«Sei ridicolo!»: lite Oliverio-Gallo su preferenza di genere e nuovo clamoroso rinvio

VIDEO | Sospesa la seduta mentre era in corso il dibattito sulla modifica della legge elettorale regionale. Il Consiglio esposto alla conta dalla forzatura di Irto. E il governatore si ritrova in frantumi

di Riccardo Tripepi
11 marzo 2019
19:31
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La figura dei dilettanti è servita. Dopo la forzatura sulla doppia preferenza di genere voluta dal presidente del Consiglio Nicola Irto, dal governatore Mario Oliverio e dal capogruppo del Pd Sebi Romeo che hanno deciso di portare la legge in Aula senza avere i numeri, lo scontro è arrivato alla fine del dibattito. Con Gianluca Gallo che ha attaccato il governatore accusandolo di fare solo spot elettorali e di strumentalizzare le donne. Oliverio ha perso la pazienza: «Sei ridicolo», con inevitabile risposta di Gallo: «Lei è ridicolo. Si dimetta!». Inevitabile la sospensione dei lavori in Aula.

Degna conclusione per un dibattito iniziato male e finito peggio. Dopo aver licenziato la norma che integra le aziende ospedaliere di Catanzaro, il Consiglio è arrivato al suo nodo: la doppia preferenza di genere. Una legge sulla quale la maggioranza si è incartata da lungo tempo volendola a parole e rinviandola nei fatti. Senza mai dire una parola di chiarezza. Assediato da associazioni e cittadini il presidente Nicola Irto, di concerto con il capogruppo del Pd Sebi Romeo, ha forzato la mano e ha voluto che si arrivasse comunque in Aula nonostante le spaccature in Conferenza dei capigruppo. E così, con i rappresentanti delle associazioni che si sono battute per la legge tra il pubblico, e le tensioni spaventose tra i consiglieri, è cominciato un dibattito davvero surreale.


Ad introdurlo è stato il presidente della I Commissione “Affari Istituzionali” Franco Sergio che ha difeso l’operato dell’organismo. «Non è vero che la legge sia in Commissione da oltre un anno, ma solo da qualche mese». Sergio si è poi soffermato sui 4 articoli che compongono il testo normativo per lasciare la palla al Consiglio.


Il primo intervento, ovviamente, è stato della proponente Flora Sculco. «Non posso nascondere l’emozione per l’arrivo del provvedimento in Aula dopo una lunga via crucis. Questo lungo percorso, ben 4 anni, è stato pieno di ostacoli e resistente che voglio credere che oggi siano almeno superate».


Il fuoco di fila sulla legge è cominciato con Orlandino Greco che ha specificato di non parlare da capogruppo «perché il sistema delle regole attiene alle singole sensibilità. Intervengo come singolo consigliere e voglio ribadire che non è in discussione la partecipazione delle donne alla politica, ma le regole. Voto contro in maniera chiara e non voglio nessun tipo di rinvio, anche perché presenta profili di incostituzionalità. In ogni caso credo che uomini e donne debbano avere le stesse possibilità».


Arturo Bova, invece, ha annunciato il voto favorevole ma mettendo in guardia rivolgendosi al presidente Irto: «Evitiamo di farci travolgere dalle polemiche: non vorrei perdere solo tempo ad esprimere il mio voto favorevole».


Fausto Orsomarso nel sottolineare «il clima surreale in cui si sta discutendo di questa legge» ha proposto degli emendamenti «per ridurre la quota e non “costringere” le donne a candidarsi».
Mimmo Bevacqua, protagonista nei giorni precedenti al Consiglio ad uno scontro con il presidente Irto, ha espresso tutte le proprie perplessità e le proprie amarezze. «Non mi sono scontrato con Irto – ha voluto precisare il consigliere - ma ho manifestato le mie critiche al mio capogruppo per discutere non solo della parità di genere, ma la legge elettorale nel suo complesso. Ci sono poi altre proposte di altri consiglieri che si potrebbero esaminare insieme. Senza forzature».


