Ci risiamo: in Calabria è sempre il solito Pd. Prime ombre sulla vittoria scontata di Zingaretti

Si profila un successo schiacciante del presidente del Lazio nella nostra regione, ma già sono pronti i ricorsi. Molte consultazioni di circolo sarebbero state fatte a tavolino. La vittoria del fratello del commissario Montalbano accrediterebbe la forza politica del presidente Oliverio nella nuova segreteria nazionale   

di Enrico De Girolamo
giovedì 24 gennaio 2019
23:14
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Un tempo si chiamava “unità”, oggi somiglia più all’ultima spiaggia. E nel Pd Calabria, quando si tratta di approdare su lidi sicuri, ci sono grandi navigatori che trovano subito la rotta.

In questo caso, la stella polare è Nicola Zingaretti, il governatore del Lazio e quasi certamente prossimo segretario nazionale del partito, così poco “quasi” e così molto “certamente” che viene da chiedersi a che serva tutta sta manfrina delle primarie e delle convenzioni, che sono una sorta di primarie nelle primarie. In teoria, attraverso le convenzioni, i diversi candidati alla segreteria presentano le proprie mozioni (diciamo così, il programma che intendono attuare se scelti alla guida del partito) sui territori e raccolgono i voti degli iscritti.
In Calabria questa giostra gira vorticosamente da alcuni giorni e si fermerà domenica, quando tutte le convenzioni dovrebbero terminare. I risultati parziali, però, già consegnano uno spaccato che lascia pochi dubbi sulla direzione del Pd calabrese, che ovviamente è quella verso la quale soffia il vento. E così, secondo i dati raccolti dagli uffici romani del partito, Zingaretti risulta già al 73,6% dei consensi, seguito dall’ex segretario Maurizio Martina, che raccoglie (per ora) soltanto il 18,5%. Lontanissimi tutti gli altri: Giachetti (3,5%), Saladino (3%) Boccia (1,1%), e Corallo (0,3%). Insomma, il Pd calabrese conferma la totale assenza di confronto e di dialettica al suo interno, nonché una spiccatissima capacità di saltare sul carro del vincitore. Accadde anche con Renzi, odiatissimo da queste parti dai suoi stessi compagni di partito, almeno finché non palesò la sua forza politica e mise le mani sul Nazzareno. A quel punto il numero di renziani della seconda, terza e quarta ora crebbe in maniera esponenziale. Non trovavi più un bersaniano a pagarlo oro.

 

Ora sono tutti con Zingaretti. Anzi, sono tutti con Oliverio, che di Zingaretti è il maggiore sponsor sulla base di accordi più o meno palesi che prevedono la fine veloce del commissariamento del partito e la conferma della ricandidatura del Governatore. Ma il fratello di Montalbano prima di “pagare” vuole vedere il cammello. Una gobba del quadrupede si è già mostrata a San Giovanni in Fiore, dove la mozione di Zingaretti ha fatto registrare ben 500 voti a favore, un numero stratosferico, pari al 10% dei consensi complessivi espressi sinora in tutta la Calabria dalle convenzioni. Una gobba dell’intero cammello, appunto.

 

Tutto sommato non ci sarebbe nulla da obiettare: sono questioni che riguardano gli iscritti e se vogliono tributare un plebiscito a Zingaretti sono liberi di farlo. Ciò che non torna è il modo in cui questo consenso viene raccolto. Da più parti giungono segnalazioni di gravi irregolarità che ricalcherebbero il metodo dei tesseramenti farlocchi che negli ultimi anni hanno impedito al Pd di essere davvero un partito democratico, di nome e di fatto. In particolare, anche in questa occasione, molte convenzioni si sarebbero svolte a tavolino, cioè senza una vera e propria partecipazione degli iscritti affinché si confrontassero sulle diverse mozioni dei candidati alla segreteria nazionale, ma stabilendo con un tratto di penna, magari via Whatsapp, le percentuali da attribuire a ognuno sulla base dei rapporti di forza nei singoli territori.

 

Ad esempio, se fai parte della minoranza (ancora ipotetica) e sei simpatico al segretario di turno, quando chiami per avere delucidazioni magari ti senti rispondere: «Ti va bene il 5%?».
Che le cose stiano andando così ne è convinta Alessia Bausone, rappresentante per la Calabria della mozione Boccia, che da giorni cerca di partecipare invano alle convenzioni, ma viene puntualmente rimbalzata con scuse più o meno fantasiose, perché la sua presenza fisica scoprirebbe molti altarini.

«Ancora non posso entrare nel merito - dice -, ma evidenzio come la commissione regionale di garanzia non si sia ancora riunita, nonostante le sollecitazioni al commissario Graziano. Le anagrafi certificate degli iscritti, se presenti, potranno chiarire ogni dubbio. Ad oggi, direi che ce n'è più di uno. Il caso della federazione crotonese, in particolare, è emblematico, ma anche su Cosenza ci sono numeri da realtà virtuale».

 

Più prudenti, ma non meno acuminate le osservazioni di Maria Saladino, outsider calabrese che ha deciso di candidarsi alla segreteria nazionale. «Sono scesa in campo chiedendo un congresso vero, ma finora non l’ho visto - dice -. I metodi purtroppo sono sempre gli stessi. Sto girando l’Italia cercando di partecipare alle convenzioni più problematiche, ma non posso essere ovunque».

Intanto già sono pronti ricorsi che rischiano di gettare una nuova ombra sul Pd calabrese, che oggi ha visto il debutto del commissario mandato da Roma, il consigliere regionale della Campania, Stefano Graziano.
Insomma, Zingaretti avrà pure quasi vinto, ma di sicuro non finisce qua.


Enrico De Girolamo

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