La serie anziani-giovani targata LaC prosegue con il ricordo di una donna che saputo lasciare il segno in tutti coloro che l’hanno conosciuta: originaria di Motta Santa Lucia, la compianta maestra Lina è stata esempio di forza, libertà e indipendenza
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"Memoria è il profumo di un passato che ci sfiora e ci tocca ancora, anche quando non ci siamo più". Questa citazione di Eugenio Montale, racchiude il valore della memoria di chi ha lasciato il mondo terreno, ma continua a vivere attraverso il ricordo degli insegnamenti che ha lasciato. È questo il caso di Lina Gigliotti (da molti conosciuta come "signora Lina" oppure "maestra Lina"), originaria di Motta Santa Lucia (CZ), che ci ha lasciati circa un anno fa, ma vive e vivrà per sempre nel ricordo di chi l'ha conosciuta e di chi, attraverso i suoi racconti, si è formato ed è cresciuto.
Per anni ha insegnato nelle scuole materne, ha visto nascere e crescere decine di generazioni. È stata la maestra di tutti e non solo a livello scolastico. I ricordi che ci legano a lei sono tanti, troppi per essere raccontati in una sola pagina di giornale.
Ho raggiunto le figlie Patrizia ed Ivana Bevacqua, insieme abbiamo ricordato alcuni grandi insegnamenti che, la Signora Lina, ha lasciato a chi ha avuto il piacere e l'onore di conoscerla.
Di lei mi ha sempre stupito il suo essere poliedrica: amante dei bambini, della natura, della poesia, dell'arte e della cultura.
La mattina, abbigliata come una contessa, si recava negli edifici scolastici della scuola materna di Motta Santa Lucia, dove ogni giorno regalava sorrisi, abbracci, momenti di affetto, a tutti "i suoi bambini": era così che amava definire i suoi alunni.
Il pomeriggio amava dedicarsi alle sue passioni, tra le più importanti: la natura, poi la musica e la poesia. Adorava cantare e scrivere poesie. Camminava per i boschi, accompagnata da decine di animali che lei allevava con cura e dedizione. Le sue piante, i suoi boschi, la sua natura, tutto ciò che lei amava incondizionatamente. Un amore che l'ha portata a voler restaurare, con i propri risparmi, un vecchio mulino del 1700. Un pezzo di storia importantissimo del nostro paese, che lei ha acquistato, ristrutturato e messo a disposizione di tutti. Con la sua capacità oratoria, guidava i giovani, e quanti fossero interessati, alla scoperta della storia che si celava dietro il mulino. Per anni così ha fatto, parlando con passione ed entusiasmo a tutti.
Lei amava raccontare e credo che questa, tra le innumerevoli altre, fosse la sua più grande dote. Qualche anno fa si era raccontata a dei giornalisti venuti dal Giappone in Calabria per realizzare alcuni approfondimenti culturali. Ne era venuto fuori uno straordinario documentario, di grande valore dottrinale e culturale.
Ma la Signora Lina è stata, in primo luogo, una donna simbolo di emancipazione femminile.
Nei giorni nostri, in cui si parla, tanto e spesso, di emancipazione femminile, è giusto ricordare chi ne è stata paladina; chi, tramite i propri gesti, ha cambiato alcune mentalità sbagliate, ma troppo spesso, purtroppo, radicate. La signora Lina ha sfidato tutto e tutti: mentalità, pregiudizi, malelingue di paese, guidata sempre dai suoi ideali di indipendenza ed emancipazione. È stata la prima donna, del foro di Lamezia Terme, a chiedere il divorzio, all'indomani della legge del 1975. E vi dirò di più, da grande donna indipendente, non ha chiesto neppure il mantenimento a colui che, da lì a poco, sarebbe diventato il suo ex marito. Lei voleva farcela da sola e da sola ce l'ha fatta, crescendo in totale autonomia i suoi tre figli (Ivana, Patrizia e Nicola).
Con le figlie Ivana e Patrizia, ricordiamo anche il suo ultimo grande, immenso regalo che ha fatto a tutti noi. Nell'estate di due anni fa, le avevo chiesto di intervenire durante una serata da me presentata. Il suo intervento ha incantato tutti i presenti, con la sua padronanza lessicale, con la sua forbita dialettica, è riuscita a catturare l'attenzione di tutti i presenti, regalandoci attimi di pura magia, nel racconto di un tempo che non c'è più... E quella frase: "stormi di rondini ricamavano il cielo", da lei pronunciata, è ciò che porterò per sempre con me. Mi ricorda la sua vena poetica, il suo essere un'attenta osservatrice della natura e delle meraviglie che ci circondano. Una frase che porta con sé tutta l'indipendenza culturale che si è costruita negli anni e che ha difeso in tutti i modi.
Sono certo che, una storia di vita, come quella della Signora Lina, possa interessare e guidare tutti noi: chi l'ha conosciuta e chi, purtroppo, non ha avuto questo piacere, ma attraverso questo racconto può avere scoperto. E chissà se guardando nel cielo ed osservando gli stormi di rondini, a qualcuno possa venire in mente questa storia della Signora Lina: la sua forza, la sua caparbietà, la sua voglia di libertà e di indipendenza... Un'emancipazione femminile che dovrebbe essere da monito per tante donne.
E come diceva Gabriel García Márquez: «Il ricordo dei defunti è la testimonianza di una vita che ha lasciato un segno indelebile nel mondo».