A Lorica si scia sul rosso dei bilanci: buco nei conti della cabinovia

Il professore Unical Francesco Aiello traccia una stima economica della prima stagione sciistica che ha visto l’inaugurazione del nuovo impianto della Regione: solo 20mila accessi a fronte dei 60mila che servirebbero

di E. D. G.
12 novembre 2019
12:08
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L’impianto di Lorica nel giorno dell’inaugurazione
L’impianto di Lorica nel giorno dell’inaugurazione

Paradiso… a perdere. Perché tale è Lorica, un paradiso appunto, nel cuore della Sila. Da sempre competitor della più frequentata e conosciuta Camigliatello, la stazione sciistica di Lorica gode di un vantaggio geografico che le assicura la presenza per molti mesi l’anno di neve naturale abbondante. Un sogno per gli appassionati di sport invernali, che hanno atteso ben 7 anni l’inaugurazione - continuamente rimandata - del nuovo impianto di risalita, la cabinovia costata circa 16 milioni di euro che conduce in vetta a Monte Botte Donato.
Aperto in forte ritardo il 29 dicembre scorso, dopo un taglio del nastro simbolico effettuato 9 mesi prima, l’impianto (lo stesso al centro dell’inchiesta Lande desolate) ha affrontato la sua prima stagione sciistica, con risultati però estremamente deludenti dal punto di vista finanziario.
A fare i conti in tasca alla Regione - proprietaria e gestore della cabinovia attraverso Ferrovie della Calabria - è Francesco Aiello, professore ordinario di Politica economica dell’Università della Calabria, che ha analizzato i dati a disposizione. Non molti, a dire il vero, visto che al momento ancora non sono ufficiali i risultati economici della scorsa stagione. Ma abbastanza per tracciare una stima dei presunti incassi e delle relative perdite. In un articolo pubblicato su Open Calabria, Aiello arriva a una conclusione sconcertante: il buco oscillerebbe tra i 220mila e 400mila euro.

Pochi skipass: ne servirebbero 60mila a stagione

«Nel 2018 - spiega il docente universitario -, tra l’instabilità gestionale e l’assenza di un sistema integrato di attività private, gli accessi unici giornalieri sono stati - nel corso dell'intera stagione - meno di 20mila (19.368, per la precisione). Per rendere sostenibile la gestione degli impianti e per promuovere lo sviluppo dell’area, si deve fissare come obiettivo la vendita di 60mila accessi unici giornalieri per stagione».
Come precisa lo stesso Aiello, è utile ricordare che non si è sciato sempre, perché gli impianti sono rimasti chiusi 16 giorni a causa di forti raffiche di vento, inoltre si sono registrate anche 10 aperture in ritardo e chiusure anticipate sempre per motivi metereologici.

Opportunità sfruttata male

«Al netto di tutto ciò – continua - a Lorica si è potuto sciare 124 giorni nel corso della stagione passata, iniziata il 29 dicembre 2018 ed è durata fino al 1° maggio 2019. Si tratta di una stagione relativamente “lunga”, che sarebbe stata più lunga se a dicembre, nonostante le forti nevicate, non ci fossero stati lunghi periodi di chiusura per manutenzione degli impianti (si è iniziato tardi, perché la manutenzione è stata fatta quando era già nevicato)».
Proprio lo scarso utilizzo dell’impianto, determinato da una gestione a singhiozzo e dalla mancanza di un’adeguata campagna di marketing, è - secondo l’economista - la causa delle perdite registrate.
«In assenza di dati ufficiali sui ricavi e sui costi degli impianti di Lorica - spiega -, è difficile pervenire ad una valutazione puntuale sulla sostenibilità economico-finanziaria delle attività direttamente legate agli impianti di risalita. Tuttavia è possibile fare alcune stime sulla profittabilità della stagione sciistica 2018-2019. Assumendo che il prezzo medio per “accesso giornaliero” sia pari a 25 euro, i ricavi ammonterebbero a circa 484mila Euro (19368 accessi x 25 euro). Se il prezzo medio fosse pari a 30 euro per accesso, i ricavi totali aumenterebbero a 581mila euro. Dal lato dei costi, questi oscillano tra 8.000 e 10.000 euro al giorno. Pertanto, considerando solo i giorni di effettivo utilizzo degli impianti, l’attività nel 2018-2019 ha generato una perdita che oscilla tra 220mila e 400mila euro. Si tratta di un servizio che genera perdite, senza mercato e che non riceve l’attenzione da parte dei privati».
I motivi di questo presunto fallimento sono, come accennato, nella scarsa capacità di vendere il “prodotto Lorica”, oltre che in una gestione approssimativa.
«Per raggiungere buone prestazioni finanziarie determinate dal target di 60mila utenti - rimarca il docente -, si dovrebbe evitare di registrare mancati ricavi in presenza di elevato innevamento: è il caso verificatosi nel dicembre del 2018 quando gli impianti sono rimasti chiusi per manutenzione. Una buona pratica gestionale eviterebbe anche il ritardo dell’apertura della struttura per motivi legati all’indefinita governance degli impianti. Qui, la responsabilità è delle istituzioni locali (regionali e comunali)». Inoltre, «indipendentemente dalla presenza di innevamento naturale, la data di apertura della stagione 2019-2020 dovrebbe essere nota già da mesi, così come accade ovunque: difficile che gli operatori privati programmino le loro attività in assenza di alcuna informazione ufficiale sull’apertura della stagione. Il punto è, quindi, fare capire che la neve è l’opportunità di quel territorio».

Le soluzioni possibili

Infine, Aiello indica quelle che a suo parere sono le due soluzioni possibili: «Se si decide di mantenere la gestione pubblica degli impianti, i privati dovrebbero consorziasi per creare un sistema integrato di offerta di servizi e aggredire i mercati per attrarre nuovi clienti e generare profitti. La seconda soluzione è di privatizzare la gestione della struttura, assegnandola a consorziati operatori locali e ad investitori che hanno qualche interesse economico nell’area di riferimento. In tali circostanze, gli obiettivi sono condivisi tra chi gestisce gli impianti e chi opera nella filiera dell’offerta di servizi turistici. Tutti hanno lo stesso obiettivo, che è quello di vendere la “destinazione Lorica”».

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