Vincenzo Pasqua con facilità ha messo il dito nelle piaghe del centrosinistra: «Arriva dai banchi della maggioranza un grido di un maggiore approfondimento. A nome del tutto il centrodestra chiedo che si faccia un esame complessivo di tutte le istanze fin qui arrivate. Impegno solenne per approvare questa legge in brevissimo tempo, ma dopo avere esaminato tutte le proposte».
Giuseppe Giudiceandrea, invece, ha chiesto di non perdere ulteriore tempo per «esaminare provvedimenti presentati pochi giorni prima del Consiglio solo per evitare l’approvazione di una legge che evidentemente non gradiscono».


Mimmo Tallini si è richiamato alle parole di Mario Oliverio: «Il presidente ha detto che serve una riforma bipartisan. Mi pare che ci siano almeno due posizioni in Consiglio. Non ci sono dubbi che tutto il Consiglio è per la preferenza di genere, ma va approfondita per arrivare ad un’approvazione all’unanimità. Non cedete ai ricatti!».


Nuovamente è il governatore Mario Oliverio ad intervenire. «Nella Conferenza che ha preceduto i lavori del Consiglio ci siamo vincolati a discutere la legge e a non abbandonare l’Aula. Sfido chiunque a dire diversamente». Il governatore ha poi elogiato la legge Sculco che introduce il criterio del 60% come limite massimo per un solo genere nelle liste e la facoltà, non l’obbligo, per l’elettore di esercitare la doppia preferenza. «Si può votare il singolo candidato, o uomo o donna, e poi la facoltà di esprimerne due che non potranno essere dello stesso genere. Per questo mi auguro che ci sia convergenza su questa legge e non si esponga il Consiglio ad un ennesimo rinvio».


Il capogruppo del Pd Sebi Romeo, subito dopo il governatore, ha ribadito: «I documenti dimostrano che la proposta è arrivata in Consiglio il 4 agosto 2015. La forzatura forse sarebbe non approvarla dopo tutto questo tempo. E’ inutile che l’opposizione chieda altri rinvii».


L’intervento democrat anima ancora di più il dibattito con Baldo Esposito che chiede a Romeo: «Ma se la sta prendendo con la minoranza o con il suo compagno di partito Bevacqua?».


Durissimo Gianluca Gallo: «La maggioranza che sa di non avere i numeri provoca la minoranza… Non dite la verità anche sui ritardi. Se la norma è arrivata nel 2015 e non è stata discussa è colpa del centrodestra? Mi pare evidente che c’è una strumentalizzazione delle donne per recuperare un minimo di consenso».


Infine il duro muso contro muro con il governatore sul quale la seduta è stata interrotta. Al termine della sospensione l’inevitabile conclusione affidata al capogruppo del Pd Sebi Romeo: l’ennesimo rinvio al 25 marzo.
«Voteremo insieme la doppia preferenza di genere tutti insieme, con il contributo del centrodestra, in una data certa che sarà fissata dal presidente del Consiglio regionale». Le conclusioni di Romeo approvate da Mimmo Tallini: «Faremo una proposta bipartisan».

 

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Riccardo Tripepi
Giornalista
Riccardo Tripepi, avvocato del foro di Reggio Calabria e giornalista pubblicista, collabora da oltre venti anni con periodici e quotidiani, locali e nazionali, occupandosi prevalentemente di politica regionale, cronaca sindacale e dei principali eventi calabresi. Dal 2007, da giornalista accreditato, racconta la cronaca istituzionale del Consiglio Regionale della Calabria e delle Commissioni Consiliari. Tra i principali organi di informazione con i quali ha collaborato: L’Altra Reggio, Nuovo Giangurgolo, Il Domani della Calabria, Calabria Ora, l’Ora della Calabria, l’Avvenire, il Garantista, Radio Studio Uno, Radio Touring e Sud Tv. Attualmente è editorialista politico presso “Cronache delle Calabrie”, quotidiano a diffusione regionale diretto da Paolo Guzzanti; collabora con Il Dubbio, quotidiano a diffusione nazionale diretto da Piero Sansonetti, il sito internet Zoomsud diretto da Aldo Varano, e il portale del Consiglio regionale della Calabria “Calabria on Web” diretto da Romano Pitaro. E’ direttore responsabile della rivista bimestrale “Medinbus” diffusa sulle linee nazionali dei pullman della ditta Federico.
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