Cambio di marcia netto del governatore calabrese che due anni fa tuonava contro questa legge: lui non si oppone e in cambio Palazzo Campanella approva le due società in house. E intanto Azione e FdI gongolano
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«Giusto ritirare la norma sul consigliere supplente. Non era una proposta di legge che mi appassionava molto. […] In Calabria ci sono ancora tante cose che non funzionano, quindi è utile dare prima una dimostrazione di far funzionare quello che non va».
Diceva questo, il 21 novembre del 2022, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto: eravamo nel pieno delle polemiche perché, in piene trattative per il rimpasto, alcuni consiglieri portarono in Consiglio Regionale una proposta che fece il giro dei giornali nazionali, il famoso “consigliere supplente”.
Il presidente Occhiuto era nel pieno di una complessa operazione politica di rimpasto della giunta tra elezioni alle europee e forze politiche che cercavano nuovo spazio: quello che proprio non serviva era l’attenzione di tutta la stampa nazionale sulle trattative politiche calabresi. Quindi, in cambio di un perfetto manuale Cencelli sulla ripartizione dei posti in Giunta, la proposta del consigliere supplente venne ritirata per essere presentata in tempi più clementi.
Eppure, due anni e spiccioli dopo, lo scenario cambia totalmente: la norma sul consigliere supplente approda nuovamente in Consiglio Regionale, nessuno chiede di ritirarla e viene approvata. Stavolta, però, il parere del presidente Occhiuto è totalmente diverso: quello che solo due anni fa era «una proposta di legge che non mi appassiona molto» è diventata, immediatamente, «un provvedimento fatto in maniera molto equilibrata». Infatti, a margine della tavola rotonda sulla cybersecurity all’Unical, il governatore ha difeso strenuamente la norma: «Questo istituto è previsto anche in altre regioni del Paese. Io, in questa legislatura, ho scelto di nominare in giunta un solo assessore interno. E però, se ne avessi avuto cinque o sei, il funzionamento delle commissioni consiliari sarebbe stato molto più complicato».
Anche perché, secondo una nota diffusa dal presidente Mancuso subito dopo l’approvazione, l’emendamento presentato supera le criticità mostrate nei mesi precedenti: ma il provvedimento approvato, nella forma e nella sostanza, è sostanzialmente identico a quello presentato due anni fa.
Il consigliere supplente in cambio delle due società in house?
Eppure, il testo della legge è esattamente identico a quello che solo due anni fa non andava bene. Ma cosa è cambiato? Basta guardare a quanto successo negli ultimi mesi in Consiglio Regionale per provare ad avanzare un’ipotesi.
Insieme al provvedimento sul consigliere supplente, è stata approvata l’istituzione di due nuove società in house: la ReDigit Spa per il digitale e l’Arec Agenzia per l’energia della Calabria. Due provvedimenti che, bisogna ricordarlo, non hanno avuto vita facile: per almeno 3 volte questi punti all’ordine del giorno sono stati portati in Consiglio Regionale e tutte le volte il numero legale, per un motivo diverso, è sempre mancato. Segnali chiari, nella dinamica complessa e arzigogolata di un Consiglio Regionale, tanto che le stesse opposizioni avevano ironizzato sul fatto che Occhiuto non avesse più una maggioranza nell’assise regionale proprio a causa dell’incapacità di chiudere questa pratica.
Anche perché, nella complessa pratica di distribuzione, se così vogliamo chiamarla, dei poteri e degli incarichi, queste due società in house hanno una destinazione chiara.
ReDigit Spa dovrebbe andare a Fratelli d’Italia, mentre l’Arec dovrebbe essere appannaggio di Azione, il partito di Calenda che è rappresentato in Consiglio Regionale da Giuseppe Graziano e Francesco De Nisi anche se ufficialmente non ha un suo gruppo consiliare (servirebbe un terzo esponente per avere il numero minimo). Proprio sulle aspirazioni di Azione, e sulla strisciante guerra fredda della Lega sempre più pressante negli ultimi mesi (mostrando un’abilità a sparire al momento delle votazioni veramente fuori dal comune) si è giocata questa complessa partita che si è risolta proprio ieri, quando è stato votato il provvedimento sul consigliere supplente, che tra le altre cose porta la firma tra gli altri proprio di De Nisi e Graziano.
Quindi, se Parigi valeva bene una messa, un consigliere supplente può non valere due nuove società in house? Probabilmente sì. Soprattutto, può valere il rischio di cambiare totalmente idea di fronte all’opinione pubblica ma si sa, in politica, la memoria spesso si accorcia in base alle necessità.