Caso Tansi, Oliverio pensa più alla protezione dei burocrati che alla Protezione civile?

La burocrazia storica a Tansi ha reso la vita molto difficile alla guida del dipartimento. Il bizzarro ricercatore del Cnr ha fatto saltare rendite di posizione, nicchie di privilegi di burocrati e impiegati, protetti, alimentati e sostenuti da storici sistemi clientelari politici ed economici. Le dimissioni di qualche ora fa del responsabile Anticorruzione della Regione, Francesca Palumbo confermano che c’è una burocrazia che non intende essere controllata

di Pasquale Motta
lunedì 19 novembre 2018
20:26
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Il caso Carlo Tansi è scoppiato sul piano nazionale. Era prevedibile. In queste ore abbiamo avuto modo di esprimere il nostro pensiero sulla vicenda e abbiamo dato una valutazione squisitamente politica. La nostra posizione ha fatto storcere il naso a qualcuno, ce ne dispiace e, allo stesso tempo però, ce ne facciamo una ragione. Il nostro intento non era e non è quello di assurgere a difensori di Tansi. Tansi si difende da solo e lo fa benissimo. Il nostro obiettivo è raccontare i fatti e dare la nostra lettura della vicenda. A noi non interessano le disquisizioni sindacali e non ci interessa nemmeno entrare nel merito del carattere di Carlo Tansi.

 

Ci siamo posti semplicemente una domanda, una sola domanda, niente di più: la Prociv era meglio prima dell’arrivo di Tansi o dopo? A questa domanda rispondiamo senza ombra di dubbio: no, assolutamente no, la Prociv a guida Tansi è di gran lunga superiore a quella precedente. E’ stata migliorata e resa efficiente. E per una volta la Calabria si è presentata al resto del mondo mostrando il volto dignitoso di una istituzione. Chi conosce la Calabria sa bene che questa affermazione non è un’eresia, tutt’altro. Affermare il contrario per motivi politici, sindacali, amministrativi, non rende giustizia innanzitutto alla verità. Piuttosto, a voler essere cattivi, della vecchia protezione civile ricordiamo gli scandali legati ad alcuni appalti milionari.

 

D’altronde lo stesso Tansi ha svelato pubblicamente alcune anomalie anche l’altra sera da Massimo Giletti. Per carità non entriamo nel merito della decisione della commissione disciplinare che ha sanzionato il direttore generale della Prociv con 45 giorni di sospensione. E, tuttavia, non possiamo non sottolineare che la burocrazia storica a Tansi abbia reso la vita molto difficile alla guida del dipartimento. E’ altrettanto oggettivo che il bizzarro ricercatore del CNR abbia fatto saltare rendite di posizione, nicchie di privilegi di burocrati e impiegati, protetti, alimentati e sostenuti da storici sistemi clientelari politici ed economici. Vogliamo negare tutto ciò? Negarlo significa raccontare un’altra Regione Calabria.

 

Tansi ha rappresentato qualcosa di nuovo in questa Regione, rompendo gli equilibri di una borghesia burocratica inamovibile e impunita, una casta che Santro Pertini, compianto Presidente della Repubblica, non esitò a definire: (…) “la borghesia nostrana – la più gretta, egoistica e meschina di tutte le borghesie d'Europa, ostile a ogni rinnovamento sociale, aggrappata ai residui della feudalità” (…). Non se ne dispiaccia nessuno. Ma questa è la realtà. La sospensione dunque, seppur potrebbe rappresentare un atto amministrativo formalmente lecito, è indubbio che espone l’istituzione Regionale calabrese ad una pessima figura.

 

Una figuraccia che solo sul piano politico può essere aggiustata. E tuttavia, mentre tutto il Paese parla del caso Tansi, il primo inquilino della Cittadella Regionale, Mario Oliverio, tace. Un controsenso, considerato che, a nominare Carlo Tansi è stato proprio il governatore della Calabria. Intanto, sospensione o meno, il contratto del direttore della Protezione Civile è scaduto. Oliverio è atteso per domenica prossima da Giletti, ci auguriamo che in quella sede, magari con un coup de théâtre, riconfermi il mandato a Carlo Tansi. E tuttavia questa vicenda conferma che, al Presidente della regione, il governo della burocrazia regionale, è ormai sfuggito di mano. Dell’Oliverio che lanciava strali contro la burocrazia che blocca la Calabria, della rivoluzione delle dirigenze, non vi è più traccia da un pezzo.

 

Eppure nell’estate del 2016 Oliverio annunciava: “posso dire che il cinquanta per cento dei dirigenti non avrà più il posto che ha avuto fino ad oggi. Un’operazione del genere non era mai stata condotta“. Di quegli annunci sono rimasti solo le chiacchiere. E d’altronde, le dimissioni di qualche ora fa del responsabile Anticorruzione della Regione, Francesca Palumbo, nominata dopo una selezione interna, conferma il nostro ragionamento, in una lettera di irrevocabili dimissioni inviata al Presidente della Regione, infatti, la Palumbo, parla di “oggettive difficoltà nell'applicazione del piano regionale anticorruzione e gravi criticità nella rotazione del personale dirigente alla Regione Calabria” inoltre, sempre la Palumbo, ha sottolineato la “scarsa collaborazione garantita dai settori regionali nell'applicazione pedissequa delle norme anticorruzione”. Espressioni gravi, in una terra che delle azioni di iniziative anticorruzione ha fatto sempre carta straccia. Se questa vicenda non verrà aggiustata dal Governatore, ci sorge il sospetto che ormai ad “Oliverio stia più a cuore la “protezione” dei burocrati che quella Civile”.


Pasquale Motta

 

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”
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