Le contestazioni a Minniti all’Unical? Schizofrenia sociale e politica

Una certa sinistra, radicale e salottiera, lo accusa di essere “fascista”, per la norme sulla sicurezza e per quelle sull’immigrazione. E poi, una certa destra populista, invece, lo accusa di essere comunista per essersi dichiarato favorevole allo Ius soli. Proteste schizofreniche. Proteste fuori luogo. Ipocrisie intellettuali.

di Pasquale Motta
martedì 20 giugno 2017
18:48
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La contestazione a Minniti all’Unical è di difficile comprensione, essa, a mia avviso, è frutto sostanzialmente di due fattori: la confusione ideologica di certi gruppuscoli politici dei centri sociali e il disagio di alcune categorie come quelle dei precari della scuola che ormai non distinguono più, verso chi e cosa, indirizzare la loro protesta. Marco Minniti era all’Unical per un seminario a porte chiuse sull’intelligence. La protesta del precario della scuola, seppur poteva esserere giusta nel merito, dunque, era assolutamente fuori luogo.


E’ inutile che ci giriamo intorno, un convegno accademico non è la sede per uno scontro politico o sindacale. Quello dell’Unical era un dibattito a porte chiuse tra esperti e operatori del settore sicurezza. Un argomento delicatissimo in questo tempo di terrorismo internazionale. La protesta sulla democrazia, dunque, non c’entrava un fico secco. E ciò, indipendentemente della giustezza o meno della protesta del professore di filosofia che l’attuata. Per non parlare della protesta dei centri sociali all’esterno dell’aula Magna, i quali, si collocano a sinistra del sistema e protestavano contro i provvedimenti attuati dal Ministro Minniti, definiti addirittura fascisti, sulla sicurezza e tutto ciò, mentre parallelamente, la destra populista, protestava contro Minniti per il decreto sul “Ius soli”, definendolo “comunista”. Una situazione che, definire paradossale, è certamente un eufemismo e che, invece, non fa altro che confermare lo stato di confusione politica nel quale questi gruppi si muovono.


In quest’epoca particolare nella quale attaccare i politici va maledettamente di moda, noi ci sentiamo di affermare, come già avevamo sottolineato nel passato, che il Ministro Marco Minniti, è l’uomo giusto al posto giusto. Non fosse altro per il fatto che finalmente decide e ci mette la faccia.


Ieri parlava di intelligence, una materia della quale è profondamente competente, per aver guidato e, in un certo senso, riformato, i nostri servizi di sicurezza, al punto che, oggi, nella lotta al terrorismo internazionale di matrice islamica, i nostri servizi vengono considerati tra i più efficienti al mondo. Sembrano materie lontane dal nostro vivere quotidiano, invece, sono tremendamente vicine alla nostra vita. A meno che, pensiamo che sia un caso se, ad oggi, il nostro paese, non sia stato colpito da atti di terrorismo del tipo di quelli che hanno colpito Parigi, Londra, Bruxelles, Nizza, Berlino e gli Stati Uniti d’America. No, non è un caso, se ciò non è successo, è perché i nostri sistemi di sicurezza hanno funzionato. Di questo successo, Marco Minniti, è uno degli uomini chiave dello Stato. Perché, dunque, in questo paese, dobbiamo contestare e demolire sempre tutto e tutti? Perché, in questo benedetto paese, dobbiamo a tutti i costi buttare l’acqua sporca con tutto il bambino?


Permettetemi di non essere d’accordo, dunque, con il disfattismo seriale di una certa politica, di una certa stampa e di una certa sinistra snob e annoiata, pronta sempre a indignarsi per tutto e contro tutti, ma assolutamente lontana anni luce dal sentire comune. Il decreto Minniti, finalmente, dopo anni di chiacchiere sul tema “sicurezza”, bestia nera soprattutto della sinistra, affronta delle questioni. E già questo non è poco in un paese dove la “chiacchiera” prevale sempre sui fatti. L’accusa: nel decreto sicuramente vi sono delle norme liberticide. Può essere. Anzi, è inevitabile in un provvedimento finalizzato alla sicurezza appunto.


Ma tuttavia non possiamo ignorare che il Ministro opera in contesto storico nel quale da ogni parte d’Europa assistiamo a stragi di massa continue e, l’inquietudine, la paura, rappresentano il migliore alleato del populismo più selvaggio e pericoloso.


La norma incriminata, da sinistra, è quella nota come “DASPO urbano” (dal nome di un analogo provvedimento indirizzato agli ultras del calcio) che permette ai sindaci di impedire l'accesso al territorio cittadino a chiunque abbia ricevuto una condanna per reati che colpiscono “la persona o il patrimonio”, o abbia commesso infrazioni di vario genere. Parliamo insomma di furti, aggressioni, spaccio di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, o fenomeni di abusivismo (vedi: vendita di merce contraffatta), ma anche di scritte sui muri, o occupazioni non autorizzate di spazi pubblici come ad esempio bivacchi e accattonaggio; tutte condotte nei confronti delle quali aumentano inoltre le sanzioni pecuniarie. Tuttavia, possiamo negare che, tante troppe volte, un manipolo di protestatari con la scusa di manifestare contro questo o quell’evento internazionale ha trasformato le città in veri e propri campi di battaglia morti e feriti sul campo? Sempre da sinistra è attaccata la norma relativa all’immigrazione che introduce una stretta su espulsioni, diritto d’asilo e centri di accoglienza.


La norma attaccata da destra, invece, è quella dello Ius soli, in discussione in questi giorni al Senato, una norma che da lustri infiamma il dibattito politico senza che se ne venga a capo. Il ministro Minniti, anche su questo ha assunto una posizione chiara e decisa: è favorevole allo Ius soli temperato. Lo ius soli “temperato” presente nella legge presentata al Senato prevede invece che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve aderire ad altri tre parametri: a)deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale; b)deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge; c) deve superare un test di conoscenza della lingua italiana. 

 

Le proteste a Minniti, dunque, affondano le loro motivazioni su queste determinazioni legislative. Una certa sinistra, radicale e salottiera, lo accusa di essere “fascista”, per la norme sulla sicurezza e per quelle sull’immigrazione, un’accusa alla quale è lo stesso Minniti a rispondere con una domanda che ci sentiamo assolutamente di condividere: “È di destra un decreto che, per la prima volta nella storia repubblicana, risponde a una legittima richiesta di sicurezza?”. E poi, una certa destra populista, invece, lo accusa di essere comunista per essersi dichiarato favorevole allo Ius soli. Proteste schizofreniche. Proteste fuori luogo. Ipocrisie intellettuali.


Dopo anni di stasi su certi argomenti per i veti contrapposi tra destra e sinistra, Minniti finalmente decide. Minniti compie fatti. Nella Patria dove regna l’indeterminazione, l’oblio amministrativo e politico, il bizantinismo più radicale, un politico che compie un fatto, va sostenuto e incoraggiato, per tutto questo, ci sentiamo di scomodare Plauto e sussurrare ai protestatari di professione, “factum est illud; fieri infectum non potest: (E' fatto, non può essere disfatto). E vivaddio ci sarebbe da dire.


Pasquale Motta

 

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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