In regione è emergenza Coronavirus. Ma a guidare i calabresi è un “governino”

La giunta Santelli potrebbe rimanere incompleta anche in occasione del primo consiglio regionale. A bloccare i lavori sulla giunta sono Lega e Fdi. Intanto l'assessore Ultimo avverte: «Non mi farò strumentalizzare» VIDEO 

di Pietro Bellantoni
5 marzo 2020
15:32
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I banchi della giunta potrebbero rimanere semivuoti anche lunedì prossimo, quando il consiglio regionale tornerà a riunirsi per l'avvio ufficiale dell'undicesima legislatura calabrese.

La questione legata a etica ed estetica delle istituzioni pubbliche, quando saranno passati più di 40 giorni dal voto del 26 gennaio scorso, appare tuttavia marginale, in questo particolare momento storico. Perché la Calabria, così come tutte le altre regioni italiane, ha tutt'altro a cui pensare, ovvero alla diffusione del Coronavirus e a tutti i gravi e drammatici problemi che si porta dietro: l'estensione del contagio, gli ospedali disorganizzati e sotto assedio, le scuole e le università chiuse, l'economia già fragile che rischia il collasso definitivo.

La Calabria sta affrontando questa emergenza guidata da un esecutivo regionale monco, da un “governino” che sembra del tutto inadatto ai bisogni attuali della popolazione e dei sistemi sanitario, scolastico, produttivo.

Lo sprint di Santelli, poi lo stop

La governatrice Jole Santelli, ormai più di due settimane fa, era partita in quarta nominando subito i suoi primi due assessori (finora gli unici), il capitano Ultimo e l'astrofisica Sandra Savaglio.
Da quel momento in poi, il lavoro sulla giunta si è praticamente fermato, arenato sugli scogli della politica e delle (strane) liturgie romane.

Il “governino” è rimasto tale non tanto – o non solo – per responsabilità di Santelli, quanto per i traccheggiamenti dei due leader che devono indicare i nomi di quasi tutti gli altri assessori mancanti: Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Senza i colloqui preventivi con i vertici di Lega e Fratelli d'Italia, Santelli non può ultimare i lavori sulla giunta né avere bene in mente il quadro generale, al cui interno dovranno essere assicurate le rappresentanze di genere (manca un'altra donna), territoriali e partitiche.

Gli incontri rinviati

Gli incontri con Salvini e Meloni, questo era l'auspicio della governatrice, si sarebbero dovuti svolgere nei primi giorni di questa settimana, ma sono di fatto slittati per motivi diversi: uno è la crisi sanitaria stessa, che sta impegnando a fondo i due principali azionisti di una coalizione, il centrodestra, che domani presenterà un progetto comune sull'emergenza Coronavirus; un altro potrebbe avere a che fare proprio con le differenti prospettive sulla giunta calabrese.

I mal di pancia di Salvini e Meloni

Non è un mistero che, in particolar modo Salvini, pretenda uno spazio maggiore rispetto a quello che Santelli vorrebbe concedergli. La Lega, come già emerso nei giorni scorsi, aspirerebbe a due assessorati, vicepresidenza inclusa, ma la governatrice vorrebbe invece mantenere invariato il suo schema iniziale, che prevede una postazione per ogni partito della coalizione.

È possibile, ma non confermato, che anche Meloni abbia deciso di prendere tempo perché poco entusiasta del puzzle santelliano.

Il risultato finale? Non cambia

Il risultato finale non cambia, ed è questo: la Calabria si ritrova a gestire l'emergenza e tutto ciò che comporta con un “governino” che può annoverare solo due assessori, finora mai visti in regione e con esperienze amministrative scarse, se non addirittura nulle.

C'è anche chi, come il sindaco di Palmi, Giuseppe Ranuccio, invita Santelli a mettere da parte il manuale Cencelli e a nominare al più presto i nuovi referenti regionali «per affrontare fermamente i tanti problemi della Calabria».

Ma di certo le successive e inevitabili crepe interne alla maggioranza non aiuterebbero la legislatura a iniziare nel migliore dei modi. La governatrice si trova così stretta tra fuochi diversi.
Tant'è che l'iniziale volontà di completare la giunta prima dell'insediamento del Consiglio si è via via trasformata in una «speranza», che diventa più flebile man mano che passano i giorni.

Il capitano Ultimo precisa

Intanto, proprio il capitano Ultimo – in un'intervista a Famiglia Cristiana – manda già i primi avvertimenti a chi potrebbe tentare di strumentalizzare la sua nomina: «L'obiettivo è combattere la 'ndrangheta e il voto di scambio: se qualcuno non vorrà fare questa battaglia, me ne andrò».

bellantoni@lactv.it

Pietro Bellantoni
Giornalista

Sono un figlio degli anni 80. Faccio il giornalista ormai da un po' (professionista dal 2009). Dopo aver frequentato la Scuola di giornalismo dell'Università Iulm di Milano, ho scritto per L...

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