La Calabria, rimborsopoli e la precarietà della politica

L'editoriale di Pasquale Motta

di Pasquale Motta
venerdì 26 giugno 2015
16:57
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INCHIESTA. L’inchiesta su rimborsopoli calabrese è un terremoto giudiziario e politico. Questo è certo. Altrettanto certo, è il risvolto mediatico che avrà su certa stampa, per la quale, un avviso di garanzia equivale ad una sentenza passata in giudicato. Altrettanto certo è il fatto che, questa inchiesta, ridarà fiato al tutto l’universo populista e antipolitico che attraversa tutto il Paese, ma statene certi però, il fatto che tutto ciò avvenga in Calabria, per molti opinion leader nazionali e regionali, rappresenterà un’aggravante a prescindere. Tra gli arrestati risulta esserci l’assessore Nino De Gaetano, il quale si è immediatamente dimesso, questa vicenda chiaramente, non ha nulla a che fare con le polemiche hanno riguardato la sua nomina, eppure, già in molti, non fanno differenza, e ciò, per colpire principalmente Mario Oliverio che, la scelta di De Gaetano aveva fatto e che, aveva sempre difeso con convinzione e determinazione. L’inchiesta che oggi è scoppiata in Calabria con la potenza di una bomba atomica, in realtà non rappresenta nulla di nuovo, se non per le dinamiche con le quali è stata attuata e per i provvedimenti emessi. Fermi, obblighi di dimora, sequestri. L’indagine “Rimborsopoli” è stata condotta in tutta Italia e ha riguardato tutte le regioni nessuna esclusa. In alcuni passaggi erano anche trapelate indiscrezioni curiose e pruriginose. Vibratori in Trentino Alto Adige e in Emilia Romagna, pecore in Sardegna, mutande verdi in Piemonte, tintura per calvi in Campania. Anche in Calabria erano emerse curiose indiscrezioni, acquisto con i fondi dei gruppi politici di biglietti per night, biglietti del gratta e vinci. Notizie che, coloro ai quali erano state contestate, avevano smentito, rendendo noto anche di aver chiarito il tutto durante gli interrogatori di Garanzia nel 2013. La vicenda comunque sia, è controversa sul piano giuridico, si tratta dell’uso dei fondi concessi ai gruppi consiliari politici, un uso regolamentato da una legge regionale, e bisognerà entrare nel merito, spesa per spesa, per comprendere se sono state fatte in violazione della legge o meno. Valutare la vicenda sulla base delle pillole derivanti da stralci delle carte processuali, induce a trarre conclusioni affrettate o peggio falsate. In queste pillole si parla di tutto: viaggi a Mosca e Los Angeles, detersivi, ristorazione e soggiorni di terzi, gratta e vinci, contravvenzioni al codice della strada, tarsu, utenza di abitazioni private, IPad e Iphone, computer, regali natalizi, materiale edile, santini elettorali, mensole e bulloneria. Valutare tutto questo, decontestualizzandole dalla finalità per le quali sono state fatte, non mi sembra né corretto né un buon servizio all’informazione. Per quanto ne sappia, la legge che regolava i contributi ai gruppi lasciava molto spazio alla discrezione della spesa. A questo si aggiunga che, in molte regioni d’Italia, i processi sono in corso di dibattimento e molte delle contestazioni si stanno ridimensionando. Le azioni della Magistratura, chiaramente si rispettano e, sia alla Magistratura inquirente che a quella Giudicante, bisognerà consentire che accertino la verità fino in fondo e in serenità. Tuttavia, almeno da una prima lettura parziale degli atti e, al netto dalle chicche pruriginose, i provvedimenti restrittivi, appaiono abnormi. Credo dunque, che l’epilogo di questa vicenda, almeno sul piano giudiziario sia tutta da verificare.
