I santi non piangono a Cortina, le lacrime celesti scorrono solo al Sud

I luoghi scelti dalle effigi sacre per mostrare i lucciconi si somigliano tutti tra di loro. A Pannaconi, nel Vibonese, l'ultimo evento in merito al quale le autorità ecclesiastiche sono molto caute 

di Monica La Torre
martedì 29 gennaio 2019
15:27
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Questa volta non è una statua della Madonna, a piangere lacrime di varia natura (sangue et similia). Nei giorni scorsi, ad aver palesato tutta la sua tristezza per l’andazzo delle umane vicende, versando quelle che sono sembrate agli astanti delle vere e proprie lacrime umane, è stata la statua di san Francesco di Paola nella chiesa di Pannaconi di Cessaniti. E se all’iniziale, poi sfumato scetticismo degli amministratori locali ha fatto seguito la cautela delle autorità ecclesiastiche, la chiusura della statua in sagrestia ed il silenzio del Parroco, l’entusiasmo popolare e l’ansia di divino stanno già addensando attenzione e riflettori sulla piccola frazione del vibonese.


I paesi del pianto

Quello che salta agli occhi, è come Pannaconi costituisca un vero e proprio standard: come cioè sia un sito perfettamente in linea con le altre location scelte dai nostri protettori celesti per sfogarsi un po'. Luoghi dove spettatori attenti, empatia e fede non mancano mai. E soprattutto, dove abbonda quella devozione popolare che fa gridare al miracolo, a dispetto della severa prudenza di Santa Romana Chiesa. A ben guardare, il ricorrere di caratteristiche costanti, le geometriche somiglianze riscontrate nei teatri di simili apparizioni, la predilezione, da parte delle sfere celesti, di province ed ambienti disagiati, qualche dubbio lo fa venire.


Le domande, si moltiplicano

Perché le statuine della Madre di Dio e dei Padri della Chiesa piangono solo ed esclusivamente nel Sud del Mondo? Perché il Mezzogiorno d’Italia è così animato, ed altri luoghi snobbati regolarmente dalle massime autorità celesti? Perché alla Benedetta tra le donne non piace manifestarsi in ambienti di lusso? Perché Padre Pio non è solito palesarsi, a severo monito, nella hall del Grand Hotel Savoia a Cortina d’Ampezzo? Al Quisisana, a Capri? Sulla Terrazza dell’Hilton, a Roma? A Cannes, per il festival del Cinema? a Los Angeles, per la notte degli oscar? O più semplicemente a San Donato, ai Parioli? E soprattutto, perché la Pietà di Michelangelo non piange mai?


Si piange nel sud del mondo

Si piange al Sud, nei paesi, di fronte ai semplici. Ed anche se il premio della giuria va sicuramente al Lazio, con Civitavecchia prima, e Trevignano Romano poi, il rosario delle apparizioni e delle lacrime si sgrana dalla Calabria alla Sicilia, dalla Campania al Molise. Meglio se in centri sotto i mille abitanti. Meglio se con residenti anziani. Meglio se poveri, poverissimi. Cito in ordine sparso, dal 1975 ad oggi. Sperone, Avellino; Siracusa, Sicilia; Montecorvino Rovella - frazione Macchia, Salerno; Giampilieri Marina, Messina; Pompei (ca va sans dire); Ispica, Ragusa. E nella sola Calabria, accenno alle principali: Maròpati (Reggio Calabria); Crosìa (Cosenza); Dasà (Vibo Valentia); Cinquefrondi e Caraffa del Bianco (Reggio Calabria). All’estero, le stesse dinamiche, con la mappa delle lacrime che in America Latina, tocca vertici inarrivabili. La Luce di Maria, sito di segnalazioni e apparizioni, tiene a sottolineare come, nella settimana a cavallo tra aprile e maggio 2018, ben 11 Madonnine abbiano lacrimato. Premio originalità, negli States, in Nuovo Messico, dove una statua della Vergine Maria ha "pianto" olio d'oliva.


E ce ne costa lacrime...

Tornando in Italia, se la Madonna piange, Padre Pio non ride: lacrime di sangue sono state versate dalla sua effige a Messina, a Strasatti (Trapani), Brancaleone (Reggio Calabria) Marsicotevere (Potenza); Zirra (Sassari); Castel di Iudica (Catania). Francesco di Paola, tanto per tornare al santo palesatosi a Pannaconi, ha già dato notizie di sé a Cosenza… Insomma: la mappa delle lacrimazioni celesti coincide più o meno con quella del reddito di cittadinanza. Che gli ultimi saranno i primi, Gesù Cristo ce lo ha promesso a chiare lettere. Solo che manca ancora un po' di tempo. Oggi, siamo ancora alla fase Franky Hi Energy. Quella che «gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili». Ad esserne convinti, i rappers nostrani. A dimostrarlo, la geografia delle lacrimazioni celesti. Nel frattempo, attendiamo fiduciosi che la Chiesa ufficiale faccia chiarezza, spazzando via superstizione e speculazione, ergendosi, lei sì, con ferma autorità, a difesa dei più semplici e fragili. San Gennaro, uno serio, un professionista, uno che di sangue e miracoli se ne intende, ci basta e ci avanza.

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Monica La Torre
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  
Lacnews24.it
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