizzando le donne come “tema elettorale”, con una democrazia paritaria solo decantata».

 

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