CONSEGUENZE POLITICHE. Altra cosa, sono i danni politici e d’immagine e le relative conseguenze, i quali, sono immediati. La vicenda si inserisce in una fase molto delicata per la Giunta Regionale sul piano politico, Oliverio proprio in questi giorni avrebbe dovuto completare la Giunta e ora si ritrova con la Giunta e il Presidente del Consiglio pesantemente coinvolti in una inchiesta che, tra l’altro, non riguarda provvedimenti assunti durante il suo governo Regionale. I rapporti tra Oliverio e il governo Renzi, sono controversi fin dall’esordio della sua esperienza amministrativa, difficile però che, Renzi, Del Rio e company possano utilizzare questa vicenda contro l’attuale Presidente della Regione, proprio il Presidente del consiglio, aveva nominato nel suo governo alcuni esponenti convolti nella stessa vicenda. Una di questi è Francesca Barracciu, coinvolta nella rimborsopoli sarda, una circostanza che, non ha impedito a Renzi, di nominarla sottosegretario ai Beni Culturali, stessa cosa dicasi per Umberto Del Basso De Caro, avvocato, coinvolto nella rimborsopoli campana e oggi sottosegretario ai LL.PP, il quale, anzi, con secca determinazione dichiarò pure che non doveva rendicontare niente in relazione a rimborsopoli: «La legge non me lo imponeva, quindi io oggi non presento nessuno scontrino. Sarò assolto». Per quanto Renzi utilizzi spesso il metro dei due pesi e due misure, su questa vicenda non potrà permettersi di censurare nessuno. Poca agibilità dunque, rimane ai fini della strumentalizzazione politica interna agli oppositori di Oliverio, infatti, se da un lato l’inchiesta colpisce alcuni uomini più vicini al Presidente della Regione come Nicola Adamo e Carlo Guccione, dall’altro lato non risparmia renziani come Demetrio Battaglia, minnitiano di ferro, lo stesso Presidente del Consiglio Regionale Antonio Scalzo e altri molto vicini al Presidente del consiglio. Difficile anche che, la vicenda possa giovare al centro-destra calabrese, se non fosse altro che, nell’inchiesta c’è dentro almeno quanto il centro sinistra e, ad altissimo livello, con uomini come Fedele.
PROSPETTIVE. E’ indubbio che sul piano politico, Mario Oliverio, si ritrovi all’angolo, ma il suo credito di credibilità morale è intatto. Per uscire dall’angolo, a mio avviso, dunque, deve rilanciare l’azione amministrativa e politica, azzerare tutto e nominare una Giunta del Presidente al di fuori del Consiglio regionale. Una scelta che dovrebbe seguire, ovviamente, anche il Consiglio Regionale e il suo Presidente. Comprendo che sia una scelta dolorosa e che mortifica il principio costituzionale della presunzione d’innocenza ma, a volte la politica, il senso di responsabilità collettivo, impongono scelte che, per certi aspetti, diventano inevitabili. Sono convinto che, difficilmente, per la stragrande maggioranza degli indagati l’inchiesta riuscirà a sopravvivere al vaglio del dibattimento processuale, ma i tempi della giustizia italiana sono lunghi, farraginosi, paludosi e, oggi, è difficile con questo quadro, reggere i tempi lunghi della giustizia e l’assalto, oltre che, lo sciacallaggio, di chi, fin dal giorno dopo delle elezioni, non aspettava altro che sbranarsi Oliverio e la sua Giunta politicamente e mediaticamente. Per svincolarsi dalla situazione di difficoltà, Oliverio, deve svincolarsi a questo punto, dal pantano delle estenuanti trattative con correnti, aree, organismi locali e nazionali, i quali, spingono, tramano, premono con l’obiettivo di conquistare posizioni nella composizione di un nuovo governo regionale. E evidente che, la mia, è una semplice opinione, tuttavia, penso che sia urgente che si facciano scelte, che si decida una linea politica. Ci si augura che, per il bene della Calabria, il Presidente rilanci con una rapida azione amministrativa e politica di altissimo livello, utilizzando il meglio delle risorse politiche, culturali e professionali di cui questa terra dispone. L’importante e che, tutto ciò, si faccia presto.


Pasquale Motta

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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