Lucano agnello sacrificale di destra e di sinistra, mentre l’inchiesta si rivela piena di falle

Il sindaco di Riace sotto il fuoco incrociato delle varie fazioni politiche. La vicenda smuove comunque la stampa indipendente, anche quella  tradizionalmente prona al verbo dei pm. Il Pd accusa Salvini ma dimentica che ispezioni e vicenda fiction sono partite quando al Governo c’erano Gentiloni e Minniti. Le parole del ministro dell'Interno, della destra e del M5S sono sbagliate. Riace è altro rispetto all’accoglienza che persegue il business

di Pasquale Motta
giovedì 4 ottobre 2018
09:24
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Riace, Mimmo Lucano
Riace, Mimmo Lucano

Tomasi di Lampedusa  diceva  «non importa se fai bene o male, il peccato che non ti viene perdonato è quello di fare qualcosa». Forse è stato questo il maggior peccato che si può imputare a Mimmo Lucano. Certo è che, l’arresto del Sindaco dell’accoglienza, uno certo scossone lo ha prodotto nelle acque stantie della deriva giudiziaria, dell’omologazione generale (vizio tutto italiano) alla propaganda degli attuali vincitori politici, della propensione naturale  delle masse a gridare “Barabba Barabba”, come ci insegnò qualcuno che morì sulla Croce (forse invano) oltre 2000 anni fa. Questo è un paese che in vita più volte ha cercato di distruggere i suoi Santi, i suoi  eroi, i suoi miti. Oggi tutti adorano Padre Pio, ma forse non fu lui che dovette subire l’accusa infamante di essere un puttaniere? E Giovanni Falcone? Non fu proprio lui ad essere accusato di essere un venduto del potere, infamato e osteggiato dal CSM e dalla politica e, oggi, strumentalizzato da suoi carnefici?  “Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori, o meglio: popolo di eroi, di santi, di poeti, di artisti, di navigatori, di colonizzatori, di trasmigratori”.

Come sostenne, Benito Mussolini  il 2 ottobre 1935 reagendo alla condanna dell’Italia, da parte delle Nazioni Unite, per l’aggressione all’Abissinia. Forse, lo stesso Mussolini,  se avesse avuto la possibilità di pronunciare quel discorso dopo l’aprile del 45, molto probabilmente,  avrebbe aggiunto, “Italiani popolo di ipocriti, smemorati e voltagabbana”, considerato la facilità con la quale, lo stesso popolo che lo osannava nelle piazze, qualche tempo prima anche quando varò le leggi sulla razza e annunciò l’entrata in guerra,  saltò sul carro dei vincitori e ne oltraggio’ il corpo a Piazzale Loreto. Propensione rimasta immutata fino ai nostri giorni.

 

Nella vicenda che ha coinvolto Mimmo Lucano, si incrociano per una serie di ragioni, propensione antropologica, ipocrisia, strumentalità politica e cronaca.

La vicenda giudiziaria

La Procura di Locri, diciamocelo senza ipocrisie,  aveva sparato grosso sul quartier generale del centro di accoglienza di Riace. Custodia cautelare in carcere, 14 arresti, una sfilza di reati pesantissimi, compreso l’associazione a delinquere. Uomini e mezzi non sono stati risparmiati, intercettazioni ambientali e telefoniche, insomma, un’indagine degna delle cosche di ‘ndrangheta più blasonate. Per fortuna, Lucano, il famoso “giudice a Berlino”, lo ha trovato a pochi metri dagli uffici della Procura di Locri, quello del  GIP, Domenico Di Croce, uno dei pochi che ancora  si legge gli atti (la mancata lettura delle carte, la piaga della malagiustizia italiana), e così, il Giudice Di Croce, smonta i due terzi delle tesi accusatorie e alla fine Mimmo Lucano finisce ai domiciliari, piuttosto che nella cella di un carcere. E non solo, il GIP, Di Croce,  in alcuni passaggi è assolutamente duro, rilevando la “vaghezza e genericità del capo d’imputazione”; “rileva errori procedurali,  congetture e inesattezze”, rigettando la quasi totalità delle accuse ipotizzate nei confronti dell’uomo simbolo dell’accoglienza. Sottolinea poi che, “gli inquirenti siano incorsi in un errore tanto grossolano da pregiudicare irrimediabilmente la validità dell’assunto accusatorio (per come da loro delineato)”. E ancora, il GIP parla di “marchiana inesattezza” e rileva che “gran parte  delle conclusioni cui giungono gli inquirenti appaiono  indimostrabili“. Insomma un pasticcio giudiziario, buono per il circo mediatico ma che difficilmente potrà reggere nel contesto di un equilibrato dibattimento. 

