Il messaggero dei boss: «Falcone? Un incidente. Messina Denaro mio premier»

Antonello Nicosia, componente dei Radicali e per anni impegnato nelle battaglie per i detenuti, fermato dalla Procura di Palermo insieme ad altri con l’accusa di associazione mafiosa e favoreggiamento

di Redazione
4 novembre 2019
11:03
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Un collaboratore parlamentare, Antonello Nicosia, membro del Comitato nazionale dei Radicali italiani per anni impegnato in battaglie per i diritti dei detenuti, è stato fermato insieme ad altre quattro persone, con l'accusa a vario titolo di associazione mafiosa e favoreggiamento. Arrestato anche il capomafia di Sciacca Accursio Dimino.

Tramite tra capimafia e i clan

Nicosia, secondo la Procura di Palermo, avrebbe fatto da tramite tra capimafia, alcuni dei quali al 41 bis, e i clan, portando all'esterno messaggi e ordini. L’assistente parlamentare - i magistrati hanno delegato accertamenti alla Camera per verificare se sia vero - avrebbe accompagnato la deputata Giuseppina Occhionero (ex “Liberi e Uguali” di recente passata a “Italia Viva”) in alcune ispezioni all’interno delle carceri siciliane: durante quelle visite, secondo gli inquirenti, i boss avrebbero affidato a  Nicosia dei messaggi da recapitare all’esterno. La deputata non è al momento indagata, ma sarà sentita dai pm di Palermo come testimone.

Nicosia, stando a quanto sostenuto dalla Procura, non si sarebbe limitato a fare da tramite tra i detenuti e le cosche, ma avrebbe gestito business in società con il boss di Sciacca Dimino, con cui si incontrava abitualmente, fatto affari coi clan americani e riciclato denaro sporco. Da alcune intercettazioni emergerebbero anche progetti di omicidi.

L'inchiesta, condotta da Ros e Gico, è coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Paolo Guido e dai pm Gery Ferrara e Francesca Dessì.

L’intercettazione

Antonello Nicosia, 48 anni, originario di Sciacca, non sapendo di essere intercettato, definiva il boss Matteo Messina Denaro «il nostro Primo ministro» e l’omicidio di Giovanni Falcone «un incidente di lavoro». Affermazione agghiacciante, quest’ultima, che il Nicosia avrebbe pronunciato mentre arrivava all'aeroporto di Palermo, dedicato ai magistrati uccisi nel 1992: «Bisogna cambiare nome a questo aeroporto, perché i nomi Falcone e Borsellino evocano la mafia. Perché dobbiamo sempre 'arriminare' (rimescolare ndr) la stessa merda? Ma poi sono vittime di che cosa? Di un incidente sul lavoro, no?», dice ridendo Nicosia al suo interlocutore. «Ma poi quello là (Falcone) non era manco magistrato quando è morto, non esercitava. Perché l'aeroporto non bisogna chiamarlo Luigi Pirandello? O Leonardo Sciascia? O Marco Polo?», concludeva ancora ridendo.

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