Caso Cucchi, Salvini: «Questo testimonia che la droga fa male». La sorella: «Lo querelo»

La donna pronta a denunciare il leader della Lega per le dichiarazioni fatte dopo la sentenza di condanna per i carabinieri ritenuti responsabili della morte del geometra romano

di Redazione
15 novembre 2019
11:33
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Matteo Salvini e Ilaria Cucchi
Matteo Salvini e Ilaria Cucchi

«Sono vicinissimo alla famiglia, la sorella l’ho invitata al Viminale. Se qualcuno ha usato violenza ha sbagliato e pagherà. Questo testimonia che la droga fa male, sempre e comunque. E io combatto la droga in ogni piazza». Risponde così Matteo Salvini ai microfoni commentando la sentenza di condanna per i carabinieri ritenuti responsabili della morte di Stefano Cucchi. E a chi gli chiede se si voglia scusare con la sorella del ragazzo per delle dichiarazioni passate in cui il leader del Carroccio ammetteva che fosse impensabile un pestaggio da parte dell’Arma, Salvini replica sostenendo di non avere nulla di cui scusarsi e risponde piccato: «Perché? Io ho ucciso qualcuno?». La donna aveva chiesto delle scuse. Ma l’ex ministro dell’Interno incalza: «Io ho invitato la sorella al Viminale. In Italia chi sbaglia paga. Punto. Però non posso chiedere scusa per eventuali errori altrui». Ancora, il leader leghista risponde al cronista che gli ricorda di aver affermato che a suo parere i carabinieri non si divertivano a pestare gente: «Se qualcuno l’ha fatto – risponde – ha sbagliato e pagherà».

«Stefano non è morto di droga, cosa c'entra?»

Ilaria Cucchi non ci sta ed è pronta a querelare Matteo Salvini dopo il commento sulla sentenza di condanna per i carabinieri ritenuti responsabili della morte del fratello. «Che c'entra la droga? Salvini perde sempre l'occasione per stare zitto», ribatte Ilaria in diretta a Circo Massimo, su Radio Capital. «Anch'io da madre sono contro la droga, ma Stefano non è morto di droga. Contro questo pregiudizio e contro questi personaggi ci siamo dovuti battere per anni. Tanti di questi personaggi sono stati chiamati a rispondere in un'aula di giustizia, e non escludo che il prossimo possa essere proprio Salvini».

 

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