Stampa e giustizia

L’arresto di un “uomo buono” come da più parti viene definito, la “crocifissione di un giusto”, in qualche modo riesce a smuovere le acque non solo tra gli estimatori  del primo cittadino riacese e sostenitori  del suo modello di accoglienza. Uomini di cultura e di spettacolo come Fiorello, Saviano, Lerner e tanti altri, i quali, il modello Riace lo hanno conosciuto con i propri occhi prendono  subito posizione in sua difesa. Inaspettatamente si smuovono le acque stantie anche di quella stampa tradizionalmente prona al verbo dei PM. E prende posizione finanche quella stampa giustizialista o garantista a corrente alternata. Magari senza molta credibilità, certo, e tuttavia, utile ad una buona causa.  Per  la prima volta, dunque, la stampa indipendente, esercita le prerogative di quello che negli USA viene definito quarto potere e mette il naso nelle carte di questa inchiesta. Insomma indaga gli indagatori. Analizza le carte. E analizzando le carte del provvedimento, ci si rende conto subito che qualcosa non quadra.  La vicenda, per certi versi appare grottesca, drammatica e inquietante. Una storia che conferma la profezia di un autorevole professore di Diritto Penale, il quale al termine di una lezione magistrale sullo stato della giustizia in Italia dichiara: “in questo Paese siamo tutti in libertà provvisoria”. La storia di Lucano, nella sua drammaticità, produce dunque un fatto positivo:  smuove l’oblio del sistema giornalistico, politico e culturale di questa regione e di questo paese da sempre sordo al grido di allarme di quei giornalisti, politici e scrittori, i quali da tempo denunciano i rischi di una giustizia più sensibile ai riflettori mediatici che ai dettami del Diritto. Il tam tam mediatico si mette in moto, questa volta estremamente critico con un provvedimento giudiziario che viene considerato da più parti sproporzionato alla realtà dei fatti.

La situazione produce un certo disagio finanche nell’ordine giudiziario, al punto che, Magistratura Democratica, una delle correnti della Magistratura Italiana, decide di pubblicare sul proprio sito l’ordinanza integrale della vicenda Lucano. Il presidente di Magistratura Democratica, Riccardo De Vito, infatti, si sofferma soprattutto sulle decisioni del GIP, e afferma : “emerge che il giudice per le indagini preliminari ha escluso la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per le imputazioni più gravi”. Quasi una presa di distanza dalle iniziative della Procura di Locri.

Mimmo Lucano molto probabilmente sarà stato inadeguato a tenere la contabilità dei contributi dello Stato destinati all’accoglienza, oppure a stare dietro alle scartoffie prodotte dalle Prefetture. L’uomo è un sognatore idealista, un utopista, forse uno degli ultimi di questo paese. È anche probabile che intorno a lui, qualche furbastro, abbia cercato di approfittare della situazione, tutto probabile, tutto possibile. Una cosa è certa però: Lucano non è un ladro. Una circostanza che ha dovuto riconoscere lo stesso Procuratore della Repubblica che ne ha richiesto l’arresto,  in una delle tante interviste che sta rilasciando in queste ore.  Il primo cittadino di Riace è povero. Povero come gli immigrati di cui si occupa. Squattrinato da sempre.  L’ex moglie fa la donna delle pulizie. E, dunque, ci chiediamo:  c’era veramente bisogno di metterlo agli arresti? Forse, qualcuno nei palazzi di Giustizia, dovrebbe porsi la stessa domanda e porvi rimedio. Un uomo onesto, in una democrazia sana, non può essere privato della sua libertà. Le condotte censurate,  piuttosto che il profilo penale  ci sembra che investano il profilo contabile e amministrativo. Sarebbe saggio,  dunque, consentire  a Mimmo Lucano di difendersi da uomo libero.

La politica e le strumentalizzazioni

Una riflessione meritano le reazioni politiche sulla vicenda.  Mimmo Lucano era diventato un simbolo per le fazioni che si fronteggiano sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza. Per la sinistra un simbolo positivo, per la destra sovranista e populista, invece, un simbolo negativo. Strumentalizzato da una parte e dall’altra. È stata la strumentalizzazione che in qualche modo ha minato il “modello Riace”. È stata la strumentalizzazione che ha favorito questo triste epilogo. Al netto delle prese di posizione politiche sincere e, da sempre impegnate al fianco del primo cittadino di Riace. Altre, invece, risultano essere meno convincenti.

