Ponte Stretto, Siclari: «Il ministro Boccia dice No? Non sa di cosa parla»

L’esponente forzista commenta le dichiarazioni del titolare del dicastero Affari regionali: «Finiamola con la storia “Prima il resto e poi l’opera”»

di Redazione
1 ottobre 2019
13:58
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Ponte sullo Stretto
Ponte sullo Stretto

«Quando il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia parla del Ponte sullo Stretto declassandolo a opera di secondaria importanza dimostra di non sapere di cosa parla o, peggio, boccia lo sviluppo del Sud». Con queste parole il senatore di FI Marco Siclari commenta le dichiarazioni del ministro per gli Affari regionali sulla questione infrastrutture al Sud e, più in particolare, sulla mega opera che unirebbe la Calabria e la Sicilia.
 

«Vorrei che fosse spiegato, dal ministro Boccia - dice Siclari - dove ha inserito nel Def (Documento economico finanziario) i fondi per realizzare le strade e le fognature che tanto decanta, considerando che ha già bocciato il Ponte. Finiamola con questa storia “prima il resto e poi il Ponte” perché in moltissime parti del Centro e del Nord hanno fatto prima le autostrade e poi le città, mentre da noi abbiamo le città senza le infrastrutture e questo ha portato lo spopolamento del Sud, con oltre 2 milioni di giovani che sono andati via ed una crisi che inginocchia le aziende de Sud. Boccia - prosegue Siclari - deve comprendere che basta iniziare un’opera come quella del Ponte, per creare quel necessario volano per la costruzione di strade, fognature e ferrovie che da decenni hanno promesso come alternativa al ponte e che, invece, non hanno mai fatto perché i fondi del ponte sono sempre stati dirottati altrove. Forse il ministro deve studiare di più l’economia e la crisi delle regioni del Sud degli ultimi 30 anni, che ci mostra come il Nord ha continuato a crescere a discapito di un Sud condannato a morte». 

Secondo l'esponente forzista «l’ultimo grande investimento al Sud è stato fatto nel 2001 dal Governo Berlusconi con la Salerno/Reggio Calabria che prevedeva anche il Ponte poi bloccato dal governo Monti. Fino ad allora lo Stato non ha investito nelle infrastrutture del Sud e non ha dato l’opportunità di sviluppare quell’enorme potenziale che porterebbe ricchezza e occupazione a tutto il Meridione. Adesso, per la crescita dell’intero Paese, la priorità assoluta deve essere data al Ponte sullo Stretto e all’alta velocità al Sud, che riguarda 7 milioni di cittadini siciliani e calabresi, oltre il 10% della popolazione italiana. Come ho già ribadito più volte, soltanto realizzando le infrastrutture e le grandi opere al Sud - conclude - il paese smetterà di camminare a due velocità, ed il Sud, impoverito dalle politiche assistenziali degli ultimi decenni, avrà finalmente giustizia e vivrà il suo riscatto morale, economico e occupazione che permetterà anche la ripresa economica di tutto il Paese».

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