Slot e lotterie sono le cavallette del risparmio. Tutti i numeri del fenomeno in Calabria

Sull’altare della dea bendata vengono immolati ogni anno cento miliardi di euro, di cui 2,6 nella nostra regione. Un giro d’affari enorme che vede a capotavola la ‘ndrangheta. Dalla storia del cosentino che nel 2011 vinse 50 milioni scommettendo un euro ma perse la serenità, alle migliaia di famiglie rovinate da una spesa media che è tra le più alte d’Italia

di Monica La Torre
lunedì 15 ottobre 2018
17:09
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La Fortuna è l’unica divinità sopravvissuta al Pantheon moderno. Cieca e Beffarda. Capricciosa e traditrice. Cinica e bara. Se prima le chiedevamo amore e potere, oggi cerchiamo soldi. E bruciamo montagne di denaro, con la complicità dello Stato. Azzardo casinò, slot machine, gratta e vinci, enalotto, superenalotto, scommesse. La sorte guarda, e si diverte. Illude, rovina, e aiuta solo gli audaci. Di ingenui, in Calabria, ne ha beffati parecchi. Su tutti, il cosentino che nel 2011 vinse ben 50 milioni. Una delle vincite più alte di sempre, un solo euro per un sei secco. Vita che cambia, testa che parte per la tangente, rovesci della sorte. Titoli a tutta pagina sui quotidiani nazionali. E il neo ricco, che inizia a "sciamprare" soldi neanche fosse il corredo della nubile. Macchine, spese folli, compresa la scalata ad una società di calcio. Siamo in una piccola città. La provincia, si sa: è curiosa. Qui, la fortuna sarà anche cieca: ma l’invidia ci vede benissimo. E la notizia di questa ricchezza nuova di pacca, da sotto gli occhi di tutti, giunge ben presto alle orecchie della Ndrangheta. L’ultimo posto al mondo dove doveva arrivare. La Santa ci mette poco a sentire odore di soldi e puzza di ingenuo. Minacce, intimidazioni, macchina bruciata. Il povero ricco prova a cambiare città: inutilmente. Le angherie continuano. La procura indaga, ma la vita è rovinata. La vincita si trasforma in incubo. E la fortuna mostra la sua doppia faccia.


Il dato nazionale

Una doppia faccia penosa anche per la nostra dignità di nazione. In Italia, sull’altare dell’azzardo, si sacrificano cifre sempre più alte. La raccolta dei giochi di Stato, la somma complessiva di quanto gli italiani puntano tra macchinette, scommesse, gratta e vinci, ha raggiunto i 95 miliardi nel 2016, e ha superato i 100 nel 2017: 2 milioni e 730 mila euro al giorno, 114 mila euro l’ora, 3 mila al secondo. Lo Stato ne beneficia per il 10%, e ne ricava una cifra pari al 2% del gettito erariale complessivo. In Italia, il gioco d’azzardo legale è raddoppiato dal 2008 a oggi, e continua a crescere: +7% nell’ultimo anno, una spesa complessiva nel 2016 di 95 miliardi di euro. (…) «Un business legale (nell’illegalità si stima che il gambling muova altri 100 miliardi di euro) che da un lato fornisce 10 miliardi di entrate allo Stato italiano e alimenta una filiera produttiva di 6mila aziende e 140mila addetti, ma dall’altro ha creato una quota di 300mila ludopatici (e almeno un altro milione di italiani è considerato a rischio di patologia) e innescato una spesa sanitaria che supera i 6 miliardi. Sono i numeri di un primato italiano a due facce: nel nostro Paese si concentra il 21% dei 420 miliardi di euro di volume d’affari mondiale dell’azzardo» (Ilaria Visentini, il Sole 24h, 23 gennaio 2017)

 

In Calabria è anche peggio

Per la Calabria, se possibile, il dato è ancora più preoccupante. Il gioco rappresenta una voce cruciale anche per il bilancio della ‘ndrangheta. Il fatturato annuo della “multinazionale” regionale, stimato da Demoskopica, nel 2012, in 52,6 miliardi, è pari al 3,4% del Pil italiano. La gestione del gioco d’azzardo contribuisce per 1,3 miliardi. E rappresenta uno dei settori più in crescita. (da: “L'impero della ‘ndrangheta", G. Perrone Editore, Dorina Bianchi e Raffaele Rio). Il convegno “Il business che non conosce crisi”, tenutosi a Lamezia Terme il 3 ottobre, promosso dall’onorevole Angela Napoli, ha evidenziato la gravità delle ludopatie e delle loro conseguenze anche nella nostra regione.


I numeri della dipendenza provincia per provincia

In Calabria, nel 2016 si è sviluppato un giro di affari di 2.6 miliardi di euro (2.635.550.860,86) pari ad una spesa di 3.273,06 (272 euro mese) a famiglia. A contribuire in modo determinante, le cavallette del risparmio: le slot. La sola città di Vibo, 33 mila abitanti, reddito pro capite 17 mila euro, ha contato nel 2016 giocate per 946 euro pro capite, 32 milioni di giocate complessive, e 372 apparecchi presenti tra videolottery e newslot (quelle cioè che accettano solo monete).
Singolare il dato di Tropea, con 1139 euro di giocate pro capite, 68 apparecchi presenti su un meno di 6mila abitanti, oltre 7 milioni di giocate complessive, ed un reddito pro capite che non raggiunge i 15 mila euro. Cosenza, 19 mila euro di reddito pro capite, conta 46 milioni di giocate complessive, 570 slot su 67mila abitanti, ed una media di 690 euro di giocate a persona. Reggio Calabria, 182mila abitanti, 122 milioni di euro giocati nel 2016, ha una media pro capite di 668 euro di giocate, a fronte di un reddito di 18 mila euro, e conta 1568 slot in città: una ogni 8, 6 abitanti. Crotone, 63 mila abitanti, reddito pro capite 16 mila euro, è fanalino di coda: 393 euro di giocate pro capite, 291 slot cittadine, (una ogni 4,6 abitanti), 25 milioni giocati complessivamente.


Segnali di contrasto

In questo scenario, la Regione Calabria ha approvato, il 17 aprile scorso, la proposta di legge "Interventi regionali per la prevenzione ed il contrasto della criminalità organizzata e per la promozione di una cultura della legalità e dell'economia responsabile”, dedicata anche al contrasto del gioco patologico.
Si insiste sulla formazione dei tabaccai e dei gestori e il personale delle sale; sulla facoltà per i Comuni di limitare l'apertura dei luoghi con giochi d’azzardo ad otto ore giornaliere, e non oltre le ore 22; sul distanziometro di 300 e 500 metri tra un luogo di gioco e un altro, a seconda del numero di abitanti del comune; sul logo "No Slot" per quanti si liberano o sono privi di slot machine; sul supporto amministrativo ai Comuni in caso di avvio di azioni legali collegate al gioco, il divieto di pubblicità, il mancato patrocinio a eventi che ospitano o pubblicizzano attività di gioco.

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Monica La Torre
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  
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