La sinistra

Molti esponenti della sinistra e, del PD in particolare,  in queste ore, si affannano a  puntare il dito su Salvini e sulle posizioni del governo giallo-verde. Posizioni che, onestamente, ci appaiono poco credibili. È appena il caso di ricordare che,  il tentativo di creare il deserto intorno al Sindaco di Riace e al suo modello di accoglienza, è iniziato molto prima dell’avvento di Matteo Salvini e Luigi Di Maio al governo del Paese. L’erogazione dei fondi si inceppa a Gennaio di quest’anno con il governo Gentiloni pienamente in carica. Le ispezioni prefettizie e le prime polemiche intorno al modello Riace sono partite in piena epoca di centrosinistra, quando  al Ministero degli Interni, alloggiava, un calabrese, un reggino un erede del PCI: Marco Minniti. La stessa vicenda relativa alla mancata messa in onda della fiction da parte della RAI, è avvenuta mentre i vertici di Viale Mazzini erano targati Centrosinistra. Forse il PD, invece di affannarsi a strumentalizzare la vicenda per utilizzarla contro il Governo, farebbe bene a fare una riflessione su quanto avvenuto negli ultimi due anni. Lo stesso Mimmo Lucano, lo ha dichiarato in più interviste, che il clima ostile a Riace si avverte da due anni, e sempre in queste ore, la circostanza viene confermata anche dal vice Sindaco di Riace, Giuseppe Gervasi.

E d’altronde, l’insofferenza di Lucano, verso l’ex Ministro dell’Interno, ormai è pubblica, grazie anche alle intercettazioni agli atti di questa inchiesta. Ricercare solo nelle posizioni della Lega, nella destra e nel governo, la responsabilità di quanto è successo, non solo è sbagliato ma fuorviante e poco credibile. Nelle posizioni che si fronteggiano sul problema immigrazione e dell’accoglienza, molto probabilmente la verità sta in mezzo. L’errore della sinistra, per esempio,  è stato quello di rifiutarsi di prendere atto per molto tempo che, un certo tipo di accoglienza, come quella che ha riempito indiscriminatamente le case di accoglienza gestite da cooperative e associazioni, a dir poco spregiudicate e infiltrate dalla ndrangheta, abbia creato seri problemi di sicurezza in vaste aree urbane del paese. La conseguenza di ciò, è sotto gli occhi di tutti:  delegittimazione e impopolarità di ogni politica di accoglienza solidale.  Corruzione, clientela  e speculazione nelle istituzioni dello Stato delegate a gestire l’emergenza e i progetti relativi,  in primis nelle Prefetture.

La destra

Questa analisi, ovviamente non assolve dalle sue responsabilità Matteo Salvini, gli esponenti della destra italiana e del M5S. Anzi, alcune dichiarazioni sulla vicenda Lucano sono assolutamente da considerarsi vergognose. A cominciare da quella del   ministro degli Interni, del sottosegretario grillino agli Interni,  del M5s Senato, quest’ultimi addirittura dichiarano: «Il governo del cambiamento ha dichiarato guerra al business dell'immigrazione!”. Inoltre, Salvini, la destra Italiana e il M5S, sbagliano  a strumentalizzare cinicamente per fini meramente elettorali, un fenomeno che riguarda la vita delle persone,  le quali fuggono da povertà, disperazione, guerre, e ciò, con l’obiettivo di cavalcare l’onda di impopolarità indiscutibile dell’immigrazione e dell’accoglienza, aggravata da una crisi economica che sta mettendo a dura prova la conservazione del valore della solidarietà in ampi strati sociali del nostro paese. E continua a sbagliare  Salvini e il M5S,  a non voler prendere atto, esclusivamente per motivi politici e ideologici, che Riace è altro, rispetto all’accoglienza senza regole che loro sostengono di combattere.  Riace è altro rispetto all’accoglienza che persegue il business.  

In conclusione,  il Sindaco di Riace sembra essere stato trasformato in una sorta di agnello sacrificale senza colpe. Alla Sinistra serve come alibi per demonizzare il cattivo Matteo Salvini. Per il leader della Lega rappresenta il simbolo da abbattere per dare un colpo mortale al buonismo della Sinistra. Una morsa micidiale dentro la quale, Riace, Mimmo Lucano, i migranti, le buone pratiche di accoglienza, rischiano di essere stritolate, e ciò nonostante rappresenti un modello sostanzialmente positivo.

Pasquale Motta

 

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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