Crollo ponte Morandi, i periti: «Difetti esecutivi e scarsa manutenzione»

La perizia avrebbe individuato nei cavi «uno stato corrosivo di tipo generalizzato di lungo periodo, dovuto alla presenza di umidità di acqua e di elementi aggressivi come solfuri e cloruri». 71 le persone indagate 

di Redazione
2 agosto 2019
08:35
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«Difetti esecutivi» rispetto al progetto originario e degrado e corrosione di diverse parti dovuti alla «mancanza di interventi di manutenzione significativi». E’ quanto scrivono i tre periti del gip Angela Nutini che rispondono, con questa perizia, al secondo quesito del primo incidente probatorio per il crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018, portando con sé la vita di 43 persone. I periti hanno esaminato le condizioni di conservazione e manutenzione dei manufatti non crollati e delle parti precipitate, analizzando reperti, ed effettuando carotaggi e analisi sia sulle parti crollate che quelle rimaste in piedi. I trefoli di acciaio dentro i tiranti della pila 9 del ponte Morandi, quella crollata il 14 agosto 2018, avevano un grado elevato di corrosione. Per quanto riguarda il reperto 132 (l'ancoraggio dei tiranti sulle sommità delle antenne del lato Sud), considerata dalla procura la prova regina perché è il punto che si sarebbe staccato per primo, i periti hanno individuato nei trefoli «uno stato corrosivo di tipo generalizzato di lungo periodo, dovuto alla presenza di umidità di acqua e contemporanea presenza di elementi aggressivi come solfuri e cloruri».

La replica di Autostrade per l’Italia

In serata è arrivata la replica di Autostrade per l’Italia, che in una nota ha fatto sapere che «per quanto riguarda la situazione dello strallo della pila 9, la relazione dei periti riporta soltanto la classificazione degli stati di corrosione dei fili di acciaio componenti i trefoli, classificazione determinata in modo sommario e quindi utilizzabile soltanto ai soli fini descrittivi. Tale classificazione consente comunque di escludere che sia stato lo strallo la causa primaria del cedimento».

 

«Le percentuali di corrosione riportate nella tabella della perizia depositata oggi - proseguono da Autostrade - confermano in realtà che la capacità portante degli stralli era ampiamente garantita, come hanno dimostrato anche i risultati delle analisi compiute dal laboratorio Empa di Zurigo e dall'Univerità di Pisa. Quindi, l’eventuale presenza di una percentuale ridottissima di trefoli corrosi fino al 100% non può in alcun modo aver avuto effetti sulla tenuta complessiva del Ponte».

Prorogato lo stato di emergenza

Intanto il Consiglio dei Ministri, nella riunione di ieri sera, ha deliberato la proroga di un anno dello stato di emergenza per il crollo del Ponte Morandi e della nomina del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti a commissario delegato. «Siamo soddisfatti per la rapidità con cui il Governo ha accolto le nostre richieste, come ci avevano garantito nell'incontro a Palazzo Chigi di due giorni fa», ha dichiarato Toti. «Questo passaggio era fondamentale per proseguire il grande lavoro fatto fino ad oggi e dare al territorio tutte le risposte di cui ha bisogno, fino alla ricostruzione del nuovo ponte».  Sono state tutte abbattute le palazzine intorno al ponte. Manca solo il piano basso del civico 9 poi saranno tutte abbattute . In attesa della decisione sui detriti intanto prosegue l'attività dei demolitori che tra pochi giorni 'attaccheranno' l'ultima pila, la 2, quella più vicina alla collina di Coronata. A quel punto, la demolizione dell'ex viadotto Morandi potrà dirsi conclusa.

 

L'inchiesta vede indagate 71 persone, insieme alle due società Autostrade e Spea. I reati, a vario titolo, sono di omicidio colposo, omicidio stradale colposo, disastro colposo, attentato alla sicurezza del trasporti e falso